Pasquale Anselmo: doppiare mi ha regalato tutto

Pasquale Anselmo: doppiare mi ha regalato tutto

Incontriamo Pasquale Anselmo, un doppiatore italiano che si racconta su quello che sono state le sue esperienze nel campo.

Una voce da tutti a apprezzata quella di Pasquale Anselmo, attore e per lo più doppiatore, pronto a parlarci della sua carriera, del grande amore che nutre per questo mestiere che nel corso degli anni gli ha regalato ‘tutto’.

Benvenuto su La Gazzetta dello Spettacolo, Pasquale Anselmo. La tua voce è da anni nelle case di tutti noi perché associata, in particolar modo, all’attore Nicolas Cage. Cosa rappresenta ancora oggi questo tuo viaggio nel doppiaggio?
Rappresenta tantissimo! Per me che nella vita ho fatto di tutto, tra cinema, televisione e teatro, poter fare qualcosa di continuativo è davvero importante. Il doppiaggio mi ha permesso tutto ciò, così come mi ha concesso di poter scegliere cosa fare, regalandomi la possibilità di vivere ruoli sempre diversi.

Hai la possibilità di realizzare della masterclass e tanto altro ma, per lo più, cosa cerchi di trasmettere ai giovani?
È fondamentale studiare come portare la propria voce, così come la dizione, e ciò a partire dal palcoscenico, senza ansia alcuna, qualcosa di lontano, nemico, al nostro mestiere. È importante capire una battuta, saper rispondere, arrivando a quel qualcosa in più.

Una carriera, la tua, che ha avuto inizio da ragazzo.
Ho lasciato Cosenza da ragazzo, rinunciando a tante cose per trasferirmi a Roma, approdando all’Accademia a vent’anni. Ho azzerato ogni cosa pur di realizzare questo sogno. È un lavoro importante, che regala tanto e va coltivato…

Hai dei rimpianti?
Assolutamente no! Ho, però, perso mio padre a sedici anni, ne aveva appena cinquantanove, non mi ha mai visto fare questo mestiere…

A livello recitativo ti è mancato qualcosa?
Nulla se non, forse, qualche Shakespeare in teatro. Ho fatto tanto altro, però, e Shakespeare l’ho poi realizzato al doppiaggio. Questo mestiere non si ferma, finisce con la morte, quindi chissà cosa mi riserverà il futuro.

Recentemente hai preso parte a “Suggestioni dal set”, ideato da Marco Bonardelli, all’interno della Festa del Cinema di Roma. Cosa puoi dirci a riguardo?
Prendo spesso parte a situazioni del genere, in cui ho modo di ritrovare anche i miei colleghi. Mi diverte sempre, mi rende felice parlare del mio lavoro, degli aneddoti che raccogliamo nel corso degli anni.

Quali consensi riscontri da parte di tutti coloro che ti incontrano e riconoscono la particolarità della tua voce?
Sono in tanti ad avvicinarci forse perché siamo nicchia, appariamo poco, si sa anche poco del nostro vissuto, si ha più coraggio nel venirci incontro.

Anticipazioni legate al tuo futuro artistico?
A breve dovrebbe uscire il nuovo horror in cui ho nuovamente doppiato Nicolas Cage, “Longlegs”. Un lavoraccio, un progetto a cui tengo molto… Non posso dirvi di più, al momento.

Su Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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