Marta Iacopini: recitazione e ragione ne “Il cervello complice”
Unire il mondo dello spettacolo e quello della ragione, è questo quanto ci racconta Marta Iacopini, protagonista di “Il cervello complice”.
“Il cervello complice” sarà in scena dal 27 al 30 marzo al Teatro Marconi di Roma con Marta Iacopini ed un cast di sole donne, tutte unite e pronte a svelarci qualcosa in più sul nostro agire, consigliandoci con una giusta dose di ironia.
Benvenuta su La Gazzetta dello Spettacolo, Marta Iacopini. Dal 27 al 30 marzo sarai in scena al Teatro Marconi di Roma, con un nuovo spettacolo, “Il cervello complice”, con al tuo fianco Silvia Mazzotta, Valentina Bruscoli, Francesca D’Urso e Uma Salusti. Cosa puoi dirci a riguardo?
Tanto lavoro, tante prove, per questo viaggio nel carattere uno, la razionalità, con cui potrei convivere benissimo se non fosse che contrasta con il carattere due, e quindi con le ansie, le mille paure. È un lavoro molto introspettivo e che sta insegnandomi a tenere la barra dritta, tra le tante cose.
Cosa ti auguri che possa trasmettere un tale progetto al pubblico?
Mi auguro che possa portare per prima cosa un sorriso, così come la possibilità di scoprire qualcosa in più sulla propria persona, su come siamo fatti, provando ad equilibrare tutti gli aspetti che ci appartengono.
Come affronti di volta in volta le tavole del palcoscenico, ogni singolo spettacolo, e quali riti accompagnano il tuo ingresso in scena?
Fondamentale, tra tutti, è il processo legato alle prove e tutto ciò che si può fare in una fase di riscaldamento, a partire dal corpo, dalle emozioni, acquistando sempre più consapevolezza di sé. Non meno importante il gioco, la voglia di essere in relazione con gli altri, qualcosa di davvero divertente, forse più dello spettacolo stesso. Senza dimenticare i tanti riti scaramantici e cose che non si possono fare e dire, cosi come il dedicare, mentalmente, lo spettacolo a qualcuno.
Quali rapporti ti legano alle tue compagne di avventura, al famoso ‘dietro le quinte’?
Con Silvia Mazzotta, ideatrice dello spettacolo, c’è una bellissima amicizia, oltre che un rapporto da colleghe con cui condivido anche altri interessi, come il lavoro presso il municipio in cui abbiamo una scuola e molti altri progetti. È stata lei a spronarmi, a tal proposito. Con il carattere due, Valentina Bruscoli, abbiamo condiviso un cane per una settimana, circa (ride). Ci siamo conosciute da poco ma abbiamo già tanto in comune, a partire da una nuova e bella amicizia. Con noi, in questo progetto, anche Francesca D’Urso e Uma Salusti, due giovanissime ragazze con una meravigliosa vita nei loro occhi, qualcosa che mi commuove tanto.
Per l’occasione alcune di loro sono al tuo fianco durante questa intervista. Sarei felice di raccogliere alcuni pareri, a cominciare da Valentina Bruscoli…
Grazie per questo momento. Nello spettacolo interpreto l’ansia, in tutte le sue sfumature, dal momento in cui soltanto una di noi avrebbe potuto occuparsene. Ne includo ogni sua caratteristica e forma. Un bel ruolo, qualcosa di molto particolare.

Francesca D’Urso: “Il cervello complice” rappresenta un’esperienza bellissima, proprio come diceva Marta poco fa, perché ci ha concesso di poter esplorare alcune parti del nostro cervello che non conoscevamo e che spesso mettiamo da parte. Lo stesso vale per il forte legame che ognuno di noi ha con l’infanzia, spesso bistrattato, accantonato.
Uma Salusti: il mio ruolo rappresenta una sorta di collegamento con l’universo, con l’assoluto e con una fede che va oltre questo mondo. Un aspetto della vita che, personalmente, cerco di esplorare da sempre. Proprio per questo, sto concretizzando ancor più tutto ciò e ogni prova mi porta a riscoprire qualcosa in più di questa immensità.
Torniamo a Marta, a cosa ti regala questo viaggio nella recitazione che ha avuto inizio anni fa…
Ogni spettacolo mi regala qualcosa in più, così come l’essere in continua evoluzione, e dal punto di vista lavorativo e personale. Il tutto è sempre più nutrito dall’insegnamento, qualcosa che vive dentro di me, anche perché mi occupo di questo da tempo, e come posso cerco di fare spazio e ordine tra ciò che ho dentro e tutto ciò che ancora vorrò accogliere.
Manca ancora qualcosa a tuo avviso?
Tante cose, sicuramente!
Che periodo sta vivendo Marta Iacopini?
Vivo un periodo intenso, pieno di cose che si affastellano, insieme a tanta speranza. Sono certa che ogni cosa, appena possibile, troverà una sua forma. Sono di certo affaticata, per via delle prove e di tutto ciò che c’è da preparare, con una prospettiva più che positiva.
Un invito ai nostri lettori affinché possano recarsi al Marconi di Roma per applaudirvi?
Venite in teatro! Saremo felici di farvi riflettere e di fornirvi degli spunti per affrontare al meglio la vita.
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