Il prossimo 9 maggio, presso Tedèr-Teatro del Rimedio (Napoli), Luigi Credendino debutta con “Lurdes” di Fortunato Calvino.
“Lurdes” è un ironico monologo di una casalinga alle prese con le dinamiche generate dal Covid, ma leggiamo alcune dichiarazioni rilasciate dalla stessa voce del regista Fortunato Calvino: “Lurdes è una delle tante casalinghe di Napoli che si è trovata improvvisamente ad avere a che fare con il Coronavirus: le mascherine, i tamponi, il conflitto del farsi o non farsi il vaccino, l’isolamento improvviso dell’intera popolazione che ha dovuto limitare la propria libertà, giustificando ogni uscita per strada.
Con questo clima da guerra, il terrore di ammalarsi si è diffuso in ogni famiglia… ogni membro ha reagito in un modo, ma nel “Gruppo di famiglia di Lurdes“ la deflagrazione è stata come una bomba impazzita. Il principale nemico con cui Lurdes ha dovuto combattere è stato proprio il suo amato marito (Vincenzo), che ad ogni strano sintomo del suo corpo – mal di testa, mal di pancia – dichiarava di essere vittima del Covid.
La protagonista Lurdes si sente telefonicamente con il suo medico per avere, come tanti altri pazienti, consigli su come affrontare il Covid eventualmente si presentasse a sovvertire la loro quotidianità.
La collaboratrice del medico (Monica) cerca di tranquillizzare, come meglio può, tutti i pazienti che chiedono assistenza, organizzando appuntamenti e visite.
Monica e Lurdes sono amiche, motivo per cui, approfittando dell’assenza del dottore, Lurdes inizia con lei un lungo racconto telefonico sulle sue paturnie, cercando conforto e confidandole le sue paure, ma anche le sue personali considerazioni sul comportamento del consorte. Nel raccontarsi emergeranno tutti quei conflitti che il tempo aveva sopito; per anni si erano incontrati poco e solo a cena: “…Capisci Monica? Prima non lo vedevo mai…mo’ ventiquattro ore su ventiquattro insieme…”.
In questa inedita emergenza, emergono frasi, conflitti non risolti e il vero volto di Vincenzo suo marito: un malato immaginario che va oltre ogni giustificazione di un egoismo che non lascia spazio per nessuno. Nel modo di raccontare di Lurdes, nello sfogarsi con Monica, usa toni e modi di esprimersi quasi grotteschi: il dramma della sua vita si trasforma in farsa.
Dove il sarcasmo non sfugge ma affonda a piene mani in quello che è l’altro volto di una città, di un popolo che riesce a capovolgere la drammaticità del momento con feroce ironia, spesso tagliente davanti alla follia di un uomo sano che tenta (senza riuscirci) di trascinare Lurdes all’esasperazione.
E’ il nucleo stesso della “famiglia” ha mostrare ora, la sua fragilità e in questa lotta Lurdes fa di tutto per tenerla insieme.
Un giorno nel computer del figlio Michele, trova delle foto di una sua particolare inclinazione, che lei non immaginava minimamente. Il momento è il peggiore per poterne parlarne al figlio,così Lurdes minimizza e da madre cerca di tenere la famiglia unita, smussando le “spine” del cuore.
Lurdes nasconde le contraddizioni dei membri della sua famiglia, dimostrando forza e determinazione così come tante altre “Lurdes” che vivono proprio come lei.
Talvota, e non vuole essere sberleffo di un momento così drammatico per l’umanità, ma si possono superare le prove che la vita ti pone anche con benefica ironia“.
Il testo e la regia sono di Fortunato Calvino, l’assistenza alla regia è di Pina Strazzullo.
La Gazzetta dello Spettacolo Il quotidiano dello ShowBiz

