Jerry Calà -Professione Entertainer
Jerry Calà -Professione Entertainer

Jerry Calà: da sempre “Professione Entertainer”

Jerry Calà è il mito di tanti, l’uomo con cui molti di noi sono cresciuti e, ancora oggi, lo ritroviamo nelle nostre vite, nei nostri giovani ricordi, nei film da rivivere. Da anni, lo saprete, Jerry è anche la colonna sonora delle nostre estati e, “Professione Entertainer”, di fresca uscita, ne è l’ennesima dimostrazione.

Un album ricco di pezzi importanti, quaranta con esattezza, accompagnati dalla sua vitalità, dalla sua allegria. Ne abbiamo parlato con l’artista in questione, qualche pomeriggio fa, approfittando di quell’incontro telefonico per chiedergli qualche curiosità in più sul suo passato, su ciò che gli ha riservato la sua bellissima vita e carriera.

Per i nostalgici, l’edizione in vinile di Professione Entertainer è qui:

Ben ritrovato su La Gazzetta dello Spettacolo, Jerry Calà. Come stai?

Sto benissimo!! Procede molto bene. Il lavoro è ripreso alla grande, quindi non posso che esserne felice. Ho il calendario pieno per questa estate. Inoltre, il progetto ultimato con l’Azzurra Music, “Professione Entertainer”, sta piacendo molto. Si tratta di un sunto legato al mio show itinerante, registrato al Teatro Nuovo di milano, questo inverno. Una compilation che, anche senza vedermi dal vivo, permette a chi mi segue di ascoltare ciò che canto di solito, ballando, divertendosi come se si fosse realmente ad una mia serata.

Parlavamo appunto di, “Jerry Calà Professione Entertainer”, il tuo nuovo disco realizzato interamente dal vivo. Quaranta successi straordinari, da te reinterpretati, realizzati al Teatro Nuovo di Milano. Come ha avuto vita questo progetto?

Nasce da un’idea di Marco Rossi, il presidente della Azzurra Music, una casa discografica di Verona molto quotata. Rossi ha voluto a tutti i costi registrare questo mio live, eliminando buona parte del parlato che nel lavoro non rende molto. Ne abbiamo reso un montaggio efficace che, se ascoltato in casa, rende come se fossi presente in persona ad un determinato evento. Era necessario, dopo la pandemia, poter riprendere quella gioia, quel divertimento che tanto mancava. Sono stato tra i primi, tra l’altro, a festeggiare i miei primi cinquant’anni di carriera, lo scorso anno, all’Arena di Verona, realizzando un sold out. Speriamo, ad ogni modo, che la “festa” continui senza dover subire ulteriori interruzioni.

“50 anni di libidine” è il titolo del concert-show che porti nuovamente in giro, da questo aprile. Quanta emozione c’è nel poter ritrovare, finalmente, il tuo amato pubblico?

L’emozione è sempre grande. Dico spesso che, quando un artista non prova più tali sensazioni, non ha senso di essere ed è meglio, quindi, che smetta. Personalmente, dunque, non ho nessuna intenzione di mollare, nonostante la mia età, perché continuo ancora ad emozionarmi. Mi unisco alla mia grande amica Mara Venier che quando le viene chiesto di smettere, per via dell’età, risponde: “col cavolo!” (ride). Non posso che darle ragione. Siamo in tanti, oggi, ad avere raggiunto i settanta.

Non posso che essere in pieno accordo con te. C’è bisogno di continuare a tramandare talento, energia positiva, emozioni..

Ma certo! Siamo in tanti, come dicevo, a continuare ad avere grande energia. Se pensiamo a Vasco Rossi, che ancora oggi è in grado di emozionare il suo pubblico, tenendo benissimo il palco. Stesso discorso per me che, proprio come lui, riesco ad esibirmi per più di due ore. Continuiamo così! (ride)

Il titolo del tuo album di live, “Professione Entertainer”, mi riporta a quel mito del capovillaggio di Enrico de “Professione Vacanze”. Che ricordo ne hai e quanto pensi possa essere fattibile un sequel, oggi, a distanza di così tanti anni?

