“Elizabeth – La sarta del Presidente” vedrà in scena l’attrice Maria Grazia Adamo, nella nostra intervista esclusiva di oggi per raccontarsi.
In scena con “Elizabeth – La sarta del Presidente” c’è l’attrice Maria Grazia Adamo pronta a raccontarsi e a svelare qualcosa in più su questa nuova esperienza teatrale prevista il 25 giugno a Roma, ad opera di Nicholas Gallo.
Benvenuta sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Maria Grazia Adamo. Il 25 giugno sarai in scena a Roma in “Elizabeth – La sarta del Presidente”, con la regia e drammaturgia di Nicholas Gallo e la produzione di Angelika Film. Parlaci di come ti prepari ad affrontare questa esperienza e dei tuoi compagni di avventura?
«Affronto questa nuova esperienza con grande entusiasmo e con il senso di responsabilità che accompagna ogni nuovo debutto. Nel mio percorso artistico ho sempre scelto di portare in scena donne che hanno affrontato il dolore, la lotta e il riscatto, donne che hanno saputo affermarsi e vincere le sfide imposte dalla vita. Elizabeth appartiene pienamente a questa dimensione umana e narrativa. Quando ho conosciuto Nicholas Gallo e abbiamo iniziato a confrontarci su una possibile collaborazione, gli manifestai il desiderio di proseguire il mio percorso attraverso il racconto di una figura femminile forte e complessa. Da quel dialogo è nata Elizabeth – La sarta del Presidente, la storia di una donna che, grazie al proprio coraggio e alla propria determinazione, conquista la libertà e costruisce il proprio destino fino a diventare la modista di Abraham Lincoln e di Mary Todd Lincoln. Sono felice di condividere questo progetto con Nicholas Gallo e con tutti gli altri attori e professionisti che hanno contribuito alla realizzazione dello spettacolo. Credo profondamente nel valore del lavoro di squadra e nella forza delle collaborazioni artistiche costruite sulla fiducia e sulla visione comune».
Quali rituali ti accompagnano prima di essere in scena?
«Prima di ogni spettacolo ho alcuni rituali ai quali sono molto legata. Circa dieci o quindici minuti prima dell’inizio ho bisogno di silenzio assoluto nel camerino. Sul cellulare conservo la registrazione delle mie battute e utilizzo quel momento per concentrarmi completamente sul testo. Rileggo mentalmente la prima pagina del copione, quasi come una fotografia impressa nella memoria, e ripercorro le prime battute che mi accompagneranno all’ingresso in scena. Poco prima di salire sul palco mi raccolgo in un momento di intimità personale: faccio il segno della croce, recito un Gloria al Padre e rivolgo un pensiero ai miei santi e alle anime pure che porto nel cuore. È un gesto che mi aiuta ad affrontare il palcoscenico con serenità e gratitudine. Portando spesso in scena monologhi dedicati a donne dalla forte intensità emotiva, sento sempre una grande responsabilità nei confronti delle storie che racconto. Questi rituali mi aiutano a entrare nel personaggio e a prepararmi all’incontro con il pubblico».
Quanta strada hai compiuto fino a qui e quale ruolo vorresti portare in scena in futuro?
«Il mio percorso nasce da una formazione profondamente legata agli studi teatrali. Sono laureata in Storia e Critica del Teatro con una tesi sull’Orestiade di Pasolini, diplomata al Circo a Vapore e specializzata in differenti linguaggi scenici, dalla Commedia dell’Arte al teatro russo, fino alla biomeccanica. Nel tempo ho sentito l’esigenza di costruire una ricerca artistica personale. Oggi dirigo il mio teatro, Palco 37, nato da anni di sacrifici e di passione, e gestisco anche il Teatro Ugo Bassi. La mia vita è interamente dedicata al palcoscenico. Ho iniziato molto giovane, lavorando nelle scuole attraverso i progetti formativi e affrontando una lunga gavetta che mi ha permesso di crescere professionalmente e umanamente. Ogni esperienza ha contribuito a definire la mia identità artistica. Negli ultimi anni ho scelto di concentrarmi soprattutto su figure femminili di grande spessore. Sono in tournée da oltre due anni con Tremendamente Frida di Ilaria Rezzi e ho debuttato con Cassandra non deve morire, per la regia di Caterina Gramaglia.Per il futuro desidero continuare a dare voce a donne straordinarie come Frida, Cassandra ed Elizabeth: figure che, attraverso il coraggio e la determinazione, riescono a trasformare il proprio destino e a lasciare un segno nella storia».
Chi è Maria Grazia e quali passioni costituiscono il tuo vissuto?
«Sono una persona che vive profondamente di emozioni. Ogni esperienza, ogni incontro e ogni progetto rappresentano per me un’occasione di crescita e di scoperta. Ho scelto di dedicare la mia vita al teatro in tutte le sue forme. Sono attrice, regista e direttrice teatrale, e il palcoscenico rappresenta il centro della mia esistenza professionale e umana. La mia più grande passione sono le storie e i personaggi che riescono a raccontare l’animo umano nella sua complessità. Amo tutto ciò che riesce a emozionare, a creare connessioni e a lasciare una traccia autentica nel cuore delle persone. Per me il teatro è questo: uno spazio di verità, di ascolto e di condivisione, capace di dare voce alle emozioni più profonde».
Cosa possiamo anticipare sul tuo futuro artistico?
«Il 25 giugno debutterò con Elizabeth – La sarta del Presidente, uno spettacolo al quale tengo particolarmente e che inaugurerà un nuovo percorso artistico. Dopo il debutto partirà la tournée estiva e, successivamente, il progetto proseguirà in tutta Italia con rappresentazioni rivolte anche alle scuole e ai matinée, affinché la storia di Elizabeth possa raggiungere pubblici sempre più ampi.Parallelamente continuerò a lavorare per la crescita di Palco 37 e per la diffusione dei progetti che porto avanti come attrice e regista. Il mio obiettivo resta quello di raccontare donne che abbiano il coraggio di rialzarsi, di affermare la propria libertà e di cambiare il proprio destino. Sono storie che parlano al presente e che continuano a offrire ispirazione, consapevolezza e speranza».
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