Giacomo Iacolenna

Giacomo Iacolenna, racconta il corto “The Other Side”

Quattro chiacchiere con Giacomo Iacolenna, per l’occasione legata al suo cortometraggio, “The Other Side”. Si parla di violenza sulle donne.

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Incontro con Giacomo Iacolenna, l’ideatore del corto “The Other Side”, un progetto dai risvolti particolari, un modo per avvicinare le persone a tematiche importanti e impattanti, senza dimenticare quanto cruda e forte sia la realtà di questi nostri tempi. A supportare il tutto, per l’occasione, due attori a cui tiene particolarmente, Chiara Baschetti e Vincenzo Della Corte.

Benvenuto sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Giacomo Iacolenna. “The Other Side”, il cortometraggio da te realizzato, tratta una tematica particolare, forse duplice, legata alla violenza sulle donne e, se vogliamo, anche alla psicologia umana, un qualcosa di ancora poco chiaro. Come ha preso forma questo progetto, quali idee ti hanno guidato?
«L’idea di questo corto nasce dalla passione per il genere thriller, con qualche contaminazione onirica tendente al surreale. Sono da sempre un morboso amante dei film di Hitchcock, David Lynch e Stanley Kubrick, per cui con The Other Side ho semplicemente voluto mettere in scena un lato della follia umana legato ad un risvolto di denuncia sulla violenza di genere. Per fare ciò ho ‘utilizzato’ una narrazione non troppo convenzionale, visto che la struttura della sceneggiatura tende a stravolgere l’idea che lo spettatore può farsi inizialmente. Mi attraeva l’idea che il pubblico si affezionasse al personaggio di Adam, interpretato da Vincenzo Della Corte, per poi restare turbato e spiazzato nella parte finale. È un corto totalmente indipendente, girato in un periodo di attesa, mentre aspettavo dei fondi per poter realizzare un altro cortometraggio. In sostanza, potremmo dire che The Other Side è a budget zero dal momento in cui mi sono occupato della regia, della fotografia, della camera e anche del montaggio. La post produzione audio è, invece, stata curata da mio fratello Edgar Iacolenna, abilissimo fonico e tecnico del suono nel cinema».

A cosa devi la scelta dei protagonisti del corto, da Chiara Baschetti, attrice apprezzatissima, a Vincenzo Della Corte, abile nel riportare su schermo la ‘follia’?
«Inizio con il parlarti di Vincenzo Della Corte, con cui sin da subito si è creata una forte sintonia per il semplice fatto di aver collaborato ad un precedente progetto. Un progetto che mi ha consentito di conoscerlo meglio, anche fuori dal set, e che mi ha portato a convincermi subito del fatto che potesse essere perfetto per rappresentare un uomo con dei gravi disturbi mentali. Al contempo, ho pensato potesse essere anche in grado di portare su schermo le fragilità umane, risultando vittima della sua stessa persona. In passato Vincenzo ha spesso ricoperto ruoli da duro, senza disdegnare situazioni leggere, da commedia, motivo per cui interpretare questo corto ha rappresentato per lui una sfida. Per giunta in The Other Side ricopre due ruoli, a mio avviso svolti in maniera magistrale. Non sarebbe lo stesso ‘prodotto’ se non fosse stato lui ad interpretarlo. Lo ringrazierò sempre. Guardando a Chiara Baschetti, cosa dire se non che è un’attrice dotata di una sensibilità più che rara e di una enorme empatia. Recita in un modo che potrei definire fuori dal comune. Sono stato felicissimo di poterla avere con noi, anche perché ha rappresentato sin da subito la mia prima scelta. Ho avuto tante fortune insieme, per questa occasione, tante ‘prime volte’, annesse alla possibilità di vivere un clima disteso, allegro…».

Quali consensi con questo cortometraggio, quali particolari/nuove considerazioni da parte del pubblico?
«Sono consapevole di toccare un genere particolare con The Other Side, un qualcosa di folle. Non è un corto commerciale, realizzato appositamente per ingraziarsi selezionatori di festival o distributori. Non arriva a tutti e, di certo, non subito. Spesso, per apprezzarlo o per comprenderne le sue varie sfumature, necessita di più visioni. Sappiamo, inoltre, quanto il genere thriller, psicotico e/o onirico, sia ancora ‘osteggiato’ nella nostra penisola, a differenza di altri paesi europei e mondiali. Detto ciò, sto ricevendo consensi e critiche positive dal pubblico che è riuscito a vedere delle proiezioni o anteprime e dai tanti addetti ai lavori. Tutto ciò, al momento, mi gratifica».

Chi è Giacomo e quanta strada hai compiuto per arrivare fino a qui?
«Giacomo è, per prima cosa, un grande amante del cinema, da sempre. Come preannunciato a inizio intervista, a soli undici anni guardavo già i film di Hitchcock, cosa non prettamente consueta per un bambino. Ho sempre avuto, tra l’altro, una telecamera con me e questo grazie a mio padre che, nonostante fosse un musicista, aveva le mie stesse passioni, annesse alla fotografia. Una passione, quella per il cinema, che negli anni mi ha portato a laurearmi in Arti e Scienze dello Spettacolo – indirizzo Cinema, con il professore Orio Caldiron. Ho girato cortometraggi, diretto videoclip, occupandomi, come faccio tutt’ora, di regia e di concerti sinfonici e, negli ultimi anni, mi sono anche avvicinato al mondo dei documentari. Tutt’ora sto lavorando ad una docu-serie presente già su Prime Video con sei episodi, “Miura”. Tratta la storia di una campionessa di boxe. Nel 2022, invece, c’è stato “Rony Roller Circus Life & Magic”, un lavoro completamente indipendente, distribuito su Rai 5 e rimasto sulla piattaforma di RaiPlay per ben tre anni».

Cosa anticipare, nei limiti del possibile, sul tuo futuro artistico?
«Tanti i progetti in piedi per il prossimo futuro. Si tratta di tre corti, a cui tengo particolarmente, e due lungometraggi. Le trafile per poter ottenere dei finanziamenti non sono semplici, specie per i registi indipendenti, ma non ho alcuna intenzione di fermarmi. La regia è la mia strada».

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