È Laura Cravedi, presente ne “La buona stella”, la serie Rai che si concluderà il 27 Aprile su Rai 1, la nostra ospite di oggi.
Pronta a raccontarsi l’attrice Laura Cravedi, a parlarci del ruolo vissuto ne “La buona stella”, la serie Rai ad opera di Luca Brignone che si concluderà proprio oggi. Un ruolo importante quello vissuto, con un compagno che le ha regalato tanto, Filippo Scicchitano, e una vita meravigliosa da vivere…
Benvenuta sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Laura Cravedi. Sei nel cast della serie Rai “La buona stella”, per la regia di Luca Brignone, in onda questa sera con una terza e ultima puntata. Cosa dire sul progetto in sé e sui tuoi compagni di avventura?
«Questo progetto ha rappresentato una sfida meravigliosa perché mi è stato chiesto di interpretare una madre, un lavoro non da poco, cercando di rappresentare al meglio una ferma solitudine, qualcosa che non ho mai provato prima d’ora. Una ricerca importante, lunga e sottile, fatta anche di suggestioni, insieme al mio sensibile compagno, Filippo Scicchitano. Ha rappresentato un lavoro molto stimolante».

Una storia ancora da vivere ma, al momento, quali pareri hai potuto raccogliere da chi ti è intorno?
«Le persone a me care mi hanno riferito di quanta tensione abbiano avvertito, insieme alla forte adrenalina, e mi hanno regalato dei pareri molto belli, viste le storie rappresentate. Ogni spettatore, a suo modo, può o meno empatizzare con un personaggio, ritrovarsi in un dato ruolo».
Cosa ti porta a realizzare un personaggio, quale ispirazione ne consegue, di volta in volta?
«Il bello di questo mestiere consiste proprio nel cambiare vita, abitudini e luoghi, così come nel cambiare i propri riferimenti. Ricordo di aver vissuto, non molto tempo fa, un momento particolare, tra le montagne, ed è stata quella situazione così suggestiva a regalarmi il modo giusto per realizzare questo progetto. Traggo ispirazione anche dai miei colleghi, dai loro giochi che vengono proposti a livello interpretativo, dagli accenti della gente, da molto altro e penso di vivere una vita meravigliosa. Sento di volerlo dire…».
Chi è Laura e cosa ti regala questo percorso che hai scelto?
«Questa è una domanda da un milione! (Ride) È difficile dire chi sono e qualsiasi cosa possa dire, oggi, non renderebbe giustizia. Tutto ciò che vivo, anche in queste ore, sta di certo portandomi ad una crescita, a una definizione di ciò che sto vivendo, restando fedele alla mia arte, apportando una mia ‘piccola parte’ a questo mondo che, nel mio caso, si rifà alla mia interpretazione di tutto».
Quale ruolo vorresti poter ricoprire un domani?
«Un ruolo frammentato, una donna che ha vissuto un dolore, un qualcosa che sia stato ‘spezzato dalla vita’».
C’è stato “Doc – Nelle tue mani” nel tuo percorso, un grande inizio…
«Si, Doc ha rappresentato una grande palestra, un primo ruolo importante, e questo percorso proseguità e sarà affrontato con dei nuovi occhi, più attenti, aperti. La storia che vedrete si svilupperà molto bene e sarà un lavoro molto interessante e poi c’è il teatro, un ritorno che sto affrontando insieme a Pierpaolo Sepe. Per il futuro mi auguro più progetti possibili che possano regalarmi una certa profondità».
Quali sogni ancora da realizzare?
«Ci sono dei sogni che sono piccoli, semplici, come il poter vivere di più la mia famiglia, visto il mio essere spesso lontana. Non da meno, il sogno di poter diventare una grande interprete e di poter fare il più possibile arte con la mia interpretazione».
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