Gianmaria Vassallo

Gianmaria Vassallo presenta TuttoToscano

Incontriamo il giovane esponente dell’humor toscano, Gianmaria Vassallo, che ci racconta il suo spettacolo “TuttoToscano”.

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Gianmaria Vassallo, ragazzo simpatico, già prima che apra bocca, con la sua sola mimica facciale, il che non è tanto scontato, far scappare un sorriso che provoca a chiunque lo stia a guardare, prima che con la sua morbida parlata fiorentina, inizi a far le sue performance.

Qualcuno più datato di Gianmaria lo disse un tempo “Far ridere non è facile, a differenza del far piangere, è molto più difficile” quel qualcuno era Totò e oramai chi mi legge, conosce il mio amore per lui, che spesso lo infilo, ove è d’uopo con qualche sua citazione.

Gianmaria Vassallo benvenuto sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”. Dalla tua dimensione fiorentina, nel 2005 hai iniziato il tuo percorso televisivo, sulle reti Mediaset con Gerry Scotti e Michele Hunziker, in Chi ha incastrato lo zio Gerry. Come ti ricordi e se dovessi pensare al te di allora, cosa ti viene in mente?
«A proposito di quel periodo ci sono tanti ricordi perché non è stato certo il periodo che ha segnato l’inizio della mia carriera, allora avevo dieci anni e comunque si poteva già intravedere un carattere esuberante. Un carattere, che mi ha portato ad avere quell’entusiasmo e quella voglia di stare sul palco, al centro dell’attenzione, perché mi piaceva far ridere e avere gli occhi addosso.  Dopotutto gli attori e tutti quelli che stanno su un palcoscenico sono un poco esibizionisti, anche se non lo ammetteranno mai. Ricordo che era estate e mamma mi lasciava la mattina  a fare i compiti a casa per la scuola e poi tornava per il pranzo. Mentre facevo colazione leggevo ciò che appariva in tivù tra un cartone e l’altro e mi sono imbattuto in un numero verde, in cui si cercavano bambini che avessero meno di dieci anni, io avevo dieci anni ma non li dimostravo. Io telefonai, era il numero della Endemol, e lasciai i miei dati. Quando tornò la mia mamma, richiamarono quelli della Endemol, dicendo che avevo telefonato, con lo stupore di mia mamma. Fatto sta che dissi a mia mamma che ci volevo provare. Feci il primo provino, poi il secondo e poi feci tutte e sei le puntate. Per cui diciamo che fin da bambino c’era una voglia di stare sul palco e in quel mondo che mi affascina tutt’ora».

Sei attivo sulle tue pagine social e in radio, in cui mostri vizi e virtù del popolo toscana. Secondo te, oltre alla tua regione di appartenenza, quale si eguaglia in umorismo?
«È difficile paragonare un toscano ad altre zone d’Italia. Diceva il Malaparte che “ i toscani fanno razza  per conto suo” detto un po’ in sintesi. Forse la sua definizione è quella più accorta ed evidente per un toscano. Il toscano non ha mezze misure. Può essere il più grande cinico e il più grande poeta al mondo. Ti sa accarezzare e ti sa graffiare. Sa essere estroso ma anche distruttivo. Fa combaciare  come si dice a Firenze il “culo con le quarant’ore” che non è nulla di volgare ma appartiene ad un detto popolare, tanto per far comprendere l’opposizione caratteriale di ogni buon toscano. È chiaro che forse per estro e simpatia, mi vengono in mente sono i napoletani. Perché ci sono molte comparazioni, specie in campo letterario, con forme letterarie molto simili, esempio villanelle o ottave rime. La loro lingua è molto estrosa, molto fantasiosa. I napoletani si ingegnano per arrivare alla fine della giornata e prendono la vita con un sorriso. Forse per estro e creatività abbiamo preso un po’ da loro. Però diciamo che è un paragone molto lontano, molto  distaccato, anche perché come ho detto prima, il toscano fa razza per conto suo. Basti guardare nella comicità, i nostri predecessori che hanno dato tanto per il teatro, per il cinema, pur essendo stati molti, se si guarda  oggi nelle trasmissioni,  va molto di più  la comicità romana, quella napoletana, di toscani ce n’è sempre meno».

