L’agente Patogeno e i misteri della metropoli di Arsura, di Daniele Alimenti
Leggiamo insieme il libro di Daniele Alimenti, che torna in libreria con: L’agente Patogeno e i misteri della metropoli di Arsura.
Dopo l’esordio con L’Agente Patogeno (2022), Daniele Alimenti è tornato in libreria con “L’Agente Patogeno e i misteri della metropoli di Arsura” (Edizioni Clandestine). In questo secondo capitolo, il suo investigatore, più goffo e geniale che mai, si ritrova alle prese con la paternità, con casi sempre più surreali e con un nemico inedito: il Pignone Virus.
Il percorso creativo di Alimenti spazia dal teatro alla radio, fino alla narrativa: un cammino variegato che emerge nello stile brillante, ritmato e ironico del nuovo romanzo. L’autore ci racconta di più in questa intervista per la nostra rubrica Libri e Scrittori.
Daniele Alimenti, benvenuto sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”. In queste tue nuove pagine i casi si risolvono spesso in modo paradossale, tra elmetti vichinghi e pigne assassine. Quanto conta per te il gioco dell’assurdo rispetto alla logica del giallo classico?
In questo caso specifico è sicuramente fondamentale. Il giallo è un genere piuttosto carico di emozioni, di pathos, di suspense, di curiosità e sorpresa; tutti elementi che, a mio modesto parere, possono essere “prestati” con grande profitto alla logica dell’assurdo.
L’Agente Patogeno è brillante nelle deduzioni ma goffo nella vita privata. Potremmo considerarlo un antieroe imperfetto?
Sì, sicuramente sì; un po’ come lo siamo tutti nella società odierna. Penso che ognuno di noi, nel quotidiano, debba costantemente misurarsi con situazioni e contesti in continuo cambiamento che ci trovano spesso inadatti e fuoriluogo. Siamo, in qualche modo, sempre costretti a rincorrere un qualcosa che, a volte, neanche capiamo e per cui non siamo minimamente preparati eppure ci ostiniamo a correre anziché fermarci e tentare di capire.
Con un’attenzione particolare alla paternità e alla vita domestica, volevi creare questa volta una sorta di “giallo familiare”?
In realtà no, non è una cosa a cui avevo pensato. La paternità di questo secondo capitolo è la conseguenza di quanto avvenuto nella prima parte. Poi, scrivendo, mi sono reso conto che il contesto genitoriale e domestico potesse dare tanto alla vicenda e così mi sono divertito ad intrecciare questi due aspetti apparentemente tanto distanti ma, in realtà, decisamente vicini oltre che inevitabilmente connessi. Ammettiamolo, dai, la vita di un genitore nasconde molte sfumature thriller…
Come può, secondo te, una satira sul presente rimanere tale senza scadere nella volgarità o nell’offesa?
Onestamente penso che la volgarità sia una caratteristica innata piuttosto che soggettiva o circostanziale; mentre per l’offesa il discorso è un po’ diverso, soprattutto in un periodo storico come il nostro dove tutto può essere pretestuoso o comunque strumentalizzato. Sempre più spesso, per semplicità o comodo, pare che l’attenzione si focalizzi su un semplice dettaglio piuttosto che sull’intero argomento e in questo contesto diventa davvero difficile fare satira. In conclusione, più che il metodo, credo che l’unica possibilità di “salvezza” in tal senso sia quella di non voler offendere deliberatamente; tanto qualcuno che se la prende lo si trova sempre…
Sei passato dal teatro alla radio, fino alla narrativa. Quanto il lavoro da autore e speaker radiofonico ha influenzato il ritmo e l’umorismo dei tuoi libri?
Moltissimo. L’esperienza in radio mi ha dato modo capire, una volta in più, che non è così difficile andare avanti e che, anzi, è fondamentale. La radio è veloce, dinamica, in continua evoluzione; puoi preparare la scaletta e studiare gli argomenti di cui parlare quanto vuoi ma poi, inevitabilmente, quando sei in onda devi aggiungere qualcosa, andare oltre, continuare appunto. Ecco, può sembrare stupido ma prima di arrivare in radio non riuscivo mai a portare a termine nulla di ciò che scrivevo, Agente Patogeno compreso. Tutto iniziava per poi restare lì fermo tra mille scuse. La radio mi ha svegliato, mi ha dato un valido motivo per continuare a giocare con la fantasia. E questo è davvero tanto.
Dopo il successo dell’esordio e l’esperienza in radio, qual è il progetto che vorresti poter realizzare per unire scrittura, audio e video?
Sicuramente il cinema è un sogno che ho da sempre e sarebbe meraviglioso poterlo vivere. Ad essere sinceri è dal primo capitolo de L’Agente Patogeno che penso e immagino cast e location per un ipotetico film… del resto sognare non costa nulla.
La Gazzetta dello Spettacolo Il quotidiano dello ShowBiz
