Subsonica - 8

Il nuovo album dei Subsonica è 8

A quattro anni di distanza da “Una Nave in una Foresta”, i Subsonica tornano con un nuovo album che si titola “8”.

Subsonica - 8

“8” e’, neanche a farlo apposta, l’ottavo lavoro in studio della band torinese, che e’ uscito lo scorso 12 ottobre ed e’ stato anticipato da un minilive in diretta da Torino ai Navigli milanesi, ed il singolo “Bottiglie rotte”.

La canzone sembra un buon apripista per quello che si vive quotidianamente, purtroppo, nel nostro Paese, di pari passo con un altro pezzo, dal titolo “Punto Critico” che, col metodo quasi noioso dell’elenco della spesa, ci ricorda i mali dei nostri giorni. I motivi principali per cui io, personalmente, nel bel Paese non ci vivo neanche più.

E’ un album che mescola quel che sono stati i vari progetti solisti di Samuel (il suo “Codice della bellezza” ha girato l’Europa e lo ha visto anche fare una capatina al Festival di Sanremo), Boosta (con la sua “Stanza Intelligente” e le varie colonne sonore, in cui ha collaborato con importanti nomi della scena nazionale), Max (le sue continue sperimentazioni coi DeProducers, i djset che sembra aver imparato ad apprezzare con gli anni e il continuo lavoro di produttore), Vicio e Ninja. E’ tutto percepibile in alcuni pezzi come “L’incubo”(in collaborazione col rapper Willie Peyote) o “L’incredibile performance di un uomo morto”, la mia traccia preferita.

“Jolly Roger” apre le danze, letteralmente, sulle ritrovate sonorità elettroniche della band, cosi’ come “Fenice”, due pezzi dove la mentalità ed il talento di Samuel vengono messi in risalto come forse poche volte era successo in passato. La sua voce e’ oltremodo esaltata, sara’ anche per questo che, quasi a meta’ disco, si arriva a pensare che, più che i Subsonica, questo sia Samuel feat. Subsonica. Un peccato, forse, per i veterani ipercritici (ho letto commenti da brividi, in sostanza non siamo mai contenti), una novità, per chi non ama la staticità.
Microchip Emozionale è già uscito svariati anni fa, i duplicati non piacciono a nessuno, inutile prendersi in giro.

Sorpassiamo il primo singolo “Bottiglie rotte” e ci soffermiamo un attimo su “Le Onde”, una riflessione sulla morte dell’amico Carlo Rossi (“buon viaggio a te, che non ritorni a casa, non fai rotta verso casa” recita), e arriviamo a quello che e’, come ho già detto, il mio brano preferito.
“L’incredibile performance di un uomo morto” porta la firma di Boosta, ed e’ la chiara descrizione della fine, dell’abbandono, della distruzione di qualcosa di davvero importante, e ritrovarsi in ogni parola e’ qualcosa che non mi succedeva da un po’ con loro, mi sembra quasi di essere ritornata a casa.
E’ solo in questo momento che li riconosco per quelli che veramente sono, per la band che ho iniziato ad apprezzare nel lontano 2002, e mi sento meglio, cercando di dimenticare, in parte, cio’ che ho ascoltato prima.

“Nuove radici” continua su quella strada, sono loro, il basso in primo piano a voler accentuare la cosa, e poi arriva “Cieli in fiamme” ed il suo “non so come smettere” di ascoltare questo album pieno di sorprese. “La bontà” coi suoi synth chiude il discorso mentre noi stiamo qui ad analizzare questo tentativo (vano) di riallacciarsi al passato. Il tempo passa, pero’, non e’ necessario ripetersi e, dopo tanti anni, i Subsonica hanno ben dimostrato di avere ancora moltissimo da dire.

Lo faranno a partire dalle principali città europee il prossimo dicembre, per poi ritornare nel palazzetti italiani a febbraio.
Personalmente non vedo l’ora.

Su Barbara Aragona

Italiana residente a Londra con fierezza da ormai sei anni, scrive di ciò che più le interessa e piace, sfogando nella scrittura la sua indole da fangirl seriale.

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