Leggi, “leggine” e burocrazia, tutto quello che accade nel mondo Italia tra obblighi e diritti raccontato al cinema negli anni.
Ultimamente gli italiani si sono dovuti sorbettare lungaggini burocratiche per ottenere documenti e servizi fondamentali al giorno d’oggi. Parliamo, per esempio, dello SPID. L’identità digitale è ormai imprescindibile per accedere a tutti i portali della Pubblica Amministrazione, ma non solo. Sono molti i servizi privati che hanno deciso di implementare l’accesso con questa modalità di autenticazione. Un esempio lampante sono i siti casinò con SPID che hanno consentito uno snellimento delle procedure di iscrizione, nonché una garanzia maggiore di sicurezza nella registrazione dei dati dell’utente. Ebbene per ottenere SPID, così come la CIE, specialmente all’inizio era davvero un delirio, creato dalle tipiche lungaggini di una burocrazia lenta e macchinosa. Un “vanto” tutto italiano che spesso è stato ripreso anche dalle pellicole cinematografiche italiane (ma non solo) e raccontato da diversi punti di vista. Abbiamo raccolto i film che meglio ci raccontano come la burocrazia italiana possa diventare protagonista della nostra vita, a volte a nostro favore, a volte meno.
Quo Vado e il posto fisso
Il film “Quo Vado” di Checco Zalone del 2016, porta in scena uno dei simboli più riconoscibili dell’immaginario italiano: il posto fisso come obiettivo assoluto, quasi sacro. La burocrazia entra nel film attraverso illinguaggio dell’assurdo, con trasferimenti, ruoli e uffici che trasformano la stabilità in un labirinto di procedure, rinvii e compromessi. Il risultato è una satira che fa sorridere perché parte da una verità molto concreta: in Italia il sistema amministrativo viene spesso percepito come una giungla, e il film la usa per mettere a nudo paure, abitudini e contraddizioni collettive. Il film fu campione di incassi e solo recentemente è stato superato dallo stesso Zalone con il film “Bueno Camino”, che ha superato i 65 milioni di euro, diventando il film italiano che ha incassato di più.
Le 12 fatiche di Asterix
Nel caso del film “Le 12 fatiche di Asterix”, la satira della burocrazia è concentrata in una scena entrata nell’immaginario comune: quella del lasciapassare A-38. Asterix e Obelix devono affrontare uffici, sportelli e richieste senza fine, in un crescendo di rinvii che rende ridicola la macchina amministrativa. La forza della sequenza sta proprio nella sua semplicità: basta un documento per trasformare una pratica elementare in un’impresa epica, e lo spettatore riconosce subito quella sensazione di smarrimento che ancora oggi accompagna molte procedure burocratiche.
Fantozzi e l’impiegato
La saga di Fantozzi è probabilmente il ritratto più famoso dell’impiegato e dell’italiano medio schiacciato dal sistema. Il ragioniere Ugo Fantozzi vive tra uffici, gerarchie, timbri e umiliazioni quotidiane, in un mondo dove ogni pratica sembra più pesante del necessario e ogni piccolo errore si trasforma in tragedia. La burocrazia diventa così una condizione esistenziale, sia dal punto di vista del lavoratore sia dal punto di vista dell’uomo e padre di famiglia, trasformandosi in un meccanismo che rende l’individuo piccolo, rassegnato e spesso incapace di reagire. È anche per questo che il personaggio è rimasto così attuale: perché la sua disperazione comica continua a parlare a chiunque abbia avuto a che fare con moduli, file e sportelli.
Totò cerca casa
Tornando un po’ indietro nel tempo, “Totò cerca casa”, del 1949, racconta con intelligenza il problema degli alloggi nel dopoguerra e, insieme, l’assurdità di certi passaggi amministrativi. Totò, impiegato statale e sfollato, si trova a inseguire una sistemazione dignitosa tra scuole, cimiteri, stanze provvisorie e soluzioni sempre più improbabili. Il film riesce a essere leggero, pur partendo da un disagio reale, e in più mostra la burocrazia come una macchina che moltiplica timbri, documenti e complicazioni invece di risolvere i problemi. Una procedura che, sebbene siano passati molti decenni, resta ancora attuale, anche perché Totò stesso rimane un personaggio che ha fatto la storia, come i modi di dire dell’attore partenopeo che ancora sono molto utilizzati nel nostro linguaggio.
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