Abbiamo incontrato la cantante Paola Pezone, che ci ha raccontato del concerto al Teatro Palapartenope, Happy Birthday, tra attese e novità.
Ospite di oggi la cantante Paola Pezone, che riflette sulla sua identità artistica all’interno del movimento Neomelodico 2.0, affrontando argomenti come la percezione del genere, il suo rapporto con i fan, il ruolo di interprete delle emozioni altrui e il significato personale e professionale del concerto al Palapartenope di Napoli. Con sensibilità e sincerità, Paola discute la sua visione dell’amore e offre consigli che traggono forza dalle proprie esperienze di vita e crescita musicale. La conversazione si distingue per profondità emotiva, con attenzione sia alla dimensione culturale del linguaggio neomelodico che all’impatto concreto della musica sulle persone.
Paola ha spiegato come il termine “Neomelodico 2.0” sia oggetto di dibattiti, considerato in modo positivo o negativo a seconda delle interpretazioni. Pur essendo una novità anche per lei, Paola si identifica con orgoglio nella nuova generazione neomelodica, sottolineando di cantare per il pubblico da quasi otto anni e di dedicarsi alla crescita artistica e discografica. Insiste sul valore del “saper fare bene il proprio lavoro”: il suo mestiere consiste nell’interpretare storie — spesso quelle di altri — attraverso le canzoni. Per Paola, il neomelodico è la perfetta definizione di una “nuova melodia”, e la sigla 2.0 rappresenta un’evoluzione in cui rientra con piacere, impegnandosi a rappresentare Napoli al meglio delle sue possibilità sul piano musicale. Esprime serenità rispetto alle etichette di cantante neomelodica o partenopea, rivendicando un’identità lontana da pregiudizi e apertamente inclusiva.
La conversazione prosegue sull’importanza dei numeri e del legame personale con il pubblico. Paola non ama definirli “fan”, preferendo la visione di una famiglia allargata che abbraccia i suoi parenti più stretti e una cerchia più ampia di sostenitori affezionati. Questo gruppo segue la sua musica, la supporta costantemente e costituisce una seconda famiglia che non la fa mai sentire sola. Si manifesta un rapporto diretto e amichevole: Paola è sempre pronta a rispondere, a dialogare e a conoscere chi la ascolta. Il processo di condivisione è alla base della sua attività, rendendo ogni progetto un percorso collettivo dove il sostegno è reciproco e il senso di comunità guida la crescita personale e artistica.
In questa parte, viene sottolineato come Paola sia un’interprete delle emozioni. Lei stessa si descrive “narratrice dell’amore” attraverso brani che spesso appartengono ad altri autori. L’interprete diventa responsabile nel raccontare sentimenti universali come la sofferenza o la rinascita di una donna in una storia d’amore, sentendo profondamente i testi prima di trasmetterli al pubblico. Il processo creativo implica immedesimazione autentica: Paola cerca di far provare agli altri ciò che lei stessa sente durante la registrazione e l’esecuzione della voce. Viene presentato il concerto al Palapartenope del 6 febbraio, evento speciale coincidente col suo ventisettesimo compleanno. Il valore simbolico è duplice: da un lato segna una tappa di vita personale, dall’altro rappresenta il raggiungimento di un traguardo professionale e artistico. Paola rivela la propria attenzione ai dettagli organizzativi, come palco e luci, aspirando a rendere la serata indimenticabile per sé e per il pubblico, e sottolinea la felicità derivante dalla possibilità di condividere il palco con colleghi stimati e amici, tra cui Ivan Granatino e Tony Colombo.
Il discorso si sposta verso il mese di febbraio, che per Paola rappresenta non solo il compleanno e il concerto, ma anche il periodo simbolico dell’amore. Viene affrontato il tema dell’amore nei suoi testi: spesso viscerale, talvolta doloroso o difficile. Paola si definisce “cantastorie”, spiegando che solo due brani riflettono la sua vita reale — uno dedicato al padre scomparso e uno al figlio, la sua “rinascita dopo la tempesta”. Un terzo pezzo, dedicato al marito e primo pubblicato, le ha permesso di conquistare il favore del pubblico. La cantante racconta di essere più efficace nell’interpretare le storie che hanno portato sofferenza, prediligendo melodie nostalgiche e tristi che evocano sensazioni di solitudine. Pur parlando di amore “nel bene e nel male”, Paola mira a descrivere storie autentiche, in cui molti si sono riconosciuti: delusioni, amori non corrisposti, complicazioni quotidiane. Il suo obiettivo è colpire direttamente il cuore delle persone che ascoltano, offrendo identificazione e conforto.
Nell’ultimo segmento, Paola offre consigli sinceri che riflettono la maturità raggiunta come madre e moglie. Incoraggia le ragazze a lasciar perdere uomini che non offrono ciò che desiderano, invitandole a superare le difficoltà, a non sentirsi mai “secondi a nessuno” e a godere della vita in attesa dell’uomo giusto. Menziona come le proprie canzoni possano essere di sostegno nei momenti di sofferenza amorosa, consolidando così il legame tra la sua musica e la vita dei fan. L’intervista si chiude con i saluti calorosi di Paola, il ringraziamento per la possibilità di raccontarsi e l’invito ufficiale al concerto, in un clima di amicizia, gratitudine e condivisione totale delle emozioni generate dal suo percorso artistico.
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