“Canzoni in forma di nuvole”, il nuovo spettacolo con Gianni De Feo, presto in scena a Roma. Ecco le anticipazioni.
Ritroviamo con piacere l’attore Gianni De Feo pronto ad anticipare qualcosa sulla prossima esperienza teatrale che vivrà dal 30 gennaio al 1 febbraio al Teatro di Villa Lazzaroni, “Canzoni in forma di nuvole”.
Ben ritrovato sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo“, Gianni De Feo. Dal 30 gennaio al 1 febbraio sarai in scena al Teatro di Villa Lazzaroni con uno spettacolo musicale, “Canzoni in forma di nuvole”. Cosa anticipare a riguardo?
«Un mio nuovo personalissimo omaggio alla canzone d’autore, “Canzoni in forma di nuvole”. In una dimensione immaginifica, in uno spazio simbolico onirico surreale attraverso il quale le storie fluttuano appunto come nuvole passeggere, ho voluto e ho fatto incontrare due grandi protagonisti della musica internazionale. Due poeti, nello specifico, Sergio Endrigo e Jacques Brel, artisti opposti tra loro per stile musicale e carattere. Endrigo, spirito pacato, malinconico, che racconta l’amore puro ma anche autore di canzoni politiche e canzoni per l’infanzia. Brel, spirito irrequieto, impetuoso, tormentato, dallo stile graffiante, provocatorio e, a volte, eccessivamente teatrale con la sua personalissima mimica facciale. Nella visione del mio spettacolo, il sottile filo che unisce questi due mondi e le loro distinte personalità si evidenzia nello stesso gusto per l’avventura, che li scagiona dalle facili etichette, ma soprattutto nel coraggio di entrambi di non aver mai tradito con virilità la loro essenza di eterni sognatori».
Cosa possiamo aspettarci da questa nuova esperienza, quali nuove sonorità e messaggi per i presenti in teatro?
«Reinterpretare queste canzoni così potenti, alcune note alla maggior parte del pubblico altre forse meno, non è certo un’operazione così evidente. Occorre uno studio vocale preciso, meticoloso, che non tradisca lo spirito originale ma che, allo stesso tempo, lasci un margine necessario al proprio abbandono emotivo. Anche in questo caso, come nel mio precedente spettacolo dedicato a Edith Piaf (spettacolo ancora attivo da più di quindici anni) mi sono ancora una volta affidato alla fisarmonica di Marcello Fiorini. I suoi arrangiamenti musicali e la sua attenta sensibilità nell’accompagnamento dal vivo con una adeguata presenza scenica, fanno da contrappunto allo spettacolo stesso. Gli arrangiamenti di Fiorini rendono elastico, se cosi si può dire metaforicamente, il gusto di un’epoca retrò fino a trasferirlo ad una contemporaneità che tuttavia non tradisce il mood, l’anima, l’essenza del brano originale. E poi ci sono le storie (Cento storie per Sergio Endrigo e Jacques Brel). Racconti brevi e intensi scritti da Ennio Speranza (pure autore dello spettacolo su Piaf) che non sono solo testimonianze biografiche, ma piccoli quadri esistenziali di un uomo comune concepiti per dare ulteriore lancio poetico alla canzone. Insomma, Speranza e Fiorini un team già collaudato per una nuova avventura sopra e sotto le nuvole. E se un messaggio, o meglio una riflessione si vorrà condividere con il pubblico in sala, sarà proprio l’augurio a non smettere mai di alimentarci attraverso i Sogni. Ognuno a proprio modo».
Cosa manca, attualmente, al tuo percorso, quali ruoli, quali nuove emozioni?
«Nel mio cassetto interiore non c’è ancora una provvista di cose da tirar fuori al momento opportuno, e non credo che mi attiverò per organizzare una ‘scorta preventiva’. Mi lascio sorprendere di volta in volta dalle novità e dagli odori di passaggio. La meraviglia, lo stupore, la curiosità e la capacità di sorprendersi addirittura con un pizzico di sana ingenuità, sono elementi essenziali per il mantenimento di un’energia creativa e sempre attiva. E poi ci sono i Sogni, quelli che ci rendono scaltri, esperti, e che ci suggeriscono i percorsi nei quali sarà meglio avventurarsi. Anche se può capitare che l’inganno talvolta è sotteso. Che dire? Il bello della vita in diretta».
Quali nuovi progetti bollino in pentola?
«Sono già in preparazione e studio del prossimo spettacolo che sarà in scena al Teatro Sophia dal 12 al 15 marzo. Hanno ucciso Baudelaire, un nuovo testo di Marco Buzzi Maresca dove non mancheranno stralci di poesie del poeta francese rivissuto attraverso le avventure piccanti di un clochard. E poi un ritorno al Teatro di Villa Lazzaroni, dal 17 al 19 aprile, con la ripresa di Bambola, un testo di Paolo Vanacore, musiche originali di Alessandro Panatteri e alcune canzoni di Patty Pravo. Per l’estate, poi, nuove interessanti proposte che non posso ancora anticipare. Insomma, come dire? Il Paradiso può attendere, a meno che, non continuiamo a crearcelo su terra».
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