Il suo nome era Ayrton e faceva il pilota
Uno speciale dedicato all’uomo Ayrton Senna, pilota che ha percorso la sua strada ed ha lasciato grandi segni.
“Il mio nome è Ayrton e faccio il pilota e corro veloce per la mia strada, anche se non è più la stessa strada, anche se non è più la stessa cosa. Anche se qui non ci sono piloti, anche se qui non ci sono bandiere, che pagano per continuare. Per continuare poi, che cosa?… per sponsorizzare poi che cosa?… E ho capito che era tutto finto […] E ho capito che un vincitore vale quanto un vinto […] Ho capito che la gente amava me! E ho deciso una notte di maggio, in una terra di sognatori, che toccava forse a me. Ho capito che Dio mi aveva dato il potere di far tornare indietro il mondo, rimbalzando nella curva insieme a me. Mi ha detto «Chiudi gli occhi e riposa!» E io ho chiuso gli occhi […] Anche se forse, non è servito a niente, tanto il circo cambierà città. Tu mi hai detto «Chiudi gli occhi e riposa!» .. e io adesso chiudo gli occhi. (Lucio Dalla)
“Un grande che canta di un altro grande”. Sono queste le prime parole che mi vengono in mente pensando a lui: Ayrton Senna e Lucio Dalla ne ha fatto una interpretazione che non ha eguali.
Premetto che, non sono una seguace, né una tifosa della Formula 1, non seguo pagine e trasmissioni ad essa dedicate, eppure quasi un anno fa mi sono imbattuta in lui: Ayrton Senna. Ogni volta che giravo sulla mia home page, ecco apparire foto e video, che col tempo si susseguivano una dietro l’altra; Mi appariva il suo volto sorridente, a me non sconosciuto, ero una ragazzina quando morì e il suo nome lo avevo spesso ascoltato in casa, dato che, i miei familiari seguivano la Formula 1 ed lo stimavano tanto.
Ecco che, come una sorta di strane casualità, ho deciso di intraprendere ricerche e domande, per rivolgergli il mio personale omaggio. Santo cielo se era un ottimo pilota, lui era il pilota; il dio della pioggia come era stato nominato; lo sportivo che sapeva far cantare i motori della sua monoposto e di ogni utilitaria che usasse quotidianamente; un’ottima persona che tanti spettatori amavano e un particolare, non trascurabile, era un uomo affascinante, che forse sapeva di piacere ma non si dava arie da seduttore del quartierino; Un uomo dagli occhi buoni e profondi, aggiungo io.
Gerard Ducarouge ( ingegnere francese che progettò per la Formula 1 delle auto da corsa, tra cui quelle per la Lotus), quando gli chiesero della prima impressione su Ayrton, disse:
«Ero a Rio, seduto al bordo piscina dell’albergo, lui venne da me e si presentò con un sorriso”Io so tutto ciò che hai fatto e penso sia davvero un gran bel lavoro.
Infatti, quando nel 1985 Ayrton approdò alla Lotus, loro due diedero origine ad una coppia professionale formidabile. Da un lato le velocistiche doti spiccate del pilota brasiliano e dall’altro le qualità della vettura progettata da Ducarouge.
Una sinergia lavorativa senza eguali. Dei veri rulli compressori; dei purosangue che oggi si stenta a trovare, come dichiarato da alcuni volti noti dello sport. Come se questo non bastasse, qualche sera fa, sull’emittente Cielo, ho visto un documentario, dato in seconda serata, dedicato ad Ayrton.
Il titolo è Senna del 2010, il film documentario è di Asif Kapadia e rende omaggio, in ordine cronologico dal 1984 alla sua morte, alla carriera del pilota brasiliano. In esso le immagini dello stesso Senna e molte fornite dalla famiglia del pilota. Guardandolo più volte, ne sono rimasta incantata, ammaliata e sconvolta, allo stesso tempo.
La malinconia nel vedere le sue ultime immagini e la sua fine, non mi abbandonano. Tanti i ricordi di suoi colleghi e”rivali”, come lo storico Alain Prost.
Questi a Suzuka nel 1988 disse di lui: «Ricordo il GP del Giappone […] Ayrton guidava come fosse solo in pista, perfetto in ogni curva. Quando mi sorpassò in un punto teoricamente impossibile, fu come se vedesse lo spazio dove altri non potevano. Dopo la gara non parlavamo solo di velocità: analizzavamo insieme le traiettorie. Era un perfezionista totale».
