I figli sono tutti uguali: riflessioni post tributo a Claudio Villa

Claudio Villa

Maria Cuono e la sua “I figli sono tutti uguali”, dopo il tributo di “Domenica In” a Claudio Villa, che ha visto dimenticare Manuela.

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Esiste un principio che dovrebbe essere il pilastro di ogni narrazione pubblica, specialmente in televisione: il rispetto per la verità storica e per l’identità delle persone. Ieri, durante la celebrazione di Claudio Villa a Domenica In“, abbiamo assistito a un momento che ha riaperto una ferita profonda, non solo per i protagonisti, ma per chiunque creda che la memoria non possa essere selettiva.

Come giornalista che ha sempre messo il “cuore” e l’onestà intellettuale al centro della propria missione, sento il dovere di intervenire. Non si tratta solo di cronaca televisiva, ma di un diritto fondamentale: quello dei figli di essere riconosciuti e celebrati allo stesso modo.

Manuela Villa e suo fratello non sono “appendici” della storia del Reuccio, ma parte integrante della sua eredità umana e artistica. Sorvolare sulla loro esistenza in un contesto di celebrazione nazionale non è solo una svista, ma un paradosso che stride con la realtà dei fatti e con le battaglie legali e personali vinte con dignità nel corso degli anni.

Manuela Villa. Foto di Gianfranco Chirichilli
Manuela Villa. Foto di Gianfranco Chirichilli

Manuela stessa ha sollevato un punto fondamentale: i figli sono tutti uguali. Non esistono gerarchie quando si parla di affetto e di sangue, né prima né dopo un matrimonio. La Rai ha spesso reso omaggio a Claudio Villa, e Manuela stessa è stata protagonista di momenti indimenticabili in quegli studi; proprio per questo, il silenzio di ieri risulta ancora più difficile da comprendere.

Amare un artista immenso come Claudio Villa significa accoglierne l’intera storia. Non si può onorare il talento ignorando una parte della sua vita vivente. La verità non è un riflettore che si accende o si spegne a comando: è un patrimonio condiviso che il pubblico — la vera “voce di Dio” — conosce e custodisce.

È tempo che la TV superi i vecchi steccati e riconosca che la dignità di un figlio non può essere messa “punto e accapo”. La memoria, per essere davvero tale, deve essere inclusiva e giusta. Sempre.

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