Chi ha ispirato la tua vena comica?
«Io rappresento ancora, per fortuna, quella generazione che ha visto, anche se nell’ultima stagione della loro esistenza,  i grandi maestri della comicità. Rimanevo affascinato dalla voce incantevole di Riccardo Marasco che, nei suoi spettacoli metteva tanta verve comica, oltre che le canzoni.  Anche Giorgio Ariani; ultimamente sono andato a rivedere Benvenuti in casa Gori con il grande Alessandro Benvenuti, insomma quando c’era quella comicità che faceva scuola. Poi io sono cresciuto con i grandi nomi di Vernice fresca, il primo spettacolo della mia vita che ero davvero un bambino, l’ho fatta col mio grande amico, che non finirò mai di pensarlo, che è Niki Giustini, che ci ha lasciati nel 2017. A lui devo tantissimo, così come devo tantissimo a Leonardo Pieraccioni. Infatti è uscito proprio oggi, 21 ottobre,  il mio libro edito dalla Giunti editore, e la prefazione è di Leonardo Pieraccioni. A distanza di dieci anni, non c’è niente che io faccia che non gli chieda un parere o un punto di vista. Poi a volte lo prendo a volte  no. Però se dovessi dire chi mi ha ispirato, forse Riccardo Marasco, per tanto e non solo per la comicità; Niki e chiaramente Leonardo Pieraccioni. Sono loro prevalentemente a cui devo la mia ispirazione. Anche se un grande maestro del vernacolo fiorentino, ora che mi ci fai pensare, è Brunetto Salvini ( scomparso nel 2020) , che è stato un grande maestro del teatro vernacolare insieme a Vanda Pasquini e altri grandi nomi. Da lui, oltre ad esserci stato un grande rapporto, quasi come tra nonno e nipote,  ho preso tanto materiale e lui mi ha dato veramente tanto».

Tu sei musicista, cantante, attore e conduttore radiofonico ( su Radio Utopia ). hai sempre curato la tua formazione attoriale, prima all’Accademia del Teatro Pratese e poi al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. Quanto, secondo te, nella professione artistica, è fondamentale lo studio unito al talento?
«Riguardo la formazione accademica direi che vale poco, non dico che non vale, si possono affinare delle tecniche, imparare che è sempre cosa buona e giusta. Però effettivamente il teatro e il cinema, sono azione, sostanzialmente si va ad agire o su un palco oppure di fronte ad una macchina da presa. Quindi consiglio sempre di sperimentare il proprio corpo in relazione ad un ruolo da interpretare. Magari consiglio il teatro di prosa o di gruppo per misurarsi con gli altri e verso gli altri. Questo posso dire che è stato il mio più grande training, quello di fare spettacoli. Io ho recitato sia in spettacoli di musical che di prosa, facendolo con diversi attori. Talvolta in due, tre,  o in una compagnia. Ecco è importante vedere e osservare gli altri come si muovono, quali sono le loro attitudini comportamentali verso il ruolo da interpretare e poi misurare noi stessi di fronte al personaggio. Perché poi, dico sempre che, ognuno affina il suo modus operandi, per entrare nel personaggio, interpretarlo e tutto. Sono quella generazione della gavetta, anche per il One man show e basta per fare  esclusivamente comicità e cabaret, che oggi si chiamerebbe Stand-up comedy. Un tempo si partiva dai bar, dai ristoranti. Anche attraverso queste piccole platee in cui spesso non eri gradito, ti porti dietro quella scuola che ti permette di  vedere le reazioni del pubblico, affinare le tecniche  dei tempi comici. Per cui tante cose non si possono insegnare ma si vivono facendo mestiere, facendo training sull’azione».

Nel 2021 e nel 2024 sei stato nel cast dei film Il sesso degli angeli e Pare parecchio Parigi , di e con Leonardo Pieraccioni. Se dovessi fare un confronto, tra il palcoscenico e il set, per te uno dei due prevale sull’altro?
«Mi sento di dirti che nel Cinema tu non morirai mai. Perché quando la pellicola, come si diceva un tempo, oggi la macchina da presa, registra la tua presenza, quella presenza sarà per sempre, il cinema ti renderà immortale. Sicuramente ha un impatto di visibilità molto più elevata rispetto a quella del teatro. Il Teatro, parlo per me, ma so che sicuramente è  una cosa condivisa da molti, ti dà quella carica di adrenalina che è quel respiro affannato prima di salire sul palco. Sentire i rumori del pubblico mentre ti attende. Vedere la reazione del pubblico  è un mondo a sé stante. È un mondo più magico. Poi è come un bacio che è la cosa più magica che possa esistere, ma che finisce presto, finisce il tempo di quella esibizione e di quello spettacolo. Il film magari te lo puoi rivedere, come mettere una lettera d’amore in un cassetto,  questa l’ho rubata a Leonardo Pieraccioni- dice con un sorriso».