Così come la mattina delle prove di quel primo maggio, Ayrton, prima di iniziare, rivolgendosi ad Alain Prost che aveva smesso di correre e seguiva dalla postazione televisiva, gli disse: “Prima di tutto, un saluto al mio amico Alain. Mi manchi Alain!”.
Lo stesso Prost, provò qualcosa di strano e come lui stesso dichiarò anni dopo.
«Mi sembrò così strano, era come se tutta l’amicizia che c’era tra noi, fosse stata nascosta dalla nostra sfida continua. In quelle ultime due settimane le cose stavano cambiando e ancora una volta in un modo strano»
Erano uomini, con i loro codici di onore e di rispetto, tempi in cui ad uomini come Ayrton, una stretta di mano valeva più di un contratto, cose che oggi hanno ceduto il passo allo show peggiore.
E’ fuori da ogni dubbio che lui fosse un ottimo pilota, un’ottima persona e ancor più un uomo affascinante! Aveva gli occhi buoni e profondi Ayrton, capaci di grandi risate e di commozione fino alle lacrime; un sorriso gentile e aveva un cuore d’oro che tanti hanno conosciuto dopo la sua triste morte.
Tutto quello che ora ha rapito anche me! Come vorrei poterti chiedere: «Che pensavi Ayrton? Cosa sentivi? Cosa vedesti con la tua anima? Cosa c’era dietro i tuoi gesti di quel triste giorno?… Forse sentivi Dio che veniva a cercarti?…»
Domande che non avranno mai risposta e non mi vergogno nel dire che mi sono commossa, come lo si fa per un affetto o un amore perduto.
Chi era Ayrton Senna
Ayrton Senna nacque a San Paolo in Brasile, il 21 marzo del 1960, da una buona famiglia, la cui madre aveva origini italiane. Il suo nome completo era Ayrton Senna Da Silva, ma lo cambiò in Ayrton Senna, prima per distinguersi da altri piloti brasiliani con il suo stesso cognome e poi per dare maggiore risalto alle sue origini italiane (la nonna paterna era di Siculiana in provincia di Agrigento, città che nel 2024 ha omaggiato con la cittadinanza onoraria postuma)
Tre volte campione del mondo; rappresenta una delle figure più emblematiche della Formula 1 e nel suo paese è tuttora un eroe nazionale, più di tanti altri nel settore sportivo e pubblico.
Al tre volte vincitore del Gran Premio, gli venne chiesto: Cos’è per te correre? – e Ayrton rispose così: «Correre, competere è nel mio sangue. Fa parte di me, fa parte della mia vita. L’ho fatto per tutta la vita e spicca su tutto il resto».
Aveva l’istinto e l’intuito della corsa, neppure il manto stradale bagnato lo arrestava. Da ragazzino, quando correva sui Go kart aveva imparato a controllare l’andatura della vettura. Lui a tal proposito un giorno disse:”Le auto in corsa sono uguali, è il pilota che è diverso”. Lui lo era in tutti i sensi!
Cosa dicono i fans di Ayrton Senna
Piene di emozione sono state le parole di alcuni suoi ammiratori, tra cui dei brasiliani che vivono in Italia. Ho chiesto chi fosse per loro e che ricordi avessero. Joao emozionato ripensa e dice: «Ayrton era un uomo straordinario, umile ed educato, prima ancora di essere un pilota; era lo sportivo più umano che il mondo abbia mai visto. Ci regalava i suoi cappellini e si faceva fare le foto, con semplicità. La Formula Uno non è più la stessa, è morta insieme a lui che era il migliore di sempre…»
Gil : «Sai, quando ripenso ad Ayrton, la prima cosa che vedo sono i suoi occhi prima di partire ad Imola. In quello sguardo, secondo me, c’era già Dio». Suily lo ricorda così: «Come brasiliana posso dire che a noi lui ha regalato l’autostima per il nostro paese. Ayrton è stato diverso. Prima di lui non eravamo così fieri del nostro paese. Lui ha rivelato al mondo il viso luminoso del nostro Paese. Ci ha dimostrato, che le avversità possono essere superate. Era orgoglioso della sua terra e ci ha reso orgogliosi. Anonimamente ha aiutato molta gente e noi lo abbiamo saputo solo dopo la sua prematura morte».
La vita privata di Ayrton Senna
Nella vita familiare, quando era lontano dalle competizioni, Ayrton trascorreva il tempo con i suoi cari , in particolare con la sorella Viviane e i nipoti, che amava molto. Faceva giri in barca, in moto e faceva volare i suoi aeromodelli. Era programmato per vincere, come lui stesso diceva di sé.
Non ha mai barato, era meticoloso nella messa a punto, molto esigente con sé stesso, ma soprattutto giocava pulito.
