Anita Caprioli legge “La storia di Antigone” al Bellini

La storia con Anita Caprioli è firmata da Ali Smith. La scrittrice scozzese approccia alla tragedia di Sofocle offrendo una interpretazione ecologistica di grande interesse: per questo Alessandro Baricco l’ha scelta come una delle storie “da salvare” (Collana Save the Story, un’idea editoriale della Scuola Holden pubblicata dal Gruppo Repubblica L’Espresso).

“Favola in musica per cornacchie, cani selvatici, maledizioni, tiranni, sepolcri & fanciulle in fiore”, – questo il titolo del lavoro – si avvale della regia di Roberto Tarasco, per la produzione di Nidodiragno.
Anita offre un’intensa interpretazione che trova perfetto connubio nell’ interazione con le melodie del cantante e musicista  Didie Caria (semifinalista di X Factor edizione 2012-2013), così come si unisce efficacemente alle installazioni vibranti  e surreali dello scultore Giovanni Tamburelli e alla cura dell’abito realizzato dall’atelier di Fabiana Bassani.

“La storia di Antigone” è il resoconto di una cornacchia appollaiata su una delle 7 porte di Tebe. Dalla sua formidabile posizione il pennuto assiste al tentativo di Antigone di dare sepoltura al cadavere del fratello Polinice contro la volontà del nuovo re Creonte. Scoperta da una guardia, Antigone viene condannata ad essere tumulata in una grotta. A seguito delle profezie dell’indovino Tiresia e alle suppliche del 15 Anzianissimi Anziani della Polis, il Re decide infine di liberarla.

Troppo tardi: Antigone nel frattempo è morta. Questo porta al suicidio del figlio di Creonte Emone, promesso sposo di Antigone, ed al decesso della madre, moglie del re: “E morirono tutti felici e contenti”! Rimane la cornacchia, con la sua fresca nidiata di cornacchiotti satolli di cibo, a raccontare la storia dal principio.
Sono più importanti le leggi degli uomini o quelle di Dio? E queste ultime esistono, o sono anch’esse leggi di uomini ammantate di sacralità?  Può una donna contrapporsi al potere di un uomo? E se questi è un re?
Cosa è più giusto? Difendere i diritti del fratello o far rispettare la legge, anche se colpisce i familiari?

Suscitando questi interrogativi Antigone rimane, a distanza di millenni, una straordinaria storia di emancipazione. La vicenda di una donna che con il coraggio di una visone “altra” e “alta” rivendica il suo diritto a parlare e si ribella a una ristretta concezione del potere tutta maschile. E più in generale la storia di una contestazione, risoluta e avventata, contro la “tirannia” della legge.
Il testo ha debuttato al Teatro Olimpico di Vicenza nella 65ª rassegna di teatro classico diretta dal regista Lituano Eimuntas Nekrosius.

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