Incontro con Gino Auriuso, tra i creatori di Artenova, con uno spettacolo attualmente in scena, “Il berretto a sonagli”.
Incontriamo oggi Gino Auriuso pronto a parlarci di Artenova, di come ha avuto inizio, di questa sua forte passione per lo spettacolo e di come poter portare l’arte in ogni dove…
Benvenuto sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo“, Gino Auriuso. Sei da tempo direttore artistico della compagnia Artenova, un progetto importante, ricco di spettacoli, di belle esperienze da affrontare. Come ha avuto inizio questa avventura nello spettacolo?
«Grazie a voi per l’opportunità. L’avventura di Artenova ha avuto inizio dopo alcune mie esperienze con altre Associazioni Culturali. Possiamo dire che mi sono prima “fatto le ossa” e poi, insieme alla mia compagna di vita Francesca, abbiamo deciso di investire su una cosa tutta nostra. Così, in un calda estate del 2007, abbiamo costituito Artenova e da allora, per quasi vent’anni, non ci siamo più fermati facendo diventare la nostra Associazione un organismo non solo produttivo ma anche un soggetto in grado di intercettare fondi pubblici. Fondi ‘raggiunti’ attraverso bandi per poter organizzare rassegne e festival multidisciplinari. Da qualche anno abbiamo anche aperto il fronte legato alla didattica con laboratori di varie forme d’arte: teatro, canto, fumetto, riciclo creativo e della didattica sociale attraverso due laboratori di teatro dedicati alla fragilità (disabili e anziani)».
Tante le zone vissute, specie quelle più ‘dimenticate’, soltanto per portare l’arte in ogni dove. Cosa resta ancora da fare affinché ci sia sempre più cultura?
«Tanto, ma davvero tanto! La mia esperienza diretta si riferisce alla città di Roma, ma immagino che in tutta Italia, con i dovuti distinguo, sia più o meno simile, la situazione. L’Italia è un paese che merita tanto e meriterebbe un teatro, un cinema, un luogo di aggregazione culturale in ogni singolo quartiere. Siamo un Paese che trasuda storia millenaria, ma che da sempre non investe come dovrebbe sul suo tratto distintivo, la cultura. Avere uno spazio dove fare attività è fondamentale, servono maggiori infrastrutture e basterebbe riaprire ciò che negli anni è stato chiuso, restituirlo agli operatori culturali, sostenerli economicamente e sono certo che vivremmo in un Paese migliore».
Attualmente in scena con “Il berretto a sonagli”. Cosa rappresentano per te le tavole del palcoscenico?
«Sono nato negli anni ’70, nella provincia napoletana, da una famiglia non proprio benestante, per usare un eufemismo. Ho vissuto gli anni ’80 da bambino e da adolescente e in quegli anni era davvero facile perdersi. Per molti, difatti, è stato così. Nel mio piccolo, ho avuto la fortuna di incontrare il teatro che mi ha dato la possibilità di vedere altre prospettive, altri modi, mi ha dato la possibilità di fare pensieri grandi e quindi a quelle tavole devo tutto. La vita è una grande ricetta fatta da tanti ingredienti e il sale, che da il sapore a tutto, sono per me proprio quelle polverose tavole».
Quali suggerimenti fornire a chi pensa di intraprendere la strada dello spettacolo, della recitazione?
«Uno solo suggerimento, ‘crederci’! Se si è una ragazza o un ragazzo senza una famiglia importante alle spalle o senza santi in paradiso, ce la si puoi comunque fare, ma serve la tigna. Tanta forza d’animo, tanto studio e tanta fiducia in se stessi. Oggi si pensa al successo facile, anche perché i nuovi mezzi di comunicazione, i social, illudono, generano false speranze. Bisogna studiare e tanto! Nessuno ti regala nulla e niente è facile ma, se si è preparati e volenterosi, l’occasione arriva e lì bisogna farsi trovare pronti».
Chi è Gino e quali sogni restano da realizzare?
«Sono un uomo che guarda al futuro, ben consapevole del suo presente e, in particolar modo, del passato. Quando penso a quel ragazzo che da Torre del Greco è partito con una valigia rotta, non in senso metaforico, ve lo assicuro, provo tanta ammirazione. Mi fa tenerezza pensare a quante cose ho realizzato, ma la strada è ancora lunga e l’uomo di oggi è soddisfatto del percorso ma ambisce sempre più ad altri traguardi. Parlerei di obiettivi, per lo più, e ciò che oggi mi prefiggo di raggiungere è la direzione di un teatro, magari pubblico».
Quale tipologia di spettacolo possiamo aspettarci, quali novità bollono in pentola?
«Al momento siamo concentrati sul nostro Berretto a Sonagli che ha debuttato ad ottobre 2025. Siamo certi che avrà la sua massima espansione a partire dall’estate del 2026, per poi proseguire nella stagione teatrale futura. Inoltre, abbiamo anche da curare il festival estivo, I Viaggi dell’Arte, che quest’anno diventa maggiorenne e pii c’è un altro progetto di cui andiamo particolarmente fieri, Diritto al ‘900: una kermesse dedicata a tutti i diritti conquistati fino ad ora e che in quest’ultimo periodo vengono sempre più messi in discussione. Insomma, c’è tanto da fare e da immaginare e costruire…».
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