Esatto! È proprio lì che volevo portare il mio pubblico. Questo Jerry Calà, di professione attore, che nella sua vita ha fatto anche l’animatore e, al contempo, l’Entertainer. Volevo riagganciarmi a questo filo e, fortunatamente, l’idea è piaciuta anche alla casa discografica. Ho pensato tanto, negli anni, ad un ritorno di quella serie. Purtroppo, però, non sono un produttore abile a poterla riportare in vita. Non ti nego che, se fosse stato fattibile, avrei voluto al mio fianco dei giovani capaci di sostenermi ed io lì a sorreggere il tutto, fungendo da supervisore. Idee bellissime ma, purtroppo, oggi non bastano. Occorre trovare chi abbia voglia di produrle. Il periodo che mi legava a “Professione Vacanze”, tra l’altro, era costellato da tanto cinema. Quella serie, per me, ha rappresentato un primo, importante, esperimento televisivo. Mi sono scatenato, divertito al massimo, ed ancora oggi continuano a dirmi che ero un sano portatore di allegria.

Hai avuto modo di collaborare con donne bellissime: Virna Lisi, Isabella Ferrari, Marina Suma, Sabrina Salerno, Karina Huff, Mara Venier e moltissime altre. Quali tra queste ricordi con più piacere e, se possibile, vorrei chiederti un personale ricordo di Virna Lisi?

Chiaramente non posso che citarti Mara Venier. Incontrarla, in occasione di un film, ai tempi, ha rappresentato l’inizio di un grande amore che, oggi, continua ad essere un’amicizia importantissima. Segno che, nel tempo, un qualcosa di importante può evolversi in bene, senza dover scaturire in battaglie e litigi inutili. Di Virna Lisi non posso che dirne bene. Ha rappresentato una grandissima emozione, ai tempi, incontrarla. Una donna stupenda, bellissima, una vera e propria diva per me. Dico sempre che gli schiaffi che mi ha dato durante la lavorazione del film sono stati i più belli della mia vita. In quella famosa scena in cui prendevo tanti ceffoni, che mi riporta alla mente anche il grande Carlo Vanzina, ricordo le parole di Virna: “Jerry, perdonami, gli schiaffi finti non li so dare”. Carlo aveva ascoltato tutto e, imperterrito, continuò a farmi dare una decina di schiaffi e più, girando la scena a ripetizione. A fine riprese le mie guance erano di un rosso intenso. La risposta alla Lisi, alle sue parole, fu: “si figuri!”. Davvero sono stati gli schiaffi più belli della mia vita.

Che ricordo hai, invece, dei “Gatti di Vicolo Miracoli” e di quelle prime, importanti, esperienze?

Ho dei ricordi bellissimi. Sono ricordi legati agli inizi, alla ricerca della fortuna, di qualcosa di comune. Vivevamo tutti insieme nella stessa casa, quindi non possono che essere stati dei momenti stupendi. Eravamo in quattro e la fortuna, forse, era proprio quella. Tante persone affrontano questo percorso da soli, noi trovavamo, invece, la forza di tirarci su da soli, sostenendoci a vicenda. Ancora oggi ci frequentiamo, ricordiamo insieme i bei tempi, cogliendo tutte le occasioni possibili, ora come in passato, per collaborare e condividere momenti importanti. Un vissuto di ricordi, dunque, ma con un grande presente avanti da condividere.

Sei felice di ciò che hai avuto modo di realizzare?

Non si è mai felici del tutto. Vorremmo sempre qualcosa di più, quel film che abbiamo nel cuore ancora irrealizzato, o chissà che altro. In linea di massima, però, sono riuscito a realizzare tantissimo di ciò che mi ero proposto, quindi sono contento. Felice è una parola grossa, ma sono contento.

Amatissimo dai giovani e non solo, quali consigli vuoi trasmettere a tutti coloro che pensano di voler intraprendere il tuo stesso mestiere?

L’unico consiglio che sento di dare è quello di essere onesti con se stessi. Può sembrare facile, ai tempi di oggi, raggiungere il successo tramite reality o quanto altro. Penso che il tutto sia effimero e riduttivo, invece. Consiglio loro di essere sinceri e di capire veramente se c’è del talento vero per l’arte, senza pensare soltanto alla voglia di diventare noti. Se il talento c’è, occorre battere sul ferro finché è caldo. Senza, invece, penso sia meglio lasciar stare.

Puoi anticiparci qualcosa sul tuo futuro artistico?

Sono una persona scaramantica e, in quanto tale, non amo parlare dei miei progetti futuri. Di certo c’è che ho tante cose in ballo che, non appena saranno sicure, vi farò sapere. Grazie per questa piacevole chiacchierata.

Autore: Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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