Sarai in scena con lo spettacolo TuttoToscano. Ce ne vorresti parlare e dove sarai presente?
«TuttoToscano è quello spettacolo che un po’ descrive me stesso, ma non solo me ma  tutti i toscani, nella loro identità. È un’immersione completa in tutta quella che è l’identità toscana. Andiamo a vedere un po’ lo spirito e l’humor dei nostri nonni, fino a quanto molto sia cambiato nei toscani ma anche a quanto effettivamente certe attitudini e certi atteggiamenti non siano cambiati, restando invariati. Tutto ciò  è reso con dei monologhi, che si alternano con delle canzoni  toscane di repertorio comico,  che ho ricercato e ho imparato nel tempo. È veramente un ritrovo di tante persone che mi hanno lasciato anche a bocca aperta dai social. Effettivamente non è da molto che mi sono buttato sui social, sarà da aprile, eppure in poco tempo, realizzando reel di stampo toscano, l’affetto e la stima della gente è stata tale che in poco tempo, si è realizzato il tutto. Se consideri il 25 di settembre sono andati in vendita i biglietti, adesso dopo meno di un mese mancano solo venti posti al riempimento, quindi si può parlare già di sold out in poco meno di venti giorni. Quindi attraverso il social mi viene restituito un affetto da parte della gente che è inestimabile ed io spero solo di essere in grado di poterlo ricambiare quella sera che è il 29 di novembre, un sabato, e sarò presso il teatro  Shalom di Empoli alle 21:00».

Hai scritto il libro C’era una volta in Toscana, storie, tradizioni e leggende della regione più ganza d’Italia, con la prefazione di Leonardo Pieraccioni. In cosa la Toscana è la “ più ganza”?
«Anche la realizzazione del libro è una grande soddisfazione. Giunti editore ha accettato di essere la casa Editrice di questo libro e stiamo aspettando il momento giusto per promuoverlo a 360°. Sicuramente alla fine di ogni mio spettacolo c’è la possibilità di acquistarlo. La Toscana per certi aneddoti non puoi non considerarla la più ganza ed è chiaro che io parli di parte, lo dico da fiorentino e da innamorato di questa terra.  Perché, come racconto nel libro,  si scoprono curiosità e aneddoti della nostra storia che effettivamente  non puoi non considerala la più ganza d’Italia. Per farti un esempio ti dirò, una cosa che ho letto su un documento storico, cioè  che i soldi per finanziare la realizzazione della Cattedrale di Santa Maria del Fiore, sono stati procurati grazie ai moccoli fiorentini ( le bestemmie) . Ad un certo punto le istituzioni dell’epoca, siamo nel Duecento, imposero una tassa: Chi bestemmiava doveva pagare pegno! I soldi raccolti vennero devoluti per la costruzione della Cattedrale, non ci mancò la materia prima, basti guardare quanto è diventata bella la nostra Cattedrale, eppure pensare che una delle case di Dio più belle al mondo è stata sovvenzionata “ dai moccoli dei fiorentini”».

Oltre che in Teatro stai occupandoti di altri progetti?
«Allora devo buttare tre video a settimana, sui social, perché quello chiede l’algoritmo e quindi sono sempre in continua stesura di video seppur brevi, ma a  un ritmo frenetico. Ricominciamo “ a bomba” con questi spettacoli che sono dei  “One man show” e sono quelli che richiedono le persone dai social , per venire a vederti; la radio va avanti tutti i giorni, inoltre è uscito anche questo libro…  che me ne vo’ fa fare altre? – dice con una risata tipica. Per adesso sto mandando avanti questo, facciamo una cosa per volta, anche se una cosa per volta non la fai, ne fai quattro o cinque contemporaneamente. Sto continuando su questo filone, tra social, radio e teatro, poi anche il libro, per adesso mi va bene così».

In una battuta finale, nel tuo stile , potresti rivolgere un saluto ai lettori?
«Una battuta finale,  io ti devo ringraziare e devo ringraziare tutti i lettori che continuano a seguire questo bel giornale, se sono arrivati fino a qua, prenderanno i ringraziamenti, se non ci sono arrivati nessuno li ringrazia, capito, perché non hanno letto i ringraziamenti finali da parte mia e un saluto. Del resto se sono arrivati fino in fondo le cose son due: o è tutto il mio pubblico che effettivamente l’é un po’ grullo (ingenuo, per dirla carinamente) e questo c’è lo si può aspettare, oppure sono veramente troppo affezionati al tuo giornale. – conclude sorridendo».

Su Angela Pensabene

Dopo studi di canto e musicali in Conservatorio, mi formo come artista di Teatro Lirico esibendomi dapprima come corista in Opere liriche e poi come solista, principalmente nel repertorio Verdiano. Nel contempo inizio l'insegnamento nelle Scuole sia Primarie che Secondarie.

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