Fabio Moresco, Marc Turiaux e Ola Strandberg: eccellenze dei batteristi prog rock

Se un tempo i batteristi erano relegati sul fondo del palcoscenico, praticamente nella parte più nascosta e lasciavano che le luci dei riflettori fossero appannaggio di cantanti e di chitarristi, adesso le cose sono cambiate.

Foto dei batteristi intervistati con crediti nella caption
FABIO MORESCO (BANCO DEL MUTUO SOCCORSO) Ph. Credits David Castelnuovo MARC TURIAUX (RPWL) Ph. Credits De Cacao Fabrek OLA STRANDBERG (HASSE FROBERG AND MUSICAL COMPANION) Ph. Credits: Johnny Taxe’n

Soprattutto grazie al progressive rock, che ha imposto all’attenzione del pubblico dei batteristi davvero notevoli, capaci di produrre dei grooves complicati ma attraenti e dei fills di tutto rispetto basti pensare al compianto Neil Peart dei Rush, Carl Palmer di EL&P, Mike Portnoy ex Dream Theater, Alan White degli Yes, Bill Bruford di King Crimson, ex Yes… Della categoria dei batteristi più talentuosi della scena mondiale fanno parte di sicuro Fabio Moresco del Banco del Mutuo Soccorso, una delle prog band italiane più blasonate nel nostro paese e all’estero, Marc Turiaux degli RPWL, probabilmente la prog band tedesca più apprezzata nel suo settore e Ola Strandberg, degli svedesi Hasse Froberg and Musical Companion, la band del vocalist dei Flower Kings Hasse Froberg). Grazie a Fabio (che sarà in tour con la sua band il 31 gennaio a Roma, l’1 febbraio a Campobasso, il 5 febbraio a Genova), Marc (le cui grandi doti musicali potete ascoltare nei solchi del recente Live From Outer Space) e Ola (reduce dal successo dell’album Parallel Life), siamo riusciti a mettere a confronto tre modi differenti, provenienti da tre paesi differenti, di declinare le note più belle del migliore prog rock in circolazione…

Nella musica prog rock la batteria ha sempre rivestito un ruolo molto importante. Quanto credi che la figura del batterista sia cresciuta nel neoprog rock ai giorni d’oggi?

E’ verissimo: la batteria ha sempre avuto un ruolo importante nella prog music e i batteristi degli anni 70 sono ancora molto considerati tra i musicisti di oggi. Un nome su tutti: Neil Peart, batterista dei Rush, scomparso pochi giorni fa, ha reso riconoscibilissimo il suo stile, per certi versi all’avanguardia negli anni ‘70/’80: il suo cuore ed il suo amore per lo strumento parlavano e suonavano per lui e con lui. Oggi molti di questi “approcci” sono andati perduti lasciando il posto ad una tecnica fine a se stessa rendendola a volte, a mio parere, scarna ed emotivamente distaccata.

Quanto sono importanti gli assolo di batteria nell’ambito delle tue perfomances live?

Anche se dal vivo il pubblico ne è entusiasta, non sono stato mai un amante degli assolo di batteria fini a se stessi. Per me l’assolo deve essere espressione e ricambio di energia con tutti i componenti della band, deve essere divertimento e condivisione, come accade con il BMS nel brano “Non mi rompete”: 16 battute di stacchi all’unisono e fill di batteria. Questo si’ che è divertente.

Tu puoi ancora essere considerato una new entry del Banco del Mutuo Soccorso, gruppo nel quale sei entrato dopo aver militato nei Metamorfosi. Diresti che il processo di adattamento tra la prima band e il BMS è stato del tutto facile?

Lavoro e mi diverto con il BMS dall’agosto del 2017, quindi sono trascorsi circa 2 anni e mezzo e mi considero un po’ “quello che ha chiuso la porta” ma solo per ovvii motivi temporali. Nel 1996 sono entrato a far parte della band “Metamorfosi” con Enrico Olivieri, Jimmy Spitaleri e Leonardo Gallucci, sono stati anni emotivamente importanti che hanno completato discograficamente, dopo l’uscita di “Inferno”, la Trilogia di Dante Alighieri “La Divina Commedia”, registrando gli album “Paradiso”, da poco uscito anche in vinile 180gr. e l’album “Purgatorio”. Da una band rock prog sinfonica quale è Metamorfosi, ad una band rock prog potente e massiccia come il Banco del Mutuo Soccorso il passaggio non è stato semplice, ma, l’adattamento, seppur lungo, è stato facilitato nel capire ciò che Vittorio (n.d.r. Nocenzi, tastierista e membro fondatore del gruppo) cercava e voleva da un batterista. Molte cose ho imparato da lui e gliene sarò eternamente grato. Tutti questi miei “appunti” sul drumming sono stati importantissimi nella realizzazione dell’ultimo lavoro discografico del Banco del Mutuo Soccorso “Transiberiana”, uscito nell’aprile del 2019, un album di rara intensità e per questo fortemente desiderato dalla band.

Nella musica prog rock la batteria ha sempre rivestito un ruolo molto importante. Quanto credi che la figura del batterista sia cresciuta nel neoprog rock ai giorni d’oggi?

