Simone Corrente: sono dove voglio essere

Simone Corrente, amatissimo nel ruolo di Luca Benvenuto in “Distretto di Polizia”, serie che è parte della storia della televisione italiana, è con La Gazzetta dello Spettacolo per raccontarsi.

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Affabile, sempre sorridente, e pronto a raccontarsi, Simone Corrente, oggi sia imprenditore che attore perché, dal suo canto, non ha mai smesso di dedicarsi alla recitazione, così come di inseguire i propri sogni…

Benvenuto sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Simone Corrente. Come stai?
«Sto bene, grazie! Sono a Flores, al momento, un luogo in cui ho vissuto anni fa e in cui, da ben undici anni, io e mia moglie abbiamo un ristorante. Al momento siamo, tra l’altro, in attesa di una bambina, un secondo figlio, una nuova gioia da affrontare».

Affrontiamo un excursus legato ai tuoi trascorsi artistici, in particolar modo a “Distretto di Polizia”, che ti ha regalato maggiore successo. Che ricordo porti con te di quel periodo?
«Un progetto ancora oggi molto seguito, da ciò che so. Non guardo la televisione da quando ho lasciato l’Italia, e sono tanti anni, ormai. Distretto ha rappresentato una crescita personale e, di pari passo, anche formativa, a livello lavorativo. Posso dire di essere davvero davvero cresciuto, lì dentro, di essere stato toccato dal successo, da qualcosa di molto importante».

Un’ondata di popolarità non da poco…
«Ricordo sempre che prima non c’erano i telefonini, il boom dei social e simili, quindi incontrare un qualsiasi attore che ti poteva piacere rappresentava un particolare evento, qualcosa di realmente inaspettato. I gossip, qualche piccola notizia, era il massimo che si potesse sapere su tutti noi. Si potrebbe dire che i veri influencer eravamo proprio noi. Oggi c’è, invece, meno sorpresa, meno curiosità, a riguardo…

C’era anche il bello di poter vivere una puntata senza saperne granché. L’inaspettato…
«Esattamente! Era una sorpresa anche per noi, che nel mentre giravamo. Erano altri tempi, in piena regola».

Una mancanza anche di valori, quella di oggi, specie nei giovani…
«Si! I social e tutto ciò su cui sono basati, rappresentano una droga, così come i loro like, fino a diventare una vera e propria competizione. Si è allargato il mercato, gli influencer sono ovunque, diventi famoso per nulla, la distrazione è tanta, così come la separazione».

Che ricordo porti con te del periodo di “Distretto di Polizia”, del tuo Luca Benvenuto, della crescita avvenuta lì dentro e della tematica trattata legata al tuo personaggio, appunto?
«Ho fatto ciò che era scritto, senza alcuna difesa, dal momento in cui per me ogni categoria è fine a sé stessa. Ho cercato di portare la sua omosessualità in un modo garbato, non marcato, anche se con il tempo quell’aspetto è andato a sfumare, le sceneggiature sono cambiate, fino a diventare il perno di quel Distretto… chissà come sarebbe andata se fosse stato ancora legato agli uomini, se sarebbe comunque diventato Commissario? Di certo c’è che mi sono adattato, da attore, a ciò che mi è stato richiesto, all’aumentare della paga, alla visibilità avuta…».

Tanto da dispiacerci non poco per la dipartita del tuo personaggio nell’undicesima stagione…
«La morte del personaggio ha coinciso con la morte della recitazione, per me. Nella decima stagione sentivo la necessità di staccare, umanamente parlando, di prendermi una pausa, anche se sarei andato avanti ancora per altri due anni, come da loro richiesta. Cambiarono poi idea, forse per questioni di budget, e andai via, così come andarono via altri due personaggi, la Morozzi e Ferreri, con me dall’inizio. Sentivo piangere i colleghi intorno a me, durante la scena in cui mi ritrovarono, e potrei dirti che nel frattempo sentivo che stavo lasciando quel lavoro. Una morte vera, qualcosa di intenso, di simbolico, anche perché non sapevo a cosa sarei andato incontro».

Nel tuo passato, prima ancora di Distretto, c’è stato anche “Un Medico in Famiglia”, nei panni di un giovane avvocato. Che ricordi porti con te di quel periodo?
«Si, ero giovane all’epoca e imparavo sul campo, non avendo mai studiato prima, come si faceva il lavoro da attore. Ricordo quel periodo con grande affetto. Era un progetto che già funzionava e entrare in corsa non fu facile. Mi portò ad apprendere velocemente perché i tempi erano veloci, si andava su più camere. Mi è servito per essere, poi, una macchina da guerra sul set di Distretto, specie negli ultimi anni, quando il budget fu ridotto, i cambi erano stressanti, le scene anche… ma eravamo bravi anche per quello. Eravamo nel ruolo, baciati dalla fortuna per la possibilità di poter condividere il set con dei bravissimi attori. Tutti volevano essere in quella serie, anche solo come protagonisti di puntata, ed era una gioia ritrovarseli davanti».

