Valentina Corti

Valentina Corti in scena a Roma con “Dietro l’obiettivo”

“Dietro l’obiettivo – Riccardo Riande”, vede l’attrice Valentina Corti in scena allo SpazioArte Teatro, all’Eur, da questo 26 febbraio.

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In scena con “Dietro l’obiettivo”, l’attrice Valentina Corti, con noi de La Gazzetta dello Spettacolo per raccontarci del modo in cui ha preso forma questa nuova esperienza che vuole fungere da ‘dedica’ ad una donna che ha vissuto tante vite in una, Lee Miller. Nello spettacolo insieme a Valentina: Alessandro Giova e Antonio Starrantino.

Ben ritrovata sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo“, Valentina Corti. Dal 26 al 28 del mese sarai nuovamente in scena con “Dietro l’obiettivo – Riccardo Riande”, uno spettacolo che si avvale della regia dello stesso Riande, prodotto da Onirika Production, allo SpazioArte Teatro, all’Eur. Uno spettacolo che ci riporta a Lee Miller, modella e fotografa, in prima linea nel documentare, fotograficamente parlando, gli orrori che attanagliarono l’olocausto. Cosa dire su questa pièce, sul motivo che ha spinto Riande a realizzare questa drammaturgia?
«Non molto tempo fa mi è capitato di leggere la storia di Lee Miller ed ho così pensato, vista la sua vita così ricca di eventi, di parlarne con Riccardo Riande, fotografo e videomaker, convinta che si sarebbe innamorato di questo libro. È stato così. Lo ha apprezzato così tanto da decidere, di comune accordo, di realizzarne uno spettacolo. Ed eccoci qua…».

Come ti prepari ad affrontare questa ennesima esperienza teatrale e quanta emozione c’è nel lavorare con il proprio compagno di vita?
«Siamo ad una prima esperienza lavorativa, al nostro ‘primo figlio artistico’. Un lavoro stimolante, quello realizzato insieme, anche se non poco ricco di contrasti, di confronti che, a loro modo, aggiungono maggiore valore al progetto. Abbiamo già affrontato una prima turnata di date, ora ci aspetta la seconda, ma siamo davvero felici di come stia andando, di poterlo poi portare in giro per l’Italia. Nasce tutto da una forte esigenza emotiva, qualcosa che si riallaccia a ciò che stiamo vivendo, all’importanza che si ha nel saper riconoscere i segnali, i motivi che portano alla violenza, all’orrore/errore… Tutte cose che Miller ha cristallizzato attraverso la fotografia, il viaggi vissuti attraverso la guerra, una trincea condivisa, dagli errori dei campi di concentramento a molto altro. Immagini forti, vere, che avevano tutt’altro senso rispetto a ciò che oggi viviamo attraverso i nostri cellulari. Vogliamo, a nostro modo, stimolare chiunque a vedere tutto ciò, senza voltarsi dall’altra parte».

Cosa ti regala la fotografia, il potere che da sempre ha nel fermare ogni singolo attimo?
«Le immagini legate a qualsiasi forma d’arte hanno un forte impatto a livello emotivo. È per questo che l’arte è immortale, nel suo agire sul nostro inconscio. È uno strumento molto potente, che il nostro spettacolo vuole mettere in risalto, come possibile. La Miller, con il suo duro lavoro, ha messo in chiaro, attraverso uno strumento che ha fatto da grande cassa di risonanza, quanto l’olocausto e la seconda guerra mondiale stessero cambiando il mondo, parlando del napalm, del suo utilizzo, e di molto altro. È giusto ricordare tutto ciò».

Quali considerazioni ti auguri che possa portare ad ogni singolo spettatore, “Dietro l’obiettivo”. Quali maggiori consapevolezze legate anche all’emancipazione femminile?
«La Miller è un personaggio ancora oggi moderno, che va conosciuto, una flapper, come amava definirsi, ribelle ed emancipata, soprattutto indipendente. Credo che tutti gli aspetti della sua vita, fusi insieme, possano regalare tanto al pubblico, così come gli incontri che ha vissuto, dall’amicizia con Pablo Picasso all’essere musa di Man Ray, senza dimenticare il suo essere una grande pioniera nella fotografia. È stato l’incontro con tanti artisti a portarla ad apprendere tante idee, regalandoci la solarizzazione, in seguito ad un piccolo incidente in camera oscura. Una donna forte, da cui potremmo apprendere tanto, nata come modella per Vogue…».

Cosa ti regalano, di volta in volta, le tavole del palcoscenico, quale amore sempre più profondo per l’entrata in scena, l’attesa dell’apertura del sipario?
«Il teatro mi regala sempre un’esperienza unica, che si tratti di un nuovo spettacolo o di esperienze già vissute, da poter far vivere ancora. Mi fa stare bene, mi consente di vivere una continua palestra, la possibilità di poter restare ancorati al proprio strumento, alla propria emotività. Non meno fondamentale la magia che si viene a creare con il pubblico, qualcosa di bello e forte, che fatico a spiegare, il famoso qui e ora. Una vera e propria scuola di vita, insieme al restare connessi, centrati, momento per momento. È vita, così come la paura di morire (ride), un tuffo al cuore prima che si apra il sipario, qualcosa che riscopro di volta in volta e che mi fa ‘volare’, mi rende sempre felice».

Considerazioni, in questo caso, legate al nuovo anno che è da poco cominciato. Cosa possiamo aspettarci da questo 2026 per quanto riguarda il tuo futuro artistico?
«Il 2026 è ancora tutto da scoprire! Al momento sento l’urgenza di dedicarmi a questo progetto, a “Dietro l’obiettivo”, e poi si vedrà. Resto con i piedi ben piantati nel presente, in attesa di ciò che di bello la vita saprà regalarmi».

Su Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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