Intervista a Yogi Lang degli RPWL per il cd solista A Way Out Of Here

Il cantante e frontman Yogi Lang degli RPWL pubblica il suo secondo album solista, A Way Out Of Here.

Yogi Lang - Away

Yogi Lang si presenta da cantante solista con un album, A Way Out Of Here, che lo racconta da un punto di vista musicale e personale, con alcune belle novità in ambito compositivo unito ad un vibe che non si dissocia poi tanto da quello della sua band principale, gli RPWL. Il gruppo, uno dei più influenti della scena prog rock tedesca ed europea, è composto oltre che da lui dal chitarrista Kalle Wallner, dal tastierista Markus Jehle e dal batterista Marc Turiaux, nota distintiva della potente sezione ritmica degli RPWL arricchita da Sebastian Arnack. Tra l’altro la band è reduce dal successo degli album Tales From Outer Space, che ha scalato le classifiche di vendita in Germania e non solo e di Live From Outer Space registrato dal vivo in Olanda. Così Yogi, che ha iniziato la sua carriera artistica come cantante e tastierista in varie band scolastiche, ne ha approfittato per dedicarsi finalmente al suo lavoro solistico, realizzato in edizione limitata con il bonus dvd Live At De Boerderij del 2011. Frontman degli RPWL,Yogi Lang con A Way Out Of Here da finalmente la possibilità a tutti i fans della band di Roses e A New World, di conoscerlo meglio ed apprezzarlo per la sua professionalità e creatività…

A Way Out of Here arriva nove anni dopo il tuo primo album solista e i brani del unovo cd sono nove. E’ una semplice coincidenza o il 9 è un numero speciale per te?

Ha,ha, no, no, è una semplice coincidenza. Ma in effetti nove anni sono un bel po’ di tempo. Naturalmente non era mia intenzione aspettare così a lungo ma ho lavorato molto duramente in questi anni…No Decoder, il mio primo disco solista, risale al 2010, lo stesso anno in cui abbiamo messo su la nostra propria etichetta “Gentle Art Of Music”. Abbiamo messo sotto contratto tanti artisti ed abbiamo prodotto tanti dischi. Poi ci sono stati anche tanti dischi pubbicati dagli RPWL. Sai, a volte devi proprio prenderti un break, smettere di lavorare su altre cose e trovare il tempo per lavorare su te stesso. E’ più facile a dirsi che a farsi perchè pensi che ci siano sempre cose più importanti di quelle tue personali.

Qual è la principale differenza tra lavorare da solista e lavorare con gli RPWL?

Prima di tutto in questo mio disco senza gli RPWL sono completamente da solo. Non c’è alcuna band che mi abbia dato nessun tipo di direzione. L’unica direzione per questo album sono stato io insieme a… me stesso. Naturalmente ho goduto anche della possibilità di poter fare qualcosa di differente dal solito. Lavorare ad un album degli RPWL significa sempre creare un mondo intorno a quel particolare cd. Tutto ciò che crei è soltanto una parte di un piccolo universo musicale. Fare un album solista significa che il centro di questo universo sei tu. Quando io ascolto l’album è come se pensassi di guardare fuori dalla finestra. E’ come aprire la porta del mio piccolo mondo.

Qual è il tuo brano preferito di A Way Out Of Here?

E’ difficile a dirsi perchè tutti i pezzi sono talmente personali, sono storie su di me e sulla mia vita. Forse Shine On Me è un po’ più distintiva per me, per via delle liriche. Riguarda la storia di un uomo che vive insieme a sua moglie. Il fatto è che lei è morta un po’ di tempo fa. Ma nella mente dell’uomo non morirà mai e così lui finge di ignorare la sua assenza. E’ una canzone che riguarda il mio timore di restare da solo. Realizzerò un video per questo brano alla fine del mese.

Kalle Wallner è nel line-up del tuo nuovo cd e lui è anche un membro degli RPWL. Per questo album solista hai lavorato in modo differente con lui rispetto a quando lavorate insieme nella vostra band?

Kalle suona soltanto un paio di assolo. Ma si’, in effetti lavorare con la band è molto differente. Quando registri con gli RPWL devi creare un certo sound. Con gli RPWL ogni cosa che componi viene in qualche modo filtrata da tutta la formazione. Per l’album solista, invece, ho dovuto creare una nuova band che andasse perfettamente d’accordo con la mia musica e che potesse aggiungere quel certo non so che che rende la musica viva.

Diresti che c’è qualcosa in comune tra No Decoder e A Way Out Of Here?

Il tema centrale di entrambi gli album è me stesso. Ad essere onesto, sento di avere ancora bisogno di un decoder per capire cosa sta accadendo fuori, ma come hai detto tu, sono passati nove anni. Così la vita va avanti, la vita cambia! Un’altra cosa in comune è il chitarrista Torsten Weber. Amo il suo stile bluesy e funky. Lui gioca un ruolo decisivo all’interno di entrambi gli album.

Hai impiegato molto tempo per comporre tutti i pezzi dell’album e per registrarli?

Non si finisce mai di scrivere canzoni, ma un sacco di pezzi che ho composto nello scorso anno per il mio album solista sono andati a finire negli album degli RPWL. Registrare e produrre un album richiede circa tre mesi. Ho fatto un paio di cose differenti rispetto al modo usuale in cui lavoro. Tutte le basi ritmiche delle varie tracks sono state registrate da vivo insieme, per trovare il giusto mood ed è stato importante per far riuscire al meglio tutti i pezzi.

Come descriveresti il tuo album a qualcuno che non lo ha ancora ascoltato?

Direi che in questo album ascolti nove storie tratte direttamente dalla mia vita. Per quanto riguarda la musica, è un po’ come quella degli RPWL ma senza Kalle Wallner. Diciamo che è un lavoro da cantante/compositore che si snoda su un mix di rock, pop e prog. Ricordo di aver lavorato con Guy Pratt, il bassista dei Pink Floyd e di David Gilmour. Abbiamo registrato il basso per l’album No Decoder e ad un certo momento gli chiesi se avesse bisogno di un foglio di carta con le partiture delle corde per il pezzo da realizzare. Lui ha sorriso e mi ha detto: no grazie, mi suona così familiare. In ogni modo, comunque tu lo voglia descrivere, ogni brano non dovrebbe essere soltanto un modo di intrattenersi per tre minuti, ma della musica che parla al tuo cuore.

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