20 anni degli RPWL con God Has Failed live

Causa pandemia gli RPWL, la più apprezzata ed iconica band di progressive rock tedesca, lo scorso anno è stata costretta a cancellare i concerti evento per la celebrazione del ventennale dell’uscita del loro primo album, God Has Failed (2000). Un capolavoro di sonorità prog, di melodia e d’atmosfera che il quartetto composto da Yogi Lang, vocals e tastiere, Kalle Wallner, chitarra, Marc Turiaux, batteria e Markus Jehle alle tastiere, ha voluto comunque riproporre e celebrare sempre in versione live con il cd God Has Failes Live & Personal, in uscita il 30 aprile.

RPWL. Foto di Alexey Testov
RPWL. Foto di Alexey Testov

Un modo per superare l’impossibiità di potersi esibire dal vivo dando modo ai tantissimi fans sparsi in tutto il mondo di godersi il vibe del sound live della formazione, composta da musicisti di assoluta qualità, capaci di creare tra di loro un’enorme sintonia on stage ma abilissimi anche nel crearsi spazi per esaltanti assolo, in modo particolare i talentuosi Kalle Wallner e Marc Turiaux. Abbiamo intervistato il quartetto originario di Frisinga, Germania, per farci raccontare qualcosa in più su questa nuova versione di God Has Failed e per parlare delle attività solistiche di un paio dei membri degli RPWL…

Benvenuti RPWL. Come mai avete deciso, tra tanti album, di registrare live God Has Failed e quindi di pubbicarlo?

Marc Turiaux: Beh, l’album God Has Failed è stato pubblicato originariamente nel 2000 quindi il 2020 è stato l’anno del ventennale del primo album degli RPWL e, in qualche modo, ha segnato particolarmente l’intera storia della band.

Kalle Wallner: Originariamente lo scorso novembre avevamo programmato un tour per questo anniversario. Dopo che siamo stati costretti a cancellarlo, abbiamo voluto perlomeno riportare in qualche modo quel concerto nelle case delle persone. Ovviamente proponendo il modo in cui suoniamo adesso le canzoni di quel disco.

In rapporto al vostro più recente cd Tales From Outer Space, quando pensate che il sound e lo stile degli RPWL sia maturato dai tempi di God Has Failed?

Kalle: Questo è molto duro a dirsi. La nostra musica è sempre stata molto influenzata da tutto ciò che ci girava intorno, a quello che stavamo vivendo in quel particolare momento. Come ognuno di noi si è evoluto per quanto riguarda la propria personalità lo stesso è accaduto alla nostra musica. In God Has Failed ci sono sicuramente delle canzoni molto speciali. Brani che ti vengono fuori forse una o due volte nella vita, come ad esempio Hole in the Sky. D’altra parte all’epoca abbiamo anche pubblicato dei pezzi che oggi come oggi non avremmo mai registrato. In modo particolare sono felice che ogni nostro album suoni in un modo diverso e dimostri la maturazione che la band ha avuto nel tempo.

Quali sono i vostri più bei ricordi legati a God Has Failed?

Kalle: Gli anni subito precedenti alla pubblicazione dell’album sono stati caratterizzati da un certo spirito di ottimismo e da una mancanza di particolari urgenze. Non avevamo un programma definito, ne un piano per il nostro business e neppure per le nostre attività promozionali. Esisteva soltanto la musica per noi e quella specie di follia positiva che poi è stato ciò che ha guidato la band verso il suo primo disco. Ripenso sempre a quello speciale periodo con tanto piacere. Poi ci sono stati anche dei particolari eventi molto positivi per noi, come ad esempio finire con una nostra fotografia sulla copertina di una delle riviste musicali tedesche più importanti per l’art rock come Eclipsed. Inoltre risalgono a quel periodo i nostri primi tour all’estero.

La versione in vinile del vostro nuovo cd include anche due cover dei Pink Floyd. Come avete scelto quelle due particolari canzoni?

Kalle W.: Le registrazioni di questi due brani sono avvenute nello stesso momento in cui ci sono state quelle dell’album God Has Failed. Così ci è sembrato appropriato inserire anche questi due pezzi. Inoltre bisogna dire che Cymbaline era un brano che all’epoca suonavamo spesso dal vivo, in versioni di lunghezza differente con delle ampie parti di jam. Queste due cover erano perfettamente in sintonia con quello che facevamo come band in quel periodo.

I Pink Floyd ovviamente sono rimasti una delle vostre maggiori influenze. Ma ci sono anche altri artisti ai quali vi siete rifatti e ai giorni d’oggi quali gruppi vi piace ascoltare più frequentemente?

Kalle: Il fatto delle influenze non può essere genericamente correlato nello stesso modo a tutti i membri della band. I Pink Floyd hanno rappresentato il nostro denominatore comune fin dagli inizi ma ognuno di noi ha le sue personali influenze, che includono anche la musica classica. Io, ad esempio, sono cresciuto ascoltando maggiormente l’hard rock e l’heavy metal degli anni ’80. Anche oggi mi piace molto la musica rock ma anche il soul, il jazz, tutti i generi musicali. Ma ascolto anche gruppi nati più di recente, quando hanno qualcosa da dire.

