A tavola con i Borbone: il teatro e la storia del gusto

A tavola con i Borbone, quando il teatro racconta la storia del gusto al Campania Teatro Festival con Arteindiretta ETS di Fabiana Mendia.

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C’è una storia che non si legge soltanto nei libri: si osserva nei dipinti, si ascolta nelle parole e si riconosce nei sapori. È quella della tavola, luogo in cui il cibo diventa memoria, identità e racconto di un popolo. Al Campania Teatro Festival, la cucina borbonica sale in scena trasformandosi in spettacolo, viaggio culturale e riflessione sul significato più profondo del gusto. Napoli torna a interrogare il proprio passato attraverso una delle sue espressioni più autentiche: la cultura della tavola. Il 30 giugno, alle ore 20, la Sala Assoli ospiterà Le tentazioni svelate. Il gusto ai tempi dei Borbone. Racconti dispersi, quadri in tavola, performance ideata da Fabiana Mendia con le letture di Mario Autore, inserita nel programma della diciannovesima edizione del Campania Teatro Festival, diretto da Ruggero Cappuccio e organizzato dalla Fondazione Campania dei Festival.

Non si tratta di una semplice conferenza né di uno spettacolo tradizionale. È piuttosto una narrazione che intreccia storia dell’arte, letteratura, antropologia e gastronomia per ricostruire il volto della Napoli settecentesca e ottocentesca attraverso ciò che veniva servito in tavola. Perché il cibo, prima ancora di essere nutrimento, è un linguaggio capace di raccontare gerarchie sociali, rapporti di potere, economia, fede, desideri e trasformazioni culturali. Il percorso conduce il pubblico dentro la stagione dei Borbone, quando le cucine aristocratiche e quelle popolari dialogavano, spesso inconsapevolmente, dando vita a una tradizione destinata a diventare patrimonio universale. È il mondo dei monzù, i raffinati cuochi delle grandi famiglie nobiliari, protagonisti di un laboratorio gastronomico in cui l’influenza francese si fondeva con la creatività partenopea, producendo ricette destinate a entrare nella storia.

La tavola diventa così un palcoscenico sul quale scorrono vicende umane, invenzioni culinarie e testimonianze di viaggiatori, scrittori e osservatori del loro tempo. Dalle pagine di Goethe al marchese de Sade, fino alle riflessioni di Matilde Serao e Domenico Rea, la narrazione ricompone un mosaico di voci che restituisce la complessità della città attraverso il gusto, i mercati, le cucine, i banchetti e i rituali della convivialità. Ad accompagnare il racconto sono anche le immagini. Nature morte, vedute urbane, scene di mercato e ricevimenti aristocratici firmati da artisti come Giuseppe e Giovan Battista Recco, Micco Spadaro, Christian Berentz, Gaspar van Wittel, Giovan Battista Ruoppolo, Salvatore Fergola, Antonio Joli, Philipp Hackert e Angelica Kauffman diventano documenti preziosi per comprendere come il cibo sia stato rappresentato nei secoli e quale valore simbolico abbia assunto nell’immaginario collettivo.

Ogni ingrediente racconta molto più del proprio sapore. Il pane parla di sopravvivenza e condivisione, i dolci celebrano il prestigio e la festa, mentre la tavola si trasforma in uno spazio dove convivono sacro e profano, ricchezza e miseria, austerità e piacere. È proprio questa continua alternanza a rendere affascinante la storia dell’alimentazione: le grandi invenzioni gastronomiche non nascono soltanto nelle cucine dei palazzi, ma spesso dalla necessità, dall’ingegno e dalla capacità di trasformare la scarsità in creatività. La performance si inserisce nel più ampio progetto culturale L’arte presa per la gola, ciclo ideato da ArteInDiretta ETS che negli ultimi anni ha costruito un originale percorso dedicato al rapporto tra arte, cucina e letteratura. Dagli incontri sul caffè alla simbologia della pastiera, dai temi del Carnevale e della Quaresima fino alle riflessioni sul Natale e sui rituali della convivialità, ogni appuntamento ha esplorato il patrimonio gastronomico come chiave di lettura della storia e della società.

In un tempo in cui il cibo rischia spesso di ridursi a fenomeno mediatico o a semplice esercizio estetico, questa iniziativa restituisce profondità a ciò che ogni giorno arriva sulle nostre tavole. Perché dietro ogni ricetta si nasconde una civiltà, dietro ogni sapore una memoria e dietro ogni banchetto una storia che continua ancora oggi a parlare al presente. Ed è proprio quando il teatro incontra la cucina che il passato smette di essere archivio e torna a sedersi, vivo, accanto a noi.

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