Luca Bizzarri e Francesco Montanari in Il medico dei maiali. Foto di Andrea Calvano
Luca Bizzarri e Francesco Montanari in "Il medico dei maiali". Foto di Andrea Calvano

Bizzarri e Montanari: sold-out per “Il medico dei maiali”

Luca Bizzarri e Francesco Montanari in sold-out con “Il medico dei maiali”: duello psicologico tra ragione del medico e delirio del Re.

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Il Teatro Maria Caniglia di Sulmona (AQ) ha registrato il terzo tutto esaurito della Stagione di Prosa 2025/26, promossa da Meta APS in partenariato con il Comune di Sulmona, per lo spettacolo “Il medico dei maiali” di Davide Sacco con Luca Bizzarri e Francesco Montanari, andato in scena il 7 febbraio.

Lo spettacolo, con testo vincitore del Premio Nuove Sensibilità 2.0 nel 2022 e candidato al Premio Le Maschere del Teatro Italiano 2025 per Migliore autore di Novità Italiana, ha colpito profondamente il numerosissimo pubblico presente in sala, il quale ha tributato un lungo e sentito applauso a questa messinscena dalla scrittura tagliente e dai ritmi serrati; gli spettatori sono stati rapiti dalle ipnotiche interpretazioni di Luca Bizzarri, Francesco Montanari, David Sebasti, Mauro Marino e Luigi Cosimelli, attori di una storia dalla magistrale cucitura.

Il re d’Inghilterra muore all’improvviso durante l’inaugurazione di un albergo in Scozia. Fuori, il temporale impedisce al medico di palazzo di arrivare a constatare il decesso. Tale compito viene assegnato all’unico medico presente presso la struttura, ma il caso vuole che sia un veterinario, specializzato in maiali. Il veterinario capisce che il re non è morto d’infarto come i consiglieri vogliono far credere, ma sta al gioco.

Nel frattempo, arriva in albergo il principe ereditario, un giovane scialbo e, a suo stesso dire, stupido, vestito da nazista perché stava partecipando a una festa a tema durante il gay pride. Il principe chiede di rimanere solo con il medico. Deve preparare il suo primo discorso alla nazione e non sa dove mettere le mani. Il veterinario, attraverso una raffinata strategia, convince il principe che l’unico modo per passare alla storia è incolparsi pubblicamente dell’assassinio del re e, contestualmente, sciogliere la monarchia. Il principe, inizialmente contrariato, sembra però esaltarsi a quest’idea.

The king is dead - Saluti al pubblico. Foto di Andrea Calvano
The king is dead – Saluti al pubblico. Foto di Andrea Calvano

Subito dopo, il medico riesce a convincere anche uno dei due consiglieri che l’unico modo per salvare l’Inghilterra non è uccidere il re, ma uccidere il concetto stesso di monarchia.

Sembra che tutto proceda secondo i piani del veterinario, quando il principe ereditario rientra, pronto per il suo primo discorso da monarca. Ma il ragazzo sciocco e sprovveduto che era uscito dalla porta è cambiato, il potere ha iniziato a impossessarsi di lui. Il principe inizia a umiliare il medico, ribadendo la differenza tra chi regna e chi serve. Coinvolge in questo gioco al massacro anche i consiglieri e le guardie, fino a uccidere per sbaglio il povero veterinario.

Il tema centrale è la metamorfosi del Principe. Inizialmente presentato come “scialbo” e “stupido”, il ragazzo è una tabula rasa. Tuttavia, non appena entra in contatto con la possibilità del comando assoluto, avviene una trasformazione brutale. Il potere non corregge la sua stupidità, ma la rende pericolosa: il “ragazzo sciocco” diventa un carnefice. Questo suggerisce che il potere ha una forza gravitazionale propria che annulla l’innocenza e la sostituisce con la ferocia.

Il finale, in cui il Principe umilia il medico ribadendo la differenza tra chi regna e chi serve, evidenzia una visione pessimistica delle gerarchie. Nonostante il veterinario sia l’unico dotato di intelletto, strategia e verità (conosce la vera causa della morte del Re), la sua competenza è nulla di fronte allo status. L’essere umano “comune” rimane una pedina sacrificabile, un “medico dei maiali” che, agli occhi del potere, non è diverso dalle bestie di cui si occupa.

In sintesi, lo spettacolo sembra dirci che l’essere umano, quando messo di fronte al potere, tende a perdere la propria bussola morale, e che l’idealismo della ragione (rappresentato dal medico) è spesso troppo fragile per sopravvivere alla brutalità dell’ambizione e dell’ignoranza al comando.

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