Musica e tempo

La musica è l’arte più intimamente connessa al tempo, è arte del tempo per eccellenza, si può dire che una rispecchia l’altro in quanto entrambi sono celebrazione dell’impermanenza.

Come nel tempo ogni secondo si succede all’altro senza lasciare traccia in un movimento rettilineo senza senso in cui nulla si conserva, così nella musica ogni suono ha una sua esistenza effimera che si dissolve nello spazio dell’ascolto e dell’esecuzione.

Musica e Tempo
Immagine dal Web

È esperienza comune il dilatarsi o comunque il modificarsi della percezione temporale all’interno dell’ascolto musicale, che sostituisce al tempo oggettivo quello soggettivo, tipico dell’esperienza estetica. Si è appena fatto riferimento ad una distinzione essenziale tra tempo soggettivo e tempo oggettivo, si tratta di due piani che all’interno della musica coesistono e si intrecciano inevitabilmente. La magia della soppressione del tempo soggettivo può avvenire solo grazie ad una rigorosa organizzazione temporale oggettiva.

In questo senso il tempo indica il movimento più o meno rapido a cui occorre attenersi nell’esecuzione di un brano musicale osservando le indicazioni poste al principio del brano stesso (adagio, allegro, presto), o nel corso di esso (accelerare, rallentare, stringere). Nel corso delle epoche si è assistito ad una progressiva messa a punto di una esatta misurabilità di questo tempo di esecuzione e allo sviluppo dei necessari strumenti di rilevazione dello stesso. Per secoli ci si attenne al battito medio del polso umano, 78/80 pulsazioni al minuto, per calcolare in termini approssimativi la durata di una data nota presa come punto di riferimento (ad esempio la minima o la semiminima); questo criterio, presentava una duplice variabilità legata sia al variare del sistema di notazione che a quello proprio di ogni battito cardiaco del singolo individuo.

Tra i primi a inserire notazioni relative al tempo, Frescobaldi pubblicò nel 1634 le sue Canzoni da Sonar, dove i cambiamenti di tempo corrispondevano a variazioni del valore delle note. A partire dal secolo successivo si affermò la pratica dell’esecuzione secondo le indicazioni delle didascalie indipendentemente dal valore delle note. Arrivati all’inizio del XIX secolo si arrivò una misurazione affidabile del tempo musicale grazie a Maelzel e all’invenzione del metronomo, uno strumento che offre a tutt’oggi, pur se con i dovuti aggiornamenti (in origine era meccanico oggi anche elettronico, software, fino a diventare anche metronomo online), una misurazione invariabile e oggettiva del tempo musicale.

Come ha sottolineato Michel Imberty nel suo La musica e l’inconscio, se da un lato la materia della musica è il tempo cronologico e la sua organizzazione in impulsi regolari e ripetuti, ciò che costituisce fondandolo il tempo della musica sono le svariate modalità di strutturazione del materiale musicale. Si parla, in questo senso di elementi come la ripetizione anzitutto, che nel suo stretto legame con lo sviluppo tematico e la variazione, “è altamente produttiva e creativa, fondatrice di un tempo e di una durata organizzati, ritmati, anticipabili”. Quindi chiudendo il cerchio, potremmo dire che la musica servendosi di elementi strutturali organizzati all’interno di un tempo oggettivo, crea quella dimensione soggettiva del tempo d’ascolto cui si faceva riferimento in apertura, prosegue, infatti, Imberty: “La ripetizione […] genera il tempo e, nel tempo, una direzionalità, un presente che va verso qualcosa: ma genera anche un prima e un dopo, con i quali il compositore invita l’ascoltatore a giocare, ricordare e anticipare, con un margine sufficiente d’incertezza affinché ogni volta si insinui la sensazione che la ripetizione avrebbe potuto non realizzarsi, che il futuro può sempre essere sconosciuto, che il medesimo atteso può fondersi in un altro che, a sua volta, può tuttavia non essere completamente diverso”.

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