Ancora un incontro ‘in regia’, con il regista Christian Olcese per l’occasione di un nuovo progetto di cui poter parlare…
Approdato alla regia per puro caso, incontriamo Christian Olcese pronto a parlarci dell’intenso periodo lavorativo e, in particolar modo, dell’ultimo cortometraggio realizzato, “La ragazza delle gardenie”.
Benvenuto sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo“, Christian Olcese. “La ragazza delle gardenie” funge da titolo al tuo ultimo progetto, un cortometraggio. Cosa puoi dirci a riguardo sul modo in cui ha preso forma questa idea?
«In un giorno piovoso d’autunno, la poetessa genovese Sara Ciampi mi ha chiesto se fossi stato dell’idea di realizzare un film sulla sua storia. Affetta da tubercolosi, e candidata al Nobel, Sara ha sempre condotto una vita positiva, entusiasta e ricca di riconoscimenti in ambito letterario. La sua esistenza è portatrice di significati e valori profondi, degni di essere raccontati, ed è così che ha preso forma “La ragazza delle gardenie”. La storia del film si sviluppa su due linee temporali differenti. Si comincia dal presente, dominato dalla fretta, dalla velocità e dall’incuria, rappresentato dal personaggio del ministro Alessandra Dominici, interpretato da Marta Gastini, e poi c’è il passato, abitato da sentimenti come l’attesa, la speranza e la lentezza, incarnati dalla poetessa Rosa, alias Marta Gastini. Non ultimo il contadino Antonio, interpretato da Francesco Patanè. Il cortometraggio mette in scena questo dualismo, senza tralasciare alcuni elementi del passato che, a poco a poco, entrano in un tempo presente e viceversa».
Dove sarà presentato il corto e quali consensi ti auguri di poter ottenere?
«Il cortometraggio è stato presentato in anteprima all’Ortigia Film Festival, una realtà di grande rilievo per il cinema d’autore. Successivamente ha partecipato al Catania Film Festival, al Basilicata Film Festival, al Festival del Cinema di Carrara ed è entrato in selezione anche al Cineoff di Ancona. Questo venerdì, alle 22.00, sarò a Roma, al The Cineclub, insieme a Steve Della Casa. La serata sarà condotta da Alessandro Boschi. Il cortometraggio, distribuito da Siberia Distribution, mi auguro possa continuare il suo percorso in tanti altri festival. Spero, inoltre, di poterlo presentare nuovamente in sala a Roma, nelle giornate dedicate al cortometraggio organizzate da Siberia e Pathos».
Come scegli gli attori presenti nei tuoi progetti?
«Prima di scrivere un film o uno spettacolo teatrale visualizzo, come prima cosa, gli attori che dovranno incarnare i miei personaggi. Parto sempre da una certezza, rappresentata da Francesco Patanè. Francesco, a mio parere, è uno degli attori più bravi e versatili del panorama italiano. Al di là della nostra amicizia, viviamo anche una forma di idealizzazione, utile al processo creativo: mi affido a lui e lui si affida a me. Per il doppio ruolo di Alessandra e Rosa, invece, ho scelto Marta Gastini, una vera e propria trasformista, sempre estremamente disponibile, con un volto ricercato e antico, perfetto per incarnare la poetessa Rosa del 1901. In generale, la scelta dei miei attori è guidata, per lo più, dall’istinto. È come se sapessi già chi dovrà interpretare i miei personaggi, presenze che sento, senza alcun bisogno di doverle spiegare».
Chi è Christian e quanta strada hai dovuto fare per arrivare alla regia, alla tua più grande passione?
«È davvero particolare il mio approdo alla regia. Ho vissuto una vita spaesata, senza troppi stimoli, fino a qualche anno fa. I sogni di diventare calciatore, sin da bambino, si sono affievoliti a causa di alcune situazioni poco consone. Una bellissima ragazza, qualche anno fa, mi ha avvicinato alla scrittura, ancor più di quanto lo fossi già. È stata una promessa, non del tutto veritiera, almeno all’inizio, a far sì che scrivessi per lei un primo racconto. Tra i lavori più preziosi, oggi, c’è “Lettera a Faber”, del 2021, che ha ottenuto un grande successo nazionale. Chi è Christian? Sono un uomo che ha paura di crescere e che si rifugia nelle storie per poter, così, tornare ancora una volta bambino».
Cosa possiamo aspettarci dal tuo futuro artistico?
«Ho da poco messo in scena un nuovo spettacolo teatrale, “Voci sole”, dedicato ai temi della violenza di genere e digitale. In scena, per l’occasione, ci sono degli attori straordinari come, Francesco Patanè, Marial Bajma Riva, Federico Pasquali, Antonella Loliva, Giorgia Fasce e Massimo Olcese (che non è mio padre), con il quale ho co-firmato la drammaturgia. Un’esperienza, quella vissuta, che mi ha permesso di testare il nuovo aiuto-regia, Pietro Crozza Signoris, un ragazzo volenteroso e dotato di grande intuito. Al di là di questo spettacolo, che di certo avrà un suo seguito, c’è la realizzazione di un primo romanzo, “La Salita del Melograno”, e l’idea di un primo lungometraggio. Si tratta di una storia personale, ambientata tra i luoghi in cui sono cresciuto, la campagna ligure, tra Genova e Roma. E tanto altro ci sarà…».
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