Stefano Onofri

Stefano Onofri: questo mestiere? Una scelta di vita

Una scelta di vita lo spettacolo, per l’attore e doppiatore Stefano Onofri, pronto a raccontarsi per i nostri lettori.

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Incontriamo Stefano Onofri in occasione dello spettacolo teatrale che lo vedrà protagonista il 17 gennaio a Roma, “Le interviste impossibili – dalla radio al palcoscenico”. Una vita vissuta per la recitazione ed il doppiaggio, un percorso impegnativo, che potrà regalargli ancora tanto…

Benvenuto sul quotidiano La Gazzetta dello Spettacolo, Stefano Onofri. Il 17 gennaio sarai in scena ne “Le interviste impossibili – dalla radio al palcoscenico”, rassegna giunta alla sua quarta serata. Per l’occasione interpreterai Remo, con la collega Marina Tagliaferri al tuo fianco, interprete della lupa di Roma. Sul palco anche Micol Pambieri, l’Arianna del labirinto. Quali anticipazioni sulla serata?
«In passato ho già partecipato a delle interviste impossibili, radiofoniche, per Laura De Luca. L’occasione della formula teatrale, in questo caso, rappresenta un’assoluta novità, motivo per cui voglio lasciarmi sorprendere…».

Quali sensazioni sono legate all’amato teatro e quali rituali, di volta in volta, ti accompagnano prima di essere in scena?
«L’emozione di entrare in scena è sempre grandissima ed è sempre la stessa! Non ho rituali particolari, se non l’abitudine di concentrarmi in camerino prima del “chi è di scena”. Un tipico rituale».

Una lunga e fitta carriera come attore e doppiatore. Cosa manca a questo percorso attoriale?
«Di cinema, purtroppo, ne ho fatto poco e, ancora oggi, sento l’esigenza di volerne fare altro per completare un percorso attoriale che, per fortuna, non si conclude mai».

Che bilancio ne trai del tuo attuale vissuto artistico?
«Una scelta di vita, questo mestiere! Una scelta che assorbe quasi completamente il tuo tempo. Oggi sono sereno, felice della scelta compiuta tempo fa, e devo dire che non ho rimpianti».

Cosa bolle in pentola per il futuro?
«Sono fatalista e col passare del tempo ho imparato a ‘veleggiare’ per vedere cosa si mostra all’orizzonte. Oggi dedico più di tempo alla vita privata e all’insegnamento del doppiaggio per poter, così, trasferire ai giovani quella passione che ancora nutre le mie scelte».

Su Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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