La gatta Cenerentola assassina per amore

La gatta Cenerentola… assassina per amore al TIN

La gatta Cenerentola proposta dall’Accademia Vesuviana del Teatro

L’Accademia Vesuviana del Teatro di Gianni Sallustro con il T.I.N. (Teatro Instabile Napoli) presentano La gatta Cenerentola… assassina per amore. Lo spettacolo che si terrà dal 29 marzo alle ore 21,00 al teatro T.I.N. (vico Fico Purgatorio ad Arco, 38) intende celebrare i cinquanta anni di attività del regista Michele Del Grosso, fondatore nel 1967 del teatro T.I.N.

La gatta Cenerentola assassina per amore

L’Accademia Vesuviana del Teatro di Gianni Sallustro, dopo “Razzullo e Sarchiapone sott’ o tendone”, “Mater Camorra”, “Caravaggio”, “La moglie ebrea” porta in scena, in collaborazione con il T.I.N. (Teatro Instabile Napoli) di Michele Del Grosso, per realizzare lo spettacolo teatrale La gatta Cenerentola… assassina per amore, per la regia di Michele Del Grosso.

Lo spettacolo

Un misterioso personaggio piomba nel tendone di un circo. Ovunque egli si volti vede l’immagine di una gatta rossa che sembra ricordargli qualcosa. É il famigerato Giambattista Basile interpretato dall’attore Gianni Sallustro. Così comincia il nuovo spettacolo di Michele Del Grosso che, in omaggio alla sua gatta Milva, sceglie tra i cunti di Basile proprio La gatta cenerentola. Il regista, pur conservando intatta la lingua dell’autore, con il sottofondo di un violino (suonato dalla musicista Claudia Delli Santi), mette in scena la storia in un tendone da circo. A “cuntare” sono dei fenomeni da baraccone (Paola Maria Cacace, Angela Dionisia Severino, Stefania Spanò) che, per quanto siano mostruosi e deformi come le cuntiste del principe Tadeo, incantano gli spettatori con le loro narrazioni immaginifiche.

La poetica di Del Grosso torna prepotentemente sui temi a lui cari: lo zoomorfismo, la visceralità dei sentimenti e la potenza del femminile. La rappresentazione infatti è dedicata a tutte le donne ma, nello specifico, ad Adriana Basile, la sorella di Giambattista a cui si deve la pubblicazione dei cunti dopo la morte dell’autore. Le parole del Seicento si fanno strumento di rievocazione e le immagini che prendono vita dalle mani delle cuntiste diventano simboli senza tempo.

Gli spettatori assisteranno ad una sfida tra i mostri: chi sarà a saper meglio cuntare sotto la frusta della feroce domatrice (interpretata da Gianni Sallustro) nonché matrigna della favola?
Lo spettacolo è musicato dal violino di Claudia Delli Santi.

Autore: Redazione

Redazione Giornalistica

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