Rausy Giangarè. Foto di Beniamino Finocchiaro
Rausy Giangarè. Foto di Beniamino Finocchiaro

Rausy Giangarè: la fortuna di essere attrice

Ritroviamo con piacere la giovane e brava attrice Rausy Giangarè, tra i protagonisti de “Il Colibrì”, ad opera della regista Francesca Archibugi. Un lavoro desiderato e, al contempo, inaspettato in cui Rausy ha dato il meglio a livello recitativo e a livello emozionale.

Un cast importante, quello a cui ha avuto modo di avvicendarsi, e un futuro roseo, ricco di nuove esperienze, per questa talentuosa attrice.

Ben ritrovata su La Gazzetta dello Spettacolo, Rausy Giangarè. Come stai?

Ciao! Che bello essere di nuovo qui! Sto bene, grazie. Vivo un periodo pieno di emozioni.

Abbiamo avuto il piacere di vederti ne “Il Colibrì”, recentemente, ad opera di Francesca Archibugi. Nella pellicola hai avuto modo di vestire i panni di Miraijin, nipote del personaggio interpretato da Pierfrancesco Favino. Parlaci di questa esperienza e di come ti sei preparata ad affrontare questo ruolo?

Si tratta del mio primo vero ruolo in un progetto cinematografico. Ho avuto questa immensa fortuna di lavorare con Francesca Archibugi e con Pierfrancesco Favino. Un cast, oserei dire, straordinario, a partire da Kasia Smutniak, Laura Morante, Nanni Moretti, Alessandro Tedeschi, Berenice Bejo e tanti altri ancora. La preparazione per Miraijin è avvenuta già dai primi provini. Avevo iniziato a leggere il romanzo di Sandro Veronesi per prepararmi al personaggio, che non sapevo essere così importante nella vita del protagonista Marco Carrera. Il secondo provino è stato fondamentale perché, insieme a Pierfrancesco e a Francesca Archibugi, siamo riusciti a dare vita al personaggio e a vederlo realmente dinanzi ai nostri occhi. Devo dire che quel giorno ho sentito di appartenere proprio a Miraijin. Per tale motivo devo ringraziare la direzione dell’Archibugi che, come dico spesso, prima di lavorare con l’attore, riesce ad entrare nell’anima della persona. È stata un’esperienza molto forte. Miraijin aveva una grande responsabilità nei confronti di suo nonno Marco e, di conseguenza, anch’io avevo la responsabilità e il dovere di trasmettere tutto ciò che era il personaggio, tutta la sua reale essenza.

Un cast davvero vario e ricco di attori di spicco, appunto, quello de “Il Colibrì”. Che ricordo porterai con te da questa esperienza e dei colleghi da cui hai avuto modo di essere affiancata?

Questo film mi ha catapultata nel mondo dei grandi del cinema e, si, di certo mi è stato insegnato tanto. Ho avuto nuovamente conferma che per arrivare a fare la cosa che per te può sembrare piccola o grande, devi lavorare tanto ed impiegare tutte le energie che possiedi. Sono grata, come sempre, alla vita per ogni piccola o grande cosa che raggiungo e delle straordinarie persone che incontro, proprio come è accaduto in questo caso.

Un vissuto artistico giovane, il tuo, ma a suo modo già intenso. Quali soddisfazioni ti sta regalando, attualmente, questo lavoro?

Questo lavoro mi sta dando tanto e devo dire che quello che mi arriva a livello interiore, nelle viscere, mi rende sempre più consapevole del fatto che la recitazione è l’unica strada che voglio seguire. Mi spiego, noi attori, purtroppo, viviamo momenti in cui non arriva il ruolo o il provino che vorremmo. Ma, al contempo, è talmente forte, talmente grande quel che provo quando interpreto un personaggio, che fare sacrifici e aspettare il momento giusto vale sempre la pena. Lavorare duro va bene, specie se ho anche la minima speranza di vivere delle esperienze come quelle che mi sono già capitate, anche solo per un giorno.

Avremo modo di rivederti presto nella seconda serie di “Buongiorno, Mamma” e di “Lea, un nuovo giorno”?

Si, e non vedo l’ora! Prossimamente mi vedrete ne “L’ultimo spettacolo” con la regia di Monica Vullo. Successivamente vi sarà “Buongiorno Mamma 2” e, il prossimo anno, inizieremo le riprese della seconda stagione di “Lea, Un nuovo Giorno”. Sono molto felice. 

Chi è Rausy Giangarè nel quotidiano, a telecamere spente?

Principale, nel mio quotidiano, è lo studio e la ricerca delle cose che non so del mio mestiere. Adesso, per esempio, ho iniziato un bellissimo laboratorio teatrale che mi appassiona. Svolgo anche un normale lavoro che mi permette di vivere quando non sono sul set. Rausy è una ragazza selvaggia alla quale piace immergersi nella natura e sporcarsi di terra. Appena posso scappo lontana dalla città per dedicarmi ai miei amati cavalli, con cui amo stare a stretto contatto. Una grandissima passione! Ho una cane da quasi dieci anni, Duma, che vive con me, un cavallo, Amos, e l’ultimo arrivato è Dylan, un ratto domestico. Nel tempo libero mi piace anche dipingere ed ho iniziato anche a fare Yoga. Trovo siano rilassanti per la mente, per i brutti pensieri. 

Cosa ti auguri di poter realizzare un domani Rausy Giangarè?

Sogno, principalmente, di poter avere una continuità in questo mestiere. Spero di potermi cimentare in ruoli sempre diversi, anche perché sono attratta da psicologie differenti. Un altro piccolo sogno, invece, si è già avverato: essere nella seconda stagione di Lea!

Autore: Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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