Invisible Men, ricordi di Anthony Phillips

A tu per tu con su Invisible Men

In origine Invisible Men sarebbe dovuto essere un album targato Anthony Phillips e Richard Scott, insieme in veste di inedito duo. Strada facendo, però, le cose cambiarono e il lavoro, pubblicato negli Stati Uniti nel 1983 e in Inghilterra e nel resto del mondo nel 1984, divenne un altro disco solista di Anthony Phillips, featuring Richard Scott alle programmed drums.

Invisible Men, Anthony Phillips

Uno dei tanti lavori dell’apprezzato chitarrista britannico, ex membro dei Genesis di cui è stato co-fondatore alla fine degli anni Sessanta ed apprezzato compositore di library music e colonne sonore per la televisione e il cinema. Invisible Men, di sicuro il più pop ed easy listening tra gli esperimenti musicali di Phillips, torna oggi sul mercato discografico grazie a quella serie di re-releases che l’Esoteric, la casa discografica del noto artista, sta presentando con successo da qualche tempo a questa parte in versione rimasterizzata e non priva di “appetitose” bonus tracks e contenuti speciali.

Invisible Men viene infatti riproposto in 2cd digipack deluxe con ben 16 extra demos registrati all’epoca più altri brani musicali “contemporanei” inediti. Ad arricchire il cofanetto, inoltre, c’è anche un nuovo essay firmato da Jon Dann che non mancherà di scatenare l’interesse dei tantissimi fans del chitarrista inglese.

Che ricordi hai del periodo in cui incidesti Invisible Men?

All’epoca era la musica pop ad imperare e così la mia casa discografica mi chiese esplicitamente di incidere un disco di canzoni pop. Ovviamente quello non era esattamente il mio genere ma di certo non potevo oppormi. Avevo bisogno di soldi e a quei tempi gli artisti non potevano autoprodursi come fanno oggi. C’era lo strapotere delle case discografiche che ti imponevano senza mezzi termini le loro esigenze commerciali.

Che tipo di musica ti piace ascoltare in questo periodo?

Intanto devo dire che diversamente da come si potrebbe pensare non ascolto molto rock, anche se sento abbastanza la radio. Di recente sono stato a dei prog e prog-metal festivals, quindi ho cominciato ad avvicinarmi a questo tipo di musica, però quando il prog metal è troppo pomposo, troppo impegnativo allora finisce per stancarmi. A quel punto preferisco ascoltare musica classica o soul.

E dell’heavy metal e del rap cosa ne dici?

L’heavy metal onestamente non è proprio il mio stile e nemmeno il rap. Le canzoni parlate non mi entusiasmano anche se lo ammetto, ci sono alcuni pezzi di Eminem che non sono male, poi come sempre è tutto relativo. Se ad esempio metto su una canzone perchè in quel momento ho voglia di ballare va benissimo anche il rap, ma se parliamo di ascolto allora è tutta un’altra cosa.

Vai spesso ad assistere a dei live shows?

No, non molto. Ultimamente però sono stato a vedere un concerto del mio amico Gabriele Baldocci che mi è piaciuto molto. Lui è un pianista di grande talento e ha un’ottima band, i The Gift.

Sappiamo che sei molto richiesto come autore di colonne sonore e library music, così a proposito di cinema, di quale film ti sarebbe piaciuto realizzare il soundtrack?

Ce ne sono talmente tanti, ad esempio ho trovato davvero brillante la musica di Ennio Morricone per il film The Mission. Lui è un compositore unico. Poi di recente mi è piaciuta molto il soundtrack de La Battaglia di Hacksaw Ridge, diretto da Mel Gibson.

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