Gabriele Pignotta: è la vita che decide per te
Incontriamo l’attore e regista italiano Gabriele Pignotta, che si racconta nel suo prossimo spettacolo “Contrazioni pericolose”.
Incontriamo Gabriele Pignotta, attore, regista e tanto altro, pronto a parlarci dello spettacolo che sarà in scena a Roma, al Teatro Manzoni, dall’8 al 25 maggio, “Contrazioni pericolose”. Abilissimo nel suo mestiere, Gabriele ci parla dei suoi trascorsi, di quanto la vita sia portata a decidere per noi…
Benvenuto su La Gazzetta dello Spettacolo, Gabriele Pignotta. Dall’8 al 25 maggio sarai in scena ne “Contrazioni pericolose”, da te scritto e diretto, con al tuo fianco Rocío Muñoz Morales e Giorgio Lupano. Cosa puoi anticiparci a riguardo?
Posso dirti che questa commedia segna una svolta nel mio percorso artistico. È stata scritta nel 2015 e, per portarla portare in scena, ho volutamente deciso di utilizzare l’ironia, specie se si parla dell’animo umano, di quelle che sono le sue vicissitudini all’interno di una contemporaneità, e con un cast del genere. Racconto la fragilità, l’inadeguatezza dell’essere umano, la fascia dei quarantacinquenni, che si sentono poco adatti a diventare genitori. Tutto parte da una vicenda alquanto buffa, nella sala travaglio e dieci ore prima che nasca una bambina, in maniera del tutto inaspettata…. Una vicenda che, nella vita, ha segnato l’arrivo di mia figlia, una grande gioia!
Un modo per sdrammatizzare il tutto…
Utilizzo l’ironia per arrivare ad un dialogo molto più profondo…
Da papà, quanta gioia provi nel poter mostrare un tuo spettacolo proprio a tua figlia?
Una gioia enorme! C’è la sua voce fuori campo, all’inizio dello spettacolo, qualcosa a cui ho pensato in un secondo momento, dal momento in cui nel 2015 non era ancora nata… Mi crea una forte emozione ascoltarla, prima di essere in scena.

Quanta emozione provi nel portare in scena qualcosa di tuo, che si parli di scrittura o di regia?
Vivo un tutt’uno, in realtà, un po’ come i cantautori che scrivono le loro canzoni per poi cantarle. Brutto o bello che sia, ciò che faccio rappresenta qualcosa di completo. Mi viene naturale, vuoi anche per abitudine ormai, vivere tutto ciò senza alcuna distinzione, come se fosse un flusso unico.
Come si è sviluppata la scelta di avere al tuo fianco Giorgio Lupano e Rocío Muñoz Morales?
Giorgio è la seconda volta che collabora con me e con la ‘nostra’ produzione Artisti Associati. È stato il produttore a propormelo, ricordandosi di questa mia commedia, ed ho così accettato di passargli con grande piacere il ruolo che precedentemente corrispondeva alla mia persona. È stato proprio Lupano, in seguito, a consigliarmi Rocío, una ragazza talentuosa e molto abile.
Quali consensi ti auguri di poter ottenere con questo spettacolo?
Oggi siamo soliti associare ad una singola azione un effetto che possa essere immediato. Ho la fortuna, da ben quindici anni, di portare i miei progetti nei teatri più importanti d’Italia, stabili compresi. Mi aspetto che tutto ciò sia sempre più confermato, apprezzato, così come l’impegno e lo scrupolo che metto nelle cose che faccio, godendo di questa meravigliosa tappa di questo bellissimo percorso. Ogni singolo passo rappresenta qualcosa di importante e ne sono appagato…
Possiamo aspettarci una nuova regia a breve?
Stiamo sviluppando una serie televisiva, un progetto ancora embrionale, ed è in stand by anche una commedia musicale con la Cuccarini. Qualcosa a cui tengo molto. A maggio del prossimo anno, tra l’altro, ripeteremo “Ti sposo ma non troppo” con Vanessa Incontrada e “Contrazioni pericolose”, senza dimenticare il debutto di una nuova commedia. Tanta roba, ma con la giusta andatura, ed anche un nuovo film che spero possa vedere presto la luce…
Credi manchi qualcosa al tuo percorso?
Sarei felice di poter avere un consolidamento maggiore nel cinema e forse, ti dirò, manca una certa popolarità, una ‘coccarda’, al di là del percorso che è per fortuna riconosciuto, e di cui sono molto felice.
Un invito ai nostri lettori affinché dall’8 maggio il teatro sia ‘pieno’, ricco di occhi capaci di apprezzare?
L’invito non è legato al semplice vivere una bella commedia, bensì al passare una serata di condivisione, lontani dal classico isolamento dei telefonini. Scrivo come se fossi nel pubblico, vi invito quindi a venire a teatro per rivivere i caratteri di ognuno di noi, come se fossimo parte di una grande famiglia…
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