Premio Omaggio a Pasolini: ne parliamo con Elena Bresciani

Dopo aver parlato del Premio Omaggio a Pasolini, incontriamo un’altra premiata, Elena Bresciani, per la sua carriera.

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Il mezzosoprano Elena Bresciani, artista eclettica e cantante lirica di fama internazionale da 27 anni al servizio della musica, ha ricevuto il Premio Internazionale Eccellenza alla Carriera “Omaggio a Pasolini” quale interprete sensibile dell’arte vocale e promotrice di un percorso artistico e culturale capace di unire musica, pensiero e formazione.

Ne parliamo con lei a pochi giorni dall’evento che si è tenuto il 18 aprile presso il celebre ristorante “Il Pommidoro dal 1890” di Roma, uno dei luoghi amati da Pier Paolo Pasolini, che proprio lì consumò la sua ultima cena nella notte del 2 novembre 1975, prima di essere assassinato a Ostia.

Elena Bresciani, ben ritrovata sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”. Sei reduce da un Premio per la tua lunga carriera e che vede accostato il tuo nome a un intellettuale quale Pier Paolo Pasolini… Lascio a te descrivere la sensazione.
«Descrivervi una gioia così grande è difficile. Vedere il mio nome accostato ad uno dei massimi intellettuali del Novecento è un onore e una responsabilità. Ho sempre pensato di non essere solo una voce, una cantante, bensì che il Canto fosse una responsabilità intellettuale nei confronti dell’umanità. Così ho agito in un percorso che – come hanno sottolineato le motivazioni del premio – si è dipanato fra Musica, Pensiero e Formazione. Ci sono tante parole chiave del mio sentire artistico in questa motivazione al premio, fra esse: empatia, sensibilità, consapevolezza, ricerca sono quelle a me tanto care. Ringrazio la Giuria tutta e la Presidentessa Marina Pratici anche per la dolcezza con la quale sono stata ospitata ed accolta. Ascoltare gli altri 19 premiati è stata una esperienza intellettuale indimenticabile, perché ciascuno di loro mi ha lasciato una istanza, un bagaglio. È nel dialogo che la cultura cresce in visione e l’Arte è in primo luogo dialogo fra artisti ed intellettuali».

Essere eclettici e poliedrici è un aspetto che vi accomuna. Credi che possa essere un valore aggiunto o, talvolta, un’arma a doppio taglio?
«Essere eclettica è parte della mia natura. Lo sono da quando ero bambina e un’Arte nutre l’altra nel mio percorso. Ho sempre pensato che questo aspetto della mia personalità, nell’ambiente della Musica e del Teatro dal quale provengo, fosse considerato un handicap e che faticassi ad essere compresa. La restituzione che mi ha dato il mondo intellettuale italiano, con l’attribuzione di questo premio, mi ha ripagata ampiamente di tante incomprensioni subite. Grazie all’intervento di un premiato che ha equiparato la figura di Pasolini a quella di Leonardo Da Vinci, ho capito che l’eclettismo è genialità e seppure nel mio piccolo rispetto a queste eminenti figure, ora so che il mio eclettismo è espressione se non altro di estro e lo accetto come parte di me, ho fatto pace con me stessa grazie a questo premio».

Pasolini come vedeva la musica?
«Pier Paolo Pasolini vedeva la musica come un linguaggio assoluto e una forma di “poesia pura”, definendola una “metafisica in suoni”. Amava Bach, amava incommensurabilmente il Canto, tanto da stabilire una profonda affinità elettiva con un’altra anima indifesa come la sua, Maria Callas, regalandoci una indimenticabile Medea. Ha integrato ritmi musicali nella sua poesia, scritto testi per canzoni e utilizzato colonne sonore colte nei suoi film. Indimenticabili anche le sue collaborazioni artistico musicali con Ennio Morricone, Piero Umiliani, Laura Betti, Domenico Modugno, Gabriella Ferri».

Che apporto pensi possa ancora dare la sua figura alle nuove generazioni?
«Enorme. Pasolini ha vissuto e saputo interpretare tutte le contraddizioni dell’umano. Ho terminato il mio intervento alla consegna del premio leggendo un estratto di una sua canzone, La Recessione, interpretata dalla cantante Alice. Ho amato in particolare dei passaggi, passaggi che ci parlano di una umanità dopo la guerra, ma anche di una futura umanità rinnovata che deve riscoprire nei valori della sobrietà e delle piccole cose la sua vera essenza. Lascio giudicare a Voi la bellezza delle sue parole e la lucidità del suo pensiero critico:

Rivedremo calzoni coi rattoppi
Rossi tramonti sui borghi
Vuoti di macchine, pieni di povera gente (…)
I vecchi saranno padroni dei loro muretti
Come poltrone di senatori
E i bambini sapranno che la minestra è poca
E cosa significa un pezzo di pane
E città grandi come mondi
Saranno piene di gente che va a piedi
Con i vestiti grigi
E dentro gli occhi una domanda che non è di soldi
Ma è solo d’amore (…)
(…) E la sera sarà più nera della fine del mondo
E di notte sentiremo i grilli o i tuoni
(…) Lo zoccolo del cavallo
Toccherà la terra
Leggero come una farfalla
E ricorderà ciò che è stato il silenzio il mondo
E ciò che sarà.

Per concludere, anche se immagino già la risposta percependo la tua energia, questo Premio rappresenta un punto di arrivo o di partenza?
«Questo premio sancisce 27 anni di lavoro, ma è anche e soprattutto una ripartenza a testa bassa. Essere fra i premiati è in primo luogo una responsabilità di eccellenza che mi sprona a lavorare con ancora più fervore nelle mie Arti in una prospettiva universale e al servizio della bellezza, a favore dell’essere umano».

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