Sarà di scena a Roma l’attrice Maria Cristina Gionta con “Bellezza Orsini”. Ecco il racconto della sua esperienza al teatro.
Storie da raccontare, quelle di cui ci parla l’attrice Maria Cristina Gionta nel raccontarci del prossimo progetto teatrale, “Bellezza Orsini”, in scena dal 15 al 18 ottobre al Teatro Le Maschere di Roma…
Ben ritrovata sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Maria Cristina Gionta. Dal 15 al 18 ottobre sarai in scena al Teatro Le Maschere, a Roma, con “Bellezza Orsini”. Cosa dire su questa esperienza?
«È un’esperienza molto intensa, perché quando hai la fortuna di incontrare storie di donne così importanti e, allo stesso tempo così poco conosciute, senti la responsabilità di fare tutto il possibile perché quella storia ritorni a parlare, a vivere. Bellezza Orsini, figlia naturale di Pietro Angelo e serva degli Orsini, fu accusata di stregoneria, processata e torturata nella Rocca di Fiano Romano nel 1528. Era una donna colta, sapeva leggere e scrivere grazie alle sue frequentazioni con persone illustri. Dopo ripetute torture ci ha lasciato un quaderno scritto di suo pugno proprio durante quei giorni di carcere, oggi gelosamente conservato all’Archivio di Stato di Roma. Partendo da questi documenti, abbiamo cercato, nel nuovo allestimento, di dare voce a Bellezza raccontandone le paure, i desideri, le fragilità, ma anche la sua forza e la sua straordinaria modernità. Adriano Evangelisti, che firma la regia di questo nuovo lavoro, ha voluto sottolineare proprio questo aspetto: non ci poniamo tanto la domanda se Bellezza fosse davvero una strega oppure no. Non è questo il fulcro della storia. Quello che ci interessa è capire chi fosse davvero quella donna, quanto fosse libera, quanto fosse moderna e quanto, ancora oggi, la sua vicenda possa parlarci. La scelta inoltre di affidare ad Emiliano Ottaviani l’esecuzione dal vivo di musiche, suoni e rumori contribuisce a sottolineare e amplificare il tutto».
Come ti prepari, di volta in volta, ad affrontare i personaggi che porti in scena?
«La ‘preparazione’, se così vogliamo chiamarla, parte innanzitutto dal cercare davvero di ‘stare’ nel personaggio e non semplicemente di ‘farlo’. Cerco di cogliere in profondità le sue fragilità, i suoi punti di forza, i suoi obiettivi, e di capire cosa muove ogni singola scena e ogni sua azione. Nel caso di Bellezza Orsini, c’è stato anche un lungo lavoro di studio delle carte del processo e del suo quaderno, aiutata dal libro di Michele Di Sivo, “Bellezza Orsini. La costruzione di una strega”, che offre un’analisi molto approfondita della sua figura, ricostruita attraverso i documenti dell’epoca. Ma credo che, a un certo punto, la parte più importante della preparazione sia anche smettere di prepararsi: affidarti a chi ti dirige, fidarti del lavoro fatto e lasciarti andare. È lì che, secondo me, il personaggio comincia davvero a vivere».
Quali sensazioni ti auguri di poter raccogliere da parte del pubblico?
«Sicuramente mi auguro di suscitare curiosità nei confronti di questa donna, che ancora oggi pochi conoscono. E poi che per quei 55 minuti si lasci accompagnare da me dentro il mondo di Bellezza. Vorrei che si concedesse la libertà di attraversarlo senza preconcetti, lasciandosi sorprendere».
Cosa resta ancora da realizzare?
«Ancora non ho cominciato! Credo che sia proprio questo il bello: avere sempre qualcosa da scoprire, da cercare e da realizzare. Come dice Bellezza: “Più vai innanzi e più voi ire… e non te ne contenti.”È proprio così: più vai avanti, più desideri andare ancora oltre».
Cosa anticipare sul tuo futuro artistico?
«Riprenderò in primavera la tournée di “Sabato, domenica e lunedì” per la regia di Luca De Fusco con il Teatro di Roma e poi… chissà!».
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