Alessandra Fallucchi: importante la coesione tra donne

È il momento di “Civico 33”, in scena allo Spazio Diamante di Roma sotto la guida di Alessandra Fallucchi e Emanuela Panatta.

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In scena con “Civico 33”, la regista e attrice Alessandra Fallucchi, uno spettacolo costruito, desiderato, insieme alla collega Emanuela Panatta. Lo scenario, per l’occasione, sarà quello dello Spazio Diamante di Roma, dal 13 al 15 del mese.

Benvenuta sul quotidiano La Gazzetta dello Spettacolo, Alessandra Fallucchi. Da questo venerdì, fino al 15 marzo, sarai in scena con “Civico 33”, a Roma. Come ti prepari ad affrontare questa esperienza?
«Al momento affronti il tutto con molto propoli e spray nasale per il raffreddore. Una situazione che mi rende alquanto nervosa. Al di là di ciò, c’è molta gioia e felicità nel poter riportare in scena uno spettacolo nato nel 2020, in un periodo molto particolare della mia vita. Uno spettacolo che parla di donne, realizzato insieme ad una collega a cui voglio molto bene, Emanuela Panatta. Condividere qualcosa con una persona che si stima rende quell’in più, insieme all’amore comune per l’arte, in generale. Una terza volta a Roma, ogni due anni si potrebbe dire, allo Spazio Diamante in una stagione molto ricca, piena di titoli importanti e di professionisti. La speranza è di poter divertire e far riflettere il pubblico, come è accaduto durante le precedenti pièce».

Uno spettacolo costituito da donne con di fianco una collega a cui sei legata, la Panatta. Quanta coesione c’è tra voi, quanta forza da trasmettere a tante altre donne?
«Uno spettacolo emblematico del rapporto che viviamo io e Emanuela, “Civico 33”. Una pièce ricca di coesione, di compromessi, anche nel momento in cui capita di non essere d’accordo. È facile lavorare con una persona che ha una certa disciplina e amore per il lavoro. Qualcosa di vicino al mio essere e sentire, al di là dell’amicizia e dell’affetto, perché lì dove non c’è coesione, unione di intenti, il tutto ha poco senso. Credo sia importante, quindi, notare la collaborazione tra donne, la condivisione di un successo e, perché no, anche di un ipotetico insuccesso, con responsabilità».

Quali rituali ti accompagnano prima di essere in scena?
«Solitamente sono in teatro un’ora e mezza prima di uno spettacolo per una piccola routine. Faccio il mio riscaldamento vocale, ripeto le scene con o senza i colleghi e ripercorro il mio spazio scenico. Senza dimenticare quanto sia importante la condivisione in camerino, lo scherzo, prendendo anche un momento per me, per entrare nel ruolo, in una zona di sospensione, di attesa, attuata per eliminare l’ansia, la preoccupazione per la performance. Ricerco un’energia libera, in ascolto dei colleghi, del pubblico, in maniera delicata… Dietro le quinte, per me, c’è sempre dell’acqua, fondamentalmente prima di essere in scena. Questi sono i miei rituali, il mio modo per entrare in confidenza con ‘la scena’».

Chi è Alessandra e quali sogni restano da realizzare?
«È una domanda difficile a cui rispondere. Ci sono molte me, all’infuori di me, qualcosa che riconosco o meno. Di certo, rispetto ai miei inizi nello spettacolo, conservo una grande voglia di crescita, di migliorarmi, uno stupore grande, come la commozione nel rivedere uno spettacolo, qualsiasi cosa possa emozionarmi. Una caratteristica forte, quella di sorprendersi, di provare a guardare sempre il mondo con novità, con cose belle e appassionate, qualcosa che cerco di fare anch’io, trasmettendole attraverso la mia arte. C’è la me attrice, docente, regista, direttrice di compagnia… sono una persona che vive il teatro a tuttotondo, alla ricerca di sovvenzioni, interlocutori, per creare qualcosa di sempre forte… Se di sogni si parla, posso dirti che mi resta da esplorare la recitazione nel cinema. Ho vissuto tante serie importanti ma il cinema resta qualcosa da esplorare, con uno spazio maggiore».

Cosa anticipare sul tuo futuro artistico?
«Riprenderò presto la tournée di Euripide, per la regia di Alessandro Machia e, sempre con lui, dovrebbe esserci anche un ritorno dell’Oreste di Euripide. Amiamo i classici e collaboriamo da tempo. Per la regia di Marcella Favilla, invece, ci sarà la ripresa del monologo di cui sono co-autrice ispirato alla maga Circe, “Circe/Le Origini”, e poi mi auguro che “Civico 33” possa toccare anche altre piazze, oltre Roma. Altre storie di donne sono in ballo, ambientate ai nostri giorni, ma potrò dirvi di più in futuro».

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