Nel 2023 il ritorno alla recitazione ne “Una mamma all’improvviso”, per la regia di Claudio Norza. Come prese forma il tutto?
«È stato un piacere poter ritrovare Claudio Norza che si occupò di quella ‘mia’ stagione di Un Medico in Famiglia e di una seconda unità di Distretto, per poi ritrovarlo davvero all’improvviso, in “Mamma all’improvviso”, qualcosa che colse anche Giulia Bevilacqua nella mia stessa maniera. Era un periodo di mancanze, quello, viste le chiusure legate al lockdown, a quei tre anni e mezzo di magra legati al mio settore, la ristorazione, per cui con mia moglie pensammo di tornare in Italia per portare a conoscere mio figlio alla famiglia, riaprendo anche una porta alla recitazione, dopo aver sentito il mio agente. È così scattata l’occasione di questo progetto, la possibilità di rivedere Giulia, cosa che faccio tutte le volte in cui mi è possibile tornare in Italia, perché ho sempre tenuto al fatto che lei conoscesse i miei attuali affetti. Per lei è stato un si, quel progetto, con un sorriso e lo stesso per me, a braccia larghe. Un vero e proprio regalo dal cielo. Ritrovarci sul set ha rappresentato una grande emozione, anche perché per me Giulia ha rappresentato un ponte, un collegamento con qualcosa, specie lavorativamente parlando, che avevo lasciato ‘in sospeso’».

Un’esperienza che, non posso negartelo, ha reso felici molte persone che non ti hanno affatto dimenticato…
«Grazie! (Sorride) Questa nuova occasione mi ha portato a ritrovare Giulia con grande serenità e stima. La porto da sempre nel cuore perché ho vissuto un periodo bellissimo con lei, un pezzo di strada non poco importante, e poi ho avuto modo di abbracciare nuovamente anche il ragazzo che ero….»

Ti è mancata, a tal proposito, la recitazione?
«Si, mi è mancata! Riviverla ha rappresentato qualcosa di molto divertente. Mi ha regalato una grande emozione…».

Tanto da lasciare ancora e comunque una porta aperta?
«Assolutamente! La vita ha talmente tante possibilità da regalare da non dover chiudere mai nessuna porta. Chi lo avrebbe immaginato di tornare su un set dopo dodici anni e per di più proprio con Giulia?! Ho realizzato tanto in questi anni e sono felice di ciò che lavorativamente ho, ma nulla mi vieta di poter recitare ancora, di vivere una nuova avventura, un nuovo pezzo di strada. La sfida che vivo, quotidianamente, è con me stesso, non nell’arrivare alla fama ma nel vivere il momento. Questo mi basta».

La possibilità di scegliere…
«Esattamente! Non ho bisogno di altro. Molti pensano che chi recita abbia una vita lussuosa, piena di soli successi ma non è così. C’è sempre l’attesa di un nuovo progetto, di giuste condizioni da accettare. Non è facile».

Possiamo anche affermare che, nel tuo piccolo, hai avuto la fortuna di vivere, nell’arco della tua carriera, un unico ruolo che ti ha regalato davvero tanto…
«Per fortuna, si! Forse sono stato fortunato nel trovarmi al momento giusto nel posto giusto ma sono stato anche bravo, diciamolo. Lo stress, tutto ciò che c’è dietro non viene visto, ma la vita di ogni singolo attore non è di certo facile. Motivo per cui, quando possibile, ne prendo ogni piccolo merito».

Chi è oggi Simone e quali soddisfazioni ti regala, tra l’altro, il ruolo più importante, quello di papà?
«Sono un padre che di giorno in giorno apprende come vivere in maniera intensa e totale ciò che ci è stato offerto. Voglio godermi, come possibile, al meglio questo percorso, le responsabilità che ho anche come titolare, apprendendo il più possibile anche dalla natura, senza spegnere mai questa sete di curiosità, di conoscenza…».

Quali valori trasmetterai ai tuoi figli?
«Spero solo che i miei figli siano integri, centrati, e che colgano ogni opportunità possibile, a contatto con qualsiasi tipo di persona e natura. Distaccarsi dalla natura, inevitabilmente, ti porta a distaccarti anche dal prossimo».

Che periodo stai vivendo?
«Siamo eccitati per via del fatto che sia in arrivo la bambina. Abbiamo meno preoccupazione, affronteremo un parto naturale ma, allo stesso tempo, siamo anche molto rilassati. Viviamo al naturale, nella natura, in una situazione che ci piace molto, senza padroni a cui rispondere, liberi di fare la qualsiasi. Sono, anzi, siamo dove vogliamo essere».

C’è ancora qualcosa da realizzare?
«Viaggiare con la mia famiglia, il più possibile. Se mi chiedi, invece, cosa non rifarei? Forse mi sarei risparmiato qualche sofferenza ma ormai non posso farci nulla. Quella sofferenza mi ha aiutato a prendere uno zaino sulle spalle, senza sapere una parola di inglese, per poi andare via. Una sofferenza che mi è servita. Non mi manca nulla. Se manca qualcosa è perché, forse, siamo distratti».

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