Il tour che avevate programmato per celebrare il 20° Anniversario della band lo scorso novembre è stato cancellato a causa della pandemia da Covid19. State progettando di riprogrammare quelle date per celebrare l’evento?

Marc T.: Dal momento che il tour doveva essere una celebrazione del nostro ventesimo anniversario, l’idea di posporlo al 2021 o anche più tardi non ci sorrideva molto. Dal momento che siamo già nel 2021 abbiamo in qualche modo perso la possibilità di fare un Anniversary Tour.

Kalle: Ciò nondimeno abbiamo dovuto posporre alcuni concerti al 2021 o anche al 2022. Ma in ogni caso suoneremo dei pezzi tratti dal nostro primo album God Has Failed in quelle occasioni. Di questi tempi occorrerà rendere il nostro ventesimo anniversario un evento in qualche modo flessibile e ripensarlo di mese in mese.

Riguardo le vostre date live estive, incluse le participazioni ai festival, vi sentite ottimisti nonostante la pandemia non sia ancora finita?

Marc: Se questi mesi ci hanno insegnato qualcosa, è che è molto difficile poter predire quello che accadrà anche soltanto nelle prossime settimane, per non parlare dei prossimi mesi. Noi siamo ancora speranzosi e contiamo di suonare per la prossima estate ma naturalmente sappiamo che tutte le date in finale potrebbero venire cancellate. Non è una cosa che sta nelle nostre mani, quindi dobbiamo accettarla per quello che è e basta.

A causa del lockdown probabilmente tutti avrete più tempo libero in questi mesi. Lo state usando per comporre o registrare brani per il prossimo cd della band?

Kalle: Dopo così tanti anni di lavoro ininterrotto, devo dire che i primi mesi di lockdown ho addirittura goduto della possibiità di essere meno occupato. Ho avuto tanto tempo per correre, leggere e rilassarmi prendendo il sole. Ma il lavoro in studio e quello relativo alla nostra etichetta in ogni caso è continuato. E si’, ho scritto tanti brani nuovi per gli RPWL, per i Blind Ego…

Kalle, a proposito di Blind Ego, questo gruppo ha guadagnato tanti consensi con lo scorso album Preaching to the Choir. Consideri i Blind Ego una band a tempo pieno o soltanto un side project a cui dedicarti nei momenti liberi dagli RPWL?

Anche se i Blind Ego sono una band “permanente” con un line-up stabile fin dal 2017, io li considero ancora un side project. Con loro posso fare qualsiasi cosa senza per questo compromettermi troppo. Mi diverto davvero a lavorare con Yogi su nuove idee per gli RPWL ma anche scrivere musica da solo è un bel divertimento. E poi c’è un fatto vero, con i Blind Ego posso davvero soddisfare il mio desiderio di fare musica più hard rock.

Marc, quando God Has Failed è stato pubblicato tu non facevi ancora parte della band. Che effetto ti ha fatto registrare dal vivo le canzoni dell’album e qual è la tua preferita?

Abbiamo suonato i pezzi di God Has Failed dal vivo tante volte durante questi anni, soprattutto Hole in the Sky. Infatti la trovi praticamente in quasi tutte le setlist dei nostri concerti. Ma è stato grandioso suonare l’intero album per la prima volta. Mi ha reso possibile dare uno sguardo più ravvicinato alle canzoni e all’intero scorrere del disco, rispetto a quanto avevo potuto fare eseguendo un pezzo qui e uno lì in diverse occasioni.

Inoltre è stato stimolante riprodurre le parti di drums di Phil Risetto, il precedente batterista degli RPWL e decidere cosa andava lasciato così com’era e cosa invece doveva essere variato dando la mia personale interpretazione. Per quanto riguarda il mio pezzo preferito della tracklist di God Has Failed, direi che è In Your Dreams.

Yogi, con il tuo recente album solista, A Way Out Of Here, ti sei ancora identificato con il sound degli RPWL ma con un approccio più melodico e forse più pop. Come ti sei avvicinato ai pezzi dell’album in confronto a quelli del repertorio degli RPWL?

Yogi Lang: A Way Out Of Here è focalizzato in modo particolare sui contenuti delle lyrics. Tutte le storie sono molto personali e tutta la musica non fa che accompagnare le parole dei testi, non viceversa. Voglio dire, non è niente di tanto diverso dagli RPWL, ma invece di seguire una sceneggiatura immaginaria, la storia qui rappresenta semplicemente me e la mia vita. Questa è la prima cosa che rende A Way Out Of Here un reale “album solo”. L’altra cosa carina è che, in qualche modo, con questo cd riesci ad ascoltare la musica degli RPWL senza tutte le influenze di questa band.

Markus, qual è il brano della versione live del disco God Hai Failed che preferisci e perchè?

Markus Jehle: Il mio brano referito di quell’album sarà sempre Crazy Lane. Dalla prima volta che lo ho ascoltato, quel pezzo mi ha colpito in modo particolare, specialmente le lyrics che sono davvero toccanti. Sono sicuro che chiunque ascoltadolo si potrà ritrovare in questa canzone da qualche parte, in qualche modo. La versione live poi è davvero speciale perchè l’abbiamo realizzata usando principalmente il piano e le vocals. Suonare uno dei miei pezzi favoriti degli RPWL e farlo con il mio strumento preferito per me è stata davvero una gran cosa.

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