In generale penso che i batteristi oggi siano molto più coinvolti nel songwriting rispetto agli anni passati. Questo probabilmente è dovuto alle possibilità tecniche nella produzione della musica, ma anche ad un approccio migliore e più ampio all’educazione musicale. Questa è una gran cosa davvero, ma c’è ancora tanta strada da fare! Per suonare in una band, per non parlare di una rock band, i batteristi oggi devono offrire un mucchio di abilità tecniche, tutti a volte sono molto esigenti. Senza contare che devi mostrare tutto quello che sai fare senza far intuire che ti stai sforzando, sfoggiando invece sicurezza e convinzione. Mi è sempre piaciuto ascoltare delle parti di batteria molto complesse che magari sono state costruite con l’aiuto di un computer in sintonia con il riff di una chitarra. Così adesso essere un batterista significa molte cose. Se ad esempio ti rifai a qualcuno come Gavin Harrison, ti rendi conti di quanto sia grande come batterista e che stile unico e fantasioso lui abbia, unito a grandi abilità e ad un feeling impeccabile che riesce a modellare ed elevare qualsiasi band nella quale si trovi a suonare.

Quanto sono importanti gli assolo di batteria nell’ambito delle tue perfomances live?

Gli assolo di batteria non sono esattamente il mio punto di forza, ne la situazione nella quale mi sento più a mio agio. Per lungo periodo il pensiero di intrattenere l’audience soltanto con la batteria mi sembrava qualcosa di pretenzioso, ad essere onesto. Inoltre non mi sembrava di vedere in giro tanti batteristi che fossero capaci di attirare la mia attenzione per troppo a lungo quando suonavano da soli. Così la maggior parte delle volte in cui si trattava di fare un assolo io mi tiravo indietro o addirittura lo evitavo. Soltanto di recente ho iniziato ad esserne di nuovo interessato perchè ho sentito che la mia attitudine allo strumento era cambiata e che la mia abilità di esprimermi e di connettere le mie idee musicali con la batteria era migliorata. Forse riguarda il modo in cui sento il mio strumento nella mia testa, devo progredire dal voler soltanto servire la musica al prendermi il mio momento al centro dei riflettori e questa è una questione mentale.

Tu sei entrato a far parte degli RPWL dieci anni fa. Quali sono state le caratteristiche musicali che ti hanno fatto accettare di diventare un membro di questa band?

Beh, come decisione è tutta una questione di opportunità. Se ti capita l’occasione di unirti ad una band come gli RPWL naturalmente devi chiederti come ho fatto io, se sei l’uomo giusto per questo lavoro. Devi considerare ogni aspetto del “pacchetto” quando decidi una cosa del genere: le restrizioni in fatto di tempo, come ti trovi con le altre persone coinvolte nella band, la situazione finanziaria (siamo onesti!) ecc… Ma sicuramente la musica è sempre la parte più importante per me. E questo è stato un qualcosa di semplice perchè ho ascoltato musica prog per tutta la vita quindi non ho dovuto imparare un altro vocabolario. Sapevo già come suonare la musica nel modo in cui dovevo farlo e sentivo di doverlo fare. Non ho dovuto pensarci troppo ma ho potuto semplicemente suonare in modo naturale per me. Inoltre il songwriting della band è grandioso e questa è la cosa più determinante. Se spogli una canzone di tutte le genialità da produttore e degli arrangiamenti complicati, quello che avrai sarà comunque un brano che provoca delle emozioni sull’ascoltatore, almeno alle mie orecchie e questo è ciò che conta. Aggiungici che la produzione dei nostri album è stata sempre impeccabile e che ognuno ha sempre saputo cosa fare e come farlo ad alto livello. Così davvero non ho dovuto pensare troppo su se unirmi oppure no al gruppo. Ovviamente ho accettato.

Nella musica prog rock la batteria ha sempre rivestito un ruolo molto importante. Quanto credi che la figura del batterista sia cresciuta nel neoprog rock ai giorni d’oggi?

E’ cresciuta e continuerà a crescere in futuro. Il significato dei batteristi, e non soltanto nel progressive rock, si è esteso e questa è una cosa buona: dobbiamo focalizzarci sempre di più sia per quanto riguarda il lavoro in studio che durante le performances live.

Quanto sono importanti gli assolo di batteria nell’ambito delle tue perfomances live?

Dipende da quello che si intende per assolo di batteria. Suonare da solo la batteria per 10 minuti può essere un gran momento di protagonismo per lo strumento ma anche suonare un assolo di batteria all’interno di una canzone può essere importante. Personalmente credo che gli assolo siano abbastanza importanti, anche se per anni non ne ho suonato uno “vero”. Non credo che l’audience sia particolarmente interessata ad ascoltarne uno, che ne dite? Mi piacerebbe che ci fosse più richiesta in questo senso. Nella nostra musica comunque c’è già parecchia batteria quindi non credo che fare degli assolo sia poi così fondamentale, anche se è davvero divertente.

Qual è il pezzo del cd “Parallel Life” che ritieni sia più rappresentativo del tuo drumming?

Direi la title track (che ho co-scritto con Hasse Froberg), perchè ha un bel po’ di batteria di cui io sono molto contento. E’ un pezzo piuttosto lungo che include molti tempi particolari e ritmi differenti e praticamente tutti gli stili di batteria esistenti. Ho trovato il modo di suonare in tutti i modi differenti per quel brano, anche se all’interno di esso c’è soltanto un brevissimo assolo di batteria.

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