Maurizio Mattioli: faccio il mestiere che volevo fare
Intervista a Maurizio Mattioli che negli anni ci ha deliziato sullo schermo, in scena e che ci racconta dei suoi desideri avverati.
Persona e attore d’altri tempi, Maurizio Mattioli, oggi pronto ad affrontare un excursus sul suo percorso artistico, sui maestri che lo hanno accompagnato, su ciò che ne sarà del suo futuro artistico…
Benvenuto su La Gazzetta dello Spettacolo, Maurizio Mattioli. Negli ultimi tempi abbiamo avuto modo di ritrovarla al fianco del collega Enzo Salvi in “Din Don”, pronti a regalarci allegria. Che esperienza ha rappresentato?
Siamo talmente consolidati, ormai, da aspettare la decima per fare numero tondo. Siamo un bel gruppo, insieme da anni, uniti più che mai, sempre pronti a divertirci e a divertire.
Cosa le ha regalato questo suo percorso artistico sino ad oggi?
Mi ha regalato la possibilità di fare il mestiere che ho sempre desiderato fare, sin da ragazzino. Un lavoro che mi ha fatto maturare e che porto avanti da ben cinquant’anni, sperando possa regalarmi qualcosa in più, quel qualcosa che non mi dispiacerebbe…
Cosa manca effettivamente?
Onestamente non lo so, ma qualcosa manca, seppure non sia fondamentale. Forse un grande film d’autore, un riconoscimento importante alla mia carriera…
Una regia, forse?
No, questo no! Gli attori sono una ‘brutta razza’ (ride), credo sia molto difficoltoso dirigerli. È chiaramente una battuta.
Quanto è cambiato il modo di fare televisione, cinema e teatro?
È cambiato molto! Sono cambiate le storie, i grandi sceneggiatori che, purtroppo, non ci sono più, così come è cambiata la distribuzione. Tocca scegliere quella giusta, farsi vedere nel modo giusto.
Cosa ne pensa del web, della voglia di calamitare sempre più l’attenzione altrui?
Ci casco poco! I ragazzi cercano spesso di ‘farmi cadere’ in qualche richiesta, tranello, ma ci sto soltanto se scelgo di giocare. Può essere, allo stesso tempo, una compagnia, specie durante i viaggi. Un mezzo di comunicazione, qualcosa da portare sempre in tasca, utile o meno.
Lei fa parte di una televisione che abbiamo tanto amato, con cui siamo cresciuti, dal “Bagaglino” e non solo. Quale personaggio porta maggiormente nel cuore?
Porto nel cuore le tante fiction interpretate, il teatro con Rugantino e poi c’è Mastro Titta, un personaggio che porto sempre con me.
Una Roma, quella che ha vissuto, ricca di ‘personaggi’ che oggi non ci sono più…
Garinei, Lando Fiorini, Gigi Proietti tutte persone che oggi non ci sono più e ciò mi incupisce. Mi tengo stretti quelli che sono rimasti come Pier Francesco Pingitore, che ha da poco compiuto novant’anni, un padre, un fratello, tutto. Non vorrei dimenticarne qualcuno, mi dispiacerebbe, ma ne ho avuti davvero tanti di maestri che vale la pena ricordare, perché ognuno di loro mi ha lasciato un segno, qualcosa di importante che ho poi ritrovato nella mia carriera. L’idea di poterli portare con me nel quotidiano mi aiuta a smorzare un po’ il dolore.
Maurizio Mattioli cosa può anticiparci sul suo futuro artistico?
Recentemente c’è stata “Fragili”, per Canale 5, una fiction che è andata benissimo e che ripeterei volentieri. Vediamo cosa accadrà in futuro…
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