Al Piccolo Eliseo di Roma sarà in scena “Life is a flower”, con Graziano Piazza, che ci racconta qualche chicca dello spettacolo.
Graziano Piazza, l’ospite di oggi, ci parla di “Life is a flower”, lo spettacolo che nasce da un’idea di Daniele Ronco, presente con lui in scena, e che sarà al Piccolo Eliseo di Roma dal 10 al 15 novembre.
Benvenuto sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Graziano Piazza. Parliamo di “Life is a flower”, lo spettacolo nato da un’idea di Daniele Ronco, con cui condividi la scena, previsto dal 10 al 15 novembre al Piccolo Eliseo di Roma. Cosa anticipare su questa nuova esperienza?
«”Life is a flower” mischia continuamente i generi e mentre sorridi ti trovi a riflettere e poi magari ti commuovi e, infine, guardi il mondo con occhi diversi e ti riprometti ancora una volta che starai attento ai cambiamenti climatici e farai qualcosa per aiutare la natura. Con ironia e leggerezza si scontrano due generazioni, in un mondo distopico eppure così riconoscibile, così verosimile. Un mondo in cui ci ritroviamo a sorridere, talvolta anche amaramente, sia di noi stessi che delle nostre inusitate contraddizioni. “Life is a Flower” è un fiore bellissimo e ci dice che nella sua bellezza e forza comunque fiorirà, anche se noi faremo di tutto per distruggerlo».
Come vivi i tuoi compagni di avventura e quali sensazioni ti legano alle tavole del palcoscenico?
«È stato Daniele Ronco, con cui ho già collaborato in passato, al Globe di Proietti, a coinvolgermi in questo bellissimo progetto. L’intesa tra noi è forte, ci divertiamo e siamo tanto complici. Il regista, Raffaele Latagliata, ha creato sapientemente le condizioni perché tutto ciò avvenisse, tanto da crearsi una grande complicità anche con lui. Ci siamo fatti tante domande sul presente e ci siamo più volte confrontati dipanando scenari a volte apocalittici, rimanendo in silenzio a guardarci. Non è la prima volta, tra l’altro, che mi capita di interpretare una persona anziana. Mi era già accaduto con l’occasione del Re Lear, sempre al Globe. Espressioni, quelle che vado ad interpretare, che mi divertono e mi consentono di ritrovare le espressioni di mio padre, dei miei nonni, dell’età ‘grande’ che ci permette di vedere il presente con occhi sempre infantili».
Cosa ti aspetti da questa piè-ce, quali considerazioni da parte del pubblico?
«Ho già detto del florilegio di generi e di considerazioni che si possono fare. Certo, il pubblico ritornerà per associazione al nostro periodo di lock-down, da reclusi in casa, con decreti che limitavano la nostra libertà. Un’esperienza che ci ha sicuramente segnato e ci dispone anche a vedere il futuro in modo diverso. Anche i recenti sconvolgimenti climatici faranno vedere lo spettacolo con una partecipazione più vicina e si sorriderà con un po’ di amaro. Uno scherzo che speriamo rimanga tale!».
Chi è Graziano e cosa manca al tuo percorso artistico?
«Graziano è un attore, nonché regista, che troppo spesso si fa domande sul suo presente e sulla capacità di rinnovarsi e rilanciarsi di volta in volta, volgendo uno sguardo alla storia di grandi e piccole occasioni per poter essere tramite, canale libero per comunicare l’esperienza di vivere. Dopo aver fatto l’attore, il regista, il docente di accademia e poi ancora il direttore di un teatro, aspetto altro, tutto ciò che potrà accadere…».
Anticipazioni legate ai tuoi prossimi impegni?
«Sarò ancora al Teatro Eliseo a fine gennaio con Network-Quinto potere, con Elisabetta Pozzi e la regia di Daniele Salvo e dopo una ulteriore tournée, sarò nel Vestire gli ignudi di Pirandello, con la regia di Piero Maccarinelli, per il Teatro Biondo di Palermo a fine stagione. Altri progetti sono in divenire, compresa la ripresa di Lisbona negli occhi di Fernando Pessoa, con la mia regia, per il Teatro nuovo di Napoli».
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