Lui era sé stesso, un uomo dolce e gentile, nel contempo timido ma spregiudicato al volante, diffidente e riservato. Delle dualità che lo avevano caratterizzato. Umile, premuroso, timido, gentile e riservato nella vita di tutti i giorni, ma spregiudicato, pronto a tutto, meticoloso ed esigente ( soprattutto con sé stesso) sul lavoro.
Cose che molti non sanno è che Ayrton era un allegro improvvisatore, nel senso che amava da matti uscire all’ultimo momento per fare una pole oppure una vittoria in volata.
Ma era silenzioso nel fare beneficenza che realizzava in segreto, su questo non amava la mediaticità. Diede tutto per la F1, era come sposato con essa, tanto da aver sacrificato l’amore, nonostante le sue importanti storie sentimentali ( di cui sinceramente mi importa poco).
Di Ayrton era nota a tutti, la sua profonda fede in Dio. Aveva sempre con sé la Bibbia, che portava pure nella sua monoposto.
Inoltre era solito leggere un passo di essa la mattina prima della gara, come avvenne quel giorno, prima del suo incidente ad Imola. Si narra che Ayrton lesse un passo in cui vi era scritto che, quel giorno avrebbe ricevuto da Dio il dono più grande, cioè Dio stesso.
Quel primo maggio, nella sua tuta, fu trovato un biglietto scritto a mano e la frase diceva : «Nessuno mi può togliere l’amore che Dio ha per me».
Un destino scritto quel Primo Maggio 1994 alle ore 14:17 sul circuito di Imola, per il Gran Premio di San Marino.
Quel giorno la Williams a cui era alla guida, ebbe un cedimento del piantone dello sterzo, che fece uscire la vettura dalla traiettoria, portando allo schianto contro il muro a bordo pista, noto come curva del Tamburello.
La sua vita cessò all’Ospedale di Bologna alle 18:40, in cui venne trasportato in elicottero.
Il Brasile proclamò tre giorni di lutto nazionale per il funerale di Stato.
Sulla sua lapide, nel cimitero di Morumbi in Brasile, è incisa una frase che non ha bisogno di commenti: Nulla mi può separare dall’amore di Dio.
Le opere benefiche della Fondazione
La Fondazione Istituto Ayrton Senna, venne fondata dallo stesso un paio di mesi prima della sua morte. Il suo desiderio, era quello di passare da donazioni spontanee ad un progetto più strutturato.
Dopo la scomparsa, Viviene portò avanti il progetto, che nel novembre del 1994 portò alla sua fondazione. Uno degli amministratori è Alain Prost, suo collega, rivale rispettato e amico mai dimenticato.
Ciò che di sicuro lo rendeva diverso da altri, era l’uomo che si trovava dietro al volante, sensibile, profondo, allegro e spirituale. La sua grandezza di uomo, prima che come pilota, risiedeva nella sua umiltà poco comune e usale. Una persona che pur vivendo sotto i riflettori e godeva di fama mondiale, era molto riservato.
L’eternità di un uomo entrato nel mito
La vera velocità che ha insegnato a generazioni è quella con cui si inseguono i propri ideali e progetti, senza smettere mai di credere e di credere in Dio.
In questo contesto, molto sentite sono state le parole di Ron Dennis del team McLaren, ricordando quanto Ayrton fosse conviviale e allegro.
«Ayrton sapeva anche alleggerire la tensione. Una volta, durante una notte di lavoro in officina, prese un pennarello e scrisse sui caschi dei meccanici:”Più veloci o siete licenziati”. Tutti risero. Era il suo modo per dire: ‘ Siamo una squadra, corriamo insieme’».
Si dice che persone del genere, quando non vengono dimenticate, non muoiono mai realmente ma restano eterni.
“La vera vittoria è nella vita, non come pilota. Bisogna far tutto con forza e determinazione, con molto amore e con molta fede in Dio”.(Ayrton Senna)
Voglio concludere, questo mio omaggio a colui che è stato e resterà unico nella memoria collettiva, a 31 anni dalla sua morte che ha lasciato tutti attoniti, rivolgendogli questo mio pensiero:”Anche se fisicamente non ci sei, ogni volta che vedrò una macchina correre, penserò che un pezzo di te torna a correre”e con le parole di James, tifoso e coetaneo del pilota brasiliano, concludo ciò che racchiude il pensiero di tanti, compreso il mio: «Ayrton non è morto, è solo un giro più avanti a tutti».
La Gazzetta dello Spettacolo Il quotidiano dello ShowBiz
