Emanuela Cappello

Emanuela Cappello: capire la realtà ci porta ad essere meno soli

Intervistiamo l’attrice Emanuela Cappello, che ci racconta il suo “Reloaded show – non vi fa piangere, non vi fa ridere, non vi fa niente”.

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Questo 11 ottobre Emanuela Cappello sarà di scena al Far West Fest, a Roma, con “Emanuela Cappello reloaded show – non vi fa piangere, non vi fa ridere, non vi fa niente”. Una ragazza che incarna, con la sua pungente ironia, i pensieri di molti di noi…

Benvenuta su La Gazzetta dello Spettacolo, Emanuela Cappello. Questo 11 ottobre sarai in scena durante il Far West Fest, a cura di Zip Zone APS, ne “Emanuela Cappello reloaded show – non vi fa piangere, non vi fa ridere, non vi fa niente”. Uno spettacolo comico, atteso, una data per tutti. Come ti prepari ad accogliere il pubblico, a vivere questa esperienza?
Sempre con l’ansia, difatti passeggio, parlo da sola, mi maledico ma, allo stesso tempo, sono contenta di poter incontrare le persone fuori dagli schermi. Il palco e lo spettacolo, nel qui ed ora, è sempre emozionante perché puoi anche rischiare di fallire miseramente. Il teatro è un linguaggio diverso dai social e quindi sento la responsabilità di riconsegnare qualcosa di autentico e vorrei che le persone ci si ritrovassero, almeno un po’. Nel monologo condivido i miei disagi esistenziali e li estremizzo e quindi, più che uno spettacolo comico o di stand up, è un monologo crepuscolare comico.

Romana, rivelazione del web, pronta a far ridere tutti con la semplicità e una piccola nota di ‘isterica’ realtà, quanta strada hai compiuto per arrivare fino a qui e quali palchi, situazioni, ti auguri di poter vivere?
Ho rinunciato all’idea di fare l’attrice di teatro cinque anni fa. Il covid mi ha fatto rendere conto che per me non c’erano spazio e soldi ma, soprattutto, che fare la scritturata non era quello che desideravo. Ricominciare da zero è stato doloroso e, allo stesso tempo, bellissimo. Quando uscivo da lavoro scrivevo tantissimo, avevo finalmente ritrovato la gioia di creare. Mi auguro di poter continuare a scrivere spettacoli soltanto miei, di continuare a fare cose originali, di collaborare con altri colleghi che stimo molto ma soprattutto di avere sempre la lucidità per affrontare i momenti poco creativi e la capacità di fermarmi quando c’è bisogno di fermarsi.

Come prendono forma i tuoi video/sketch e quali riscontri ti arrivano da parte dei tuoi followers?
I miei sketch sono una traduzione di paranoie, situazioni vissute, dubbi, difficoltà e momenti di rabbia all’interno delle relazioni che uso per non sentirmi sola. Ovviamente si tratta di pure estremizzazioni, anche perché non sono di certo una stalker e non inseguo le persone che mi piacciono per strada. I miei follower empatizzano molto, evidentemente evidenzio dei nodi interiori e delle cose che molti pensano ma che nessuno dice e, i personaggi perdenti, sono sempre quelli con cui leghiamo di più perché ci aiutano a capire meglio la realtà. Ci fanno sentire meno soli.

Quale mezzo, se non instagram, i social in genere, per diffondere informazione, per sensibilizzare i giovani ad un ‘bene’ comune?
Instagram è un mezzo potentissimo e lo stesso vale per TikTok, nel bene e nel male, crea molte interazioni, è uno strumento di informazione. Ultimamente, mi ha commosso molto come dal web si sia scesi in piazza. La sensibilizzazione e le informazioni grazie a dei canali molto attendibili facilitano l’informazione.

Chi è Emanuela, quali sogni caratterizzano il tuo vissuto?
Non so rispondere alla prima domanda. Ho smesso di sognare tanti anni fa, durante l’università, quando crescendo ho scoperto di essere mediocre e questo ha rappresentato un trauma. Quando fai pace con la tua mediocrità e ti prendi poco sul serio tutto diventa sublime.

Progetti futuri di cui poterci parlare?
Ci sarà una piccola sorpresa, probabilmente nella prossima primavera. Non posso anticiparvi altro.

Su Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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