Vania Pirillo con il suo libro Enanthelios

Enanthelios, di Vania Pirillo

Vania Pirillo ci racconta il suo esordio letterario sulle nostre pagine con i dettagli esclusivi di “Enanthelios”.

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Bisogna morire tre volte per conoscere il vero significato della vita. La prima volta è morta la mia leggerezza, la seconda la mia innocenza e la terza la mia rabbia”.

Con queste frasi, ispirate a un’antica leggenda sinthar, Vania Pirillo ha esordito nel panorama editoriale italiano per NeP Edizioni fondendo il fantasy epico, il thriller investigativo e la riflessione filosofica in una sola opera dal titolo “Enanthelios”. Ne parliamo con lui per la nostra rubrica “Libri e Scrittori”.

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Benvenuto Vania Pirillo sul quotidiano La Gazzetta dello Spettacolo. Partiamo proprio dal titolo… cosa significa e cosa simboleggia?
«Il titolo “Enanthelios” è una parola composta creata dall’unione di due termini greci: Enantios che significa opposto, contrario e Helios cioè il sole. Nel romanzo è una parola dimenticata, associata a un simbolo raffigurante un sole nero, con una forte accezione di mistero e segretezza. Metaforicamente rappresenta l’ombra che è presente in ognuno di noi, la parte nascosta che non è visibile, che non brilla alla luce del sole. Non necessariamente deve essere correlata a un connotato negativo, può anche solo rappresentare il percorso interiore, il viaggio incontro alla notte della propria anima confrontandosi con l’ombra che alberga dentro se stessi».

Rosenhaven viene distrutta ufficialmente per la peste, ma la verità sembra molto più torbida. Il tema del complotto politico è centrale: quanto è ispirato alle dinamiche di potere reali del Rinascimento?
«Il Rinascimento è il periodo storico in cui cambia il modo di concepire il potere: si perdono i connotati di legittimazione del potere per tradizione o rapporto di forza militare e se ne assumono di nuovi dove la diplomazia e l’intrigo diventano preponderanti. Opere come “Il Principe” di Macchiavelli o “Utopia” di Tommaso Moro analizzano questo nuovo modo di concepire la politica introducendo una riflessione critica sulla società e sulla moralità delle scelte. Nel Rinascimento, l’individuo diventa definitivamente protagonista attivo della propria vita e viene dotato della consapevolezza di avere la capacità di poter costruire se stesso. La citazione iniziale del libro rispecchia appieno il concetto dell’uomo rinascimentale: “non sia di altri chi può essere di se stesso”. È una frase potente che esorta alla libertà personale, ma in maniera ancora più importante alla libertà di pensiero».

Perché hai scelto proprio quell’ambientazione storica per amalgamare tre generi letterari?
«È un periodo dove l’individuo non aspira solo al raggiungimento delle proprie necessità basilari ma intraprende una ricerca che scava più in profondità. Nei romanzi fantasy la crescita dei personaggi avviene in seguito a un percorso formativo che li spinge a perseguire la bontà d’animo e il motore che li contraddistingue è quasi sempre la forza di volontà. Volevo personaggi più complessi, dove il bene non è il fine ultimo da raggiungere, ma il ragionamento e la riflessione interiore che li spinge a porsi delle domande e al miglioramento personale. L’aspetto avventuroso, investigativo e la riflessione filosofica trovano un terreno fertile in un’ambientazione rinascimentale dove le azioni dell’uomo sono specchio di un pensiero critico in continuo mutamento».

Veniamo ai personaggi: riusciresti a descriverci almeno i principali con un aggettivo e a svelarci come hanno preso forma?
«Il libro è un romanzo corale dove le vicende dei vari protagonisti si intrecciano e si dividono nel corso della storia. Ogni personaggio presenta particolarità che lo contraddistinguono sia per aspetto che per carattere. Mi piace pensare di aver preso in considerazione un ampio spettro di personalità senza scadere in stereotipi o figure che hanno il sapore di qualcosa di già visto. Anche il più abbietto può presentare pensieri che possono essere altruisti, come i personaggi con connotazioni positive possono cadere in situazioni dove prevale il loro senso di egoismo o di vanità. Su tutti risalta Konrad von Mairpentainer, comandante dei servizi segreti imperiali e protagonista dell’indagine sul mistero di Rosenhaven. È un personaggio complesso, in lui sentimenti e ragione trovano un conflitto dove non vi può essere un vero vincitore».

C’è un ulteriore personaggio astratto con cui i personaggi in carne e ossa si trovano a dover fare i conti?
«Il tempo, il caso e il destino. Sono i fattori non prevedibili che rendono la storia avvincente. I personaggi possono cercare di controllare il proprio fato, tuttavia alla fine si trovano a comprendere che non possono assoggettare queste tre variabili ma unicamente adattarsi ad esse. Solo la maturità interiore permette di non soccombere agli eventi e di trovare la giusta proporzione tra ribellione e rassegnazione».

Concordi, per concludere, che nelle tue pagine si compie un viaggio tra luce e ombra? Se sì, i protagonisti troveranno un equilibrio tra queste due forze o una prevarrà sull’altra?
«Quasi tutti i personaggi, pur con le loro diverse personalità e aspirazioni, si trovano ad affrontare situazioni o a compiere riflessioni dove mettono in dubbio le proprie convinzioni. Questo avviene anche per ciascuno di noi nella vita reale. È un meccanismo importante, che ci porta a una riflessione più intima e contraddistingue la crescita personale. Non esiste ombra senza luce: a volte viviamo in un equilibrio che si trova nel mezzo di questi due aspetti, a volte nell’alternanza di essi».

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