Luca Sepe: canto ciò che mi “appartiene veramente”

Luca Sepe dal sound al social entertainment, un percorso artistico che inesorabilmente lo riporta a quello che ha sempre amato: la musica

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Conosco questo artista da un po’ di anni, e posso affermare che ha saputo navigare tra le onde del pop nazionale, la satira radiofonica e l’intrattenimento social, ma che oggi decide di spogliarsi di ogni maschera per tornare all’essenza della musica: vi parlo di Luca Sepe.
Il nostro incontro è in previsione del 17 aprile 2026, che vedrà il suo ritorno sulle scene con una reinterpretazione intensa di “Ormaie si’ a mia” (Nino D’Angelo).

Luca Sepe, bentornato sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”. Sei un artista che ha calcato il palco di Sanremo ed ha conquistato il pubblico con la comicità e la satira. Cosa ti ha spinto, proprio in questo momento storico, a sentire l’urgenza di fermare il “cronometro” social per rifugiarti nel cuore della canzone napoletana d’autore?
«Sarò sincero… tutte le mie ispirazioni da autore o da interprete, sono sempre venute in base al mio momento emotivo personale, al grado di empatia nei confronti di quanto ho attorno. Napoli vive un periodo straordinario ed io che mi sono sempre dichiarato fiero ed orgoglioso di essere napoletano, ma come in questo momento sento la città e le sue vibrazioni dentro di me ed è questo che il mio “ricominciare” in musica doveva partire da lì… e ancor più da una canzone già “consacrata, anticipando e questo nuovo percorso alternerà il dialetto alla lingua italiana con la quale sono nato musicalmente parlando».

Interpretare un brano iconico di Nino D’Angelo del 1990 non è una scelta banale. Perché hai definito questa operazione un “atto di dignità emotiva” e in che modo la tua versione si distacca dalle numerose cover che abbiamo sentito negli anni?
«Il processo di cambiamento della comunicazione si è visto anche nella musica… È innegabile una nuova valorizzazione di canzoni napoletane belle ma anche meno belle. Perché negare che fino a qualche anno fa nemmeno avrei pensato di potermi esprimere in napoletano, però quando ho percepito questo cambiamento nell’aria era giusto che mi ha acculturassi su qualcosa che non mi “apparteneva pienamente”, ed era inevitabile che il mio gusto vertesse verso il “napoletano di classe”, avendo sempre pensato che questo brano di Nino il non plus ultra, la mia scelta nei confronti di una reinterpretazione non è stata difficile. La mia versione non cerca paragoni e non vuole necessariamente imporsi come una personale rivisitazione, ma esprime semplicemente il mio desiderio di interpretare un pezzo che amo».

Hai dichiarato che la ballata è il tuo “linguaggio naturale”. Dopo anni passati a far ridere e intrattenere milioni di persone tra radio e social, quanto è difficile (o liberatorio) ritrovare quella vulnerabilità necessaria per cantare un amore così profondo?
«La realtà è che io non ho mai smesso di essere tutte le sfaccettature artistiche che sono. Semplicemente ci sono alcune che nel corso degli anni ad alternanza prendono il sopravvento su altre. cantare l’amore è sempre stata la mia strada principale… Quindi non c’è mai stata alcuna difficoltà a ritornarci».

Il progetto nasce con il sostegno di Fabrizio Guglielmi e sembra quasi una dichiarazione di guerra allo “scroll” compulsivo digitale. Pensi che il pubblico di oggi, abituato a contenuti di pochi secondi, sia ancora capace di concedersi il lusso dell’ascolto lento e della dedizione emotiva?
«Bisogna partire dal concetto che la mia non è un’operazione commerciale. Questo progetto non nasce In base alle aspettative, ma proprio per l’esigenza interna, personale ed emotiva esprimere quello che sono e che prevale in me in questo momento. Fabrizio è cresciuto con me e appartiene a quel pubblico che ha sempre reclamato la parte più romantica di me, quella che in tanti, può apprezzato il lato comico e goliardico, non hanno mai smesso di desiderare… eccomi ad accontentarli!».

Guardando indietro alla tua carriera, dal terzo posto a Sanremo ’98 alle collaborazioni con grandi nomi della musica italiana, che “orma” speri di lasciare nel panorama musicale odierno con questo ritorno alle radici?
«Innanzitutto è giusto precisare che non intendo proporre soltanto Ballad. Il mio lato “immaturo” necessita comunque di venir fuori e di essere condiviso. Non spero nulla… Mi aspetto e desidero che in tanti possono condividere il mio momento e la mia voglia di sentirmi nuovamente musica».

Su Francesco Russo

Giornalista e mente dietro l’informazione culturale contemporanea. Dal 2012 guida la redazione de "La Gazzetta dello Spettacolo" in veste di Direttore Responsabile, coordinando il racconto di cinema, teatro, musica e televisione. Da sempre convinto che lo spettacolo non sia solo intrattenimento ma lo specchio della società, analizza l'evoluzione dei media e dei trend digitali.

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