Con il singolo “Kill Bill”, Comeilmiele trasforma la fine di un amore in una rivincita pop-rock. Il nuovo progetto di Miele Gullì.
L’universo dell’indie-pop italiano ha una nuova voce che non ha paura di “sporcarsi le mani” con la realtà. Dopo il lancio dell’EP “Eppi” (Maqueta Records), avvenuto nei primi giorni di gennaio 2026, la cantautrice romana Comeilmiele — al secolo Miele Gullì — torna a graffiare l’etere con il nuovo singolo “Kill Bill”.
Il brano, prodotto da Fernando Alba, non è solo un omaggio cinefilo, ma un atto di emancipazione emotiva che ridefinisce i confini del romanticismo moderno.
Addio favole: la musica di Comeilmiele è “Indie Felice”
Se per anni l’indie è stato sinonimo di malinconia crepuscolare, Comeilmiele sovverte il genere definendo la sua musica come «indie felice». Nonostante i temi trattati in “Kill Bill” siano crudi — la scoperta di essere il terzo incomodo e la fine di un’illusione — l’approccio è quello di chi sceglie la consapevolezza alla vittimizzazione.
Un sound tagliente tra Tarantino e il pop moderno
Il brano, scritto insieme a Marco Savini, abbandona l’immaginario zuccheroso delle principesse Disney per immergersi nelle atmosfere pulp di Quentin Tarantino. La struttura sonora riflette perfettamente questa tensione:
- Chitarre elettriche: Curate da Marco Savini, regalano un’energia rock-punk.
- Sezione ritmica: La batteria di Lorenzo Tempestilli scandisce il tempo di una marcia verso la libertà.
- Tastiere: Suonate dalla stessa Miele, creano un tappeto armonico che bilancia la rabbia del testo.
Il brano è stato finalizzato con un team d’eccellenza: mixato da Fabrizio Frezza e masterizzato da Carmine Simeone presso i rinomati Forword Studios.
La voce di una generazione senza filtri
Con “Kill Bill”, l’artista prosegue il percorso iniziato con singoli di successo come “Esagero” e “Pazza (di te)”, dove esplora le fragilità della Gen Z. Miele Gullì si fa portavoce di chi non vuole più sentirsi “sbagliato” per la propria intensità emotiva.
«In questo limbo di emozioni incerte alimentate da dipendenza affettiva», spiega l’artista, «sono fiera di usare le parole come una katana musicale per tagliare i ponti con il passato».
Il progetto punta a normalizzare l’essere “esagerati”, trasformando le risposte mancate e le delusioni quotidiane in canzoni che colpiscono nel segno, confermando la Maqueta Records come una delle etichette più attente allo scouting di talenti autentici nel panorama indipendente.
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