Andrea Perrozzi

Andrea Perrozzi: una forte urgenza la mia “Laggiù”

Intervista ad Andrea Perrozzi, che ci racconta del suo nuovo singolo dal titolo “Laggiù” e del suo percorso musicale.

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Incontriamo Andrea Perrozzi pronto a parlarci del singolo “Laggiù”, delle sensazioni legate alla musica…

Benvenuto su La Gazzetta dello Spettacolo, Andrea Perrozzi. Parlaci del tuo ultimo singolo, “Laggiù”, del modo in cui ha preso forma?
«Questa canzone è nata piano ed è scaturita da una forte urgenza emotiva. Sentivo il bisogno di fermare un’immagine, quella di un’infanzia interrotta, di bambini costretti a crescere dentro un dolore che non hanno scelto. Cercavo un nome che potesse entrare in metrica, per giorni, ma poi è arrivata da sola la parola “Laggiù “. Così non ho più pensato a un volto preciso, ma ad uno sguardo che potesse rappresentarli tutti».

Come ha preso forma questa passione per la musica?
«La risposta viene prima della domanda. Da bambino non volevo giocattoli comuni, ma solo strumenti musicali. La passione per la musica è quindi, nata con me, come se fosse un mio doppio. Ci amiamo e ci odiamo. Mi tiene sveglia come un amante che non riesco ad accontentare. Mettere in musica ciò che sento è il mio modo di stare nel mondo, di dare forma a una ferita e condividerla».

Quali artisti hanno guidato il tuo percorso?
«Mi sento figlio del cantautorato italiano, di una stagione in cui le canzoni avevano tempo per respirare. Un tempo in cui la scrittura veniva prima delle regole, e l’urgenza espressiva contava più della forma. Sono cresciuto ascoltando artisti come Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Lucio Battisti, e tanti altri che mi hanno insegnato che una canzone può essere libera, imprevedibile, profondamente umana. Erano artisti capaci di seguire un’emozione fino in fondo, senza preoccuparsi di rientrare in uno schema o di assomigliare a qualcosa di già visto. Oggi la musica richiede, per lo più, velocità e somiglianza. Personalmente, nel mio piccolo, continuo a cercare una canzone che resti, che non abbia paura delle pause e dei silenzi. È da quella libertà che mi sento generato, ed è lì che provo a restare».

Quali palchi calcare, quali sogni da realizzare, in futuro?
«Ho la fortuna di lavorare con un artista come Enrico Brignano che di grandi palcoscenici ne calca davvero tanti. Scrivo le canzoni che sono presenti nei suoi spettacoli e spesso mi ritrovo a cantarle. Questo mi consente di portare la mia musica in tutti i teatri italiani ed anche Europei. Il sogno più grande consisterebbe nel poterla cantare in maniera diretta, questa musica».

Cosa aspettarci dai prossimi progetti?
«Attualmente sono ancora in tournée con Enrico, fino ad Aprile e sto anche lavorando alla realizzazione di un mio disco. Vorrei farlo uscire in vinile, oltre che in digitale, per poi fare un concerto di presentazione in un posto prestigioso, che per scaramanzia non rivelo ancora. Appuntamento a metà 2026!».

Su Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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