Chi vuole parlare d’amore? A tu per tu con Achaval e Bondì
Una piacevole chiacchierata con Isabel Achaval e Chiara Bondì, le registe della serie “Chi vuole parlare d’amore?”
Un progetto più che apprezzato “Chi vuole parlare d’amore?”, ad opera delle registe Isabel Achaval e Chiara Bondì, alla sua ultima puntata proprio questo martedì. Una serie che parla ai giovani, per i giovani, con un punto di vista legato anche ai genitori.
Benvenute su La Gazzetta dello Spettacolo, Isabel Achaval e Chiara Bondì. Siete le registe de “Chi vuole parlare d’amore?”, un progetto che parla dei giovani tra amori, relazioni e sesso ma, esattamente, come ha preso forma questa serie?
È nata realmente da un confronto tra noi, entrambi madri di due ragazze, e dal confronto con altre madri intente ad affrontare le problematiche che normalmente si incontrano durante l’adolescenza. Da una reale esigenza di andare a scoprire le caratteristiche di questa generazione per capire meglio le nostre, di figlie. E anche dal desiderio di ascoltarli senza etichettarli, per far emergere una narrazione diversa da quella corrente.
Un punto di vista forte, reale, il vostro e, a tal proposito, quali riscontri avete ottenuto da parte del pubblico?
C’è molto interesse nei confronti del tema perché i ragazzi con il loro malessere hanno acceso un’attenzione su di loro. Uno share così elevato per la fascia oraria ci ha fatto pensare che in questo periodo dominato dai femminicidi di ragazze giovanissime ad opera di coetanei, ci sia bisogno per gli stessi ragazzi di un programma che esplora i sentimenti e che, facendolo, educa a parlarne, a viverli in modo sano.

In base a cosa avete scelto gli ‘attori’ presenti nella serie, quali direttive avete dato loro durante la lavorazione?
Non sono attori, bensì dei veri ragazzi e propri ragazzi, comuni, incontrati e ascoltati. Abbiamo fatto una lunga ricerca sul territorio, girando per scuole e i luoghi di ritrovo, facendoci suggerire da loro stessi. Non abbiamo dato particolari direttive, abbiamo soltanto cercato in loro una buona dose di spontaneità.
Cosa non è stato ancora analizzato, cosa non è ancora chiaro di questo vostro percorso artistico?
C’è ancora tanto da esplorare. Tutti i temi che abbiamo sollevato andrebbero approfonditi e osservati da altri punti di vista.
Quali nuovi progetti all’orizzonte, quali tematiche da affrontare?
Abbiamo scritto una nuova docuserie, ideale prosecuzione di CVPDA, sul tema della felicità e infelicità dei ragazzi, analizzate in relazione al lavoro, alla politica, all’esteriorità.
La Gazzetta dello Spettacolo Il quotidiano dello ShowBiz
