Il Diavolo veste Prada
Il Diavolo veste Prada

Il Cineforum Arci Movie riparte nel segno di Miranda Priestly

Il cineforum di Ponticelli (NA) riparte nel segno di Miranda Priestly con Il diavolo veste Prada 2 il 10 e l’11 novembre 2026.

La resistenza culturale della periferia orientale di Napoli ritrova il suo presidio più emblematico. Nella serata di martedì 10 novembre prende il via la trentaseiesima edizione del Cineforum promosso dall’associazione Arci Movie presso il Cinema Pierrot di Ponticelli. Una rassegna che si snoderà attraverso venticinque titoli fino alla primavera del 2027, confermando la centralità di un presidio sociale che negli anni Novanta fu sottratto a una speculazione edilizia per essere restituito alla fruizione pubblica.

La scelta del titolo d’apertura riflette una precisa linea di programmazione, capace di coniugare il grande impatto mediatico con la riflessione sui linguaggi contemporanei. Sullo schermo della sala di via De Meis approda infatti Il diavolo veste Prada 2, sequel diretto da David Frankel che raccoglie un’eredità narrativa complessa a vent’anni esatti dall’uscita del film capostipite. L’evento inaugurale vede la partecipazione del giornalismo di settore e delle istituzioni cittadine, proiettando la sala di periferia al centro del dibattito culturale metropolitano.

Questa nuova stagione porta con sé un’impronta affettiva profonda, essendo la prima a essere interamente dedicata alla memoria di Vincenzo Mauriello, storico presidente del sodalizio scomparso di recente. Mauriello fu tra i principali fautori delle battaglie civili che impedirono la riconversione del Pierrot in una struttura commerciale, trasformando la struttura nell’unico cinema polisettoriale attivo nel territorio compreso tra l’area orientale e il distretto vesuviano. La continuità di questo percorso si riflette in una politica di accesso mirata, basata su un abbonamento stagionale a costo calmierato e su agevolazioni specifiche per i fruitori più giovani.

La proiezione d’esordio offre lo spunto per un’analisi sullo stato di salute della commedia sofisticata hollywoodiana. A vent’anni dalla prima apparizione sul grande schermo del personaggio di Miranda Priestly, la macchina produttiva statunitense sceglie di scommettere sul seguito di un’opera diventata col tempo un vero e proprio punto di riferimento dell’immaginario collettivo. Se il film del 2006 raccontava le rigidità e la brutalità dell’editoria patinata all’apice della sua espansione economica, questo secondo capitolo si confronta inevitabilmente con le macerie del giornalismo cartaceo e l’avvento pervasivo del digitale.

Il registro registico di Frankel sceglie la via della continuità visiva e stilistica, riproponendo fin dalla sequenza d’apertura gli schemi metrici del lavoro originale. La sintassi del racconto si articola sulla contrapposizione tra il quotidiano precario della protagonista Andrea e l’universo dorato ma implacabile della redazione di Runway. La narrazione inserisce nel tessuto della commedia le tensioni della contemporaneità: la dittatura delle metriche web, il tramonto dei supporti tradizionali, l’ansia da prestazione legata all’Intelligenza Artificiale e la necessità di adeguarsi ai nuovi canoni della correttezza formale.

La prima parte del lungometraggio funziona grazie a una scrittura serrata e al felice inserimento di auto-citazioni destinate al pubblico di lunga data. L’interazione tra i personaggi riflette l’evoluzione del costume sociale, ponendo la temibile direttrice del magazine di fronte alle sfide di un mercato globale profondamente mutato. La resa dei conti professionale si sposta poi nella cornice milanese durante la settimana della moda, dove la struttura narrativa accusa qualche rallentamento nel ritmo, compensato tuttavia da inserimenti spettacolari e da un uso accorto delle presenze iconiche della cultura pop globale.

La regia gestisce con rigore il peso specifico del cast originale. La prova di Meryl Streep si conferma solida nell’inquadrare le fragilità di una leadership editoriale insidiata da nuove logiche di potere, mentre il confronto tra Anne Hathaway ed Emily Blunt trova momenti di distensione capaci di ironizzare sui cliché che avevano caratterizzato il loro rapporto nell’opera prima. Nonostante una seconda metà di proiezione maggiormente orientata ai meccanismi della spettacolarizzazione convenzionale, il film riesce a evitare la trappola del mero operato commerciale, proponendosi come una lettura efficace, per quanto alleggerita, delle trasformazioni del mercato dell’informazione.

L’avvio del cineforum al Pierrot dimostra così la possibilità di far coesistere la fruizione popolare con una proposta d’essai di ampio respiro. La programmazione di Arci Movie prosegue nei prossimi mesi confermando il martedì e il mercoledì come appuntamenti fissi per un bacino d’utenza che supera il migliaio di abbonati, ribadendo la funzione del cinema come spazio fisico di confronto civico in un’epoca dominata dalla fruizione individuale.

Su Renato Aiello

Redattore. Napoletano, classe '87, Renato Aiello sono giornalista pubblicista dal 2009.

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