Eduardo Cuomo

Eduardo Cuomo: non smetterò di ringraziare Cristiano Malgioglio

Incontriamo oggi Eduardo Cuomo, giovanissimo autore con una forte passione per i ritmi latino-americani, che parte dall’arte e lo porta ad arrivare a colpire un personaggio di spicco come Cristiano Malgioglio.

Ciao Eduardo Cuomo e benvenuto su La Gazzetta dello Spettacolo. Sei giovanissimo, ma hai già tanto da raccontare. Da dove vuoi iniziare?

Inizio la mia intervista “semiseria”, con ironia, leggerezza e passione. Vi ringrazio per avermi dato l’opportunità di parlare delle aspirazioni e speranze di un ragazzo che nel cuore è rimasto semplice e sensibile. Pare che io abbia vissuto cento vite! Trionfi e tormenti hanno segnato la mia esistenza. Attingo dai ricordi del mio passato, recente, intendiamoci… e a Torre del Greco, una cittadina in provincia di Napoli, dove sono nato, mi innamoro e sviluppo la mia passione per il corallo, (per cui la mia città è famosa nel mondo), applicato alla gioielleria. Non a caso, divento così bravo da scrivere sull’argomento in un giornale locale di buona tiratura. Entro, così, nel ristretto cerchio artistico e culturale della mia città.
Ma dentro di me arde da sempre un fuoco che coltivo con immensa passione per una serie di cose: la musica latino-americana.

La tua passione per il disegno digitale ti ha portato a fare un incontro interessante: Cristiano Malgioglio, vuoi parlarcene?

Non posso che associare il ricordo dell’incontro con uno dei più sensibili e appassionati artisti italiani: Cristiano Malgioglio. Oggi è un amico carissimo. Prima lo guardavo in televisione e rimanevo a bocca aperta (per l’originalità). Gli avevo raccontato della mia passione, ne fu subito entusiasta! Mi diede il numero di telefono e rimanemmo in contatto. Quando andò al Grande Fratello, gliene combinai di tutti i colori. Fu trasformato, bonariamente, dalla casalinga disperata alla geisha, oppure sensuale spagnola. I miei “quadri” furono mostrati anche da Barbara d’Urso, e quelli più belli sono stati stampati sulle gonne che indossa in televisione.

E sempre grazie a lui, hai scoperto la musica e le tradizioni dell’America Latina. Cosa ti spinge a seguire questo filone?

Cristiano comprende la mia voglia di conoscere ed imparare in questo ambito. Anni fa, ero l’unico in città che prendeva i testi di canzoni sconosciute e li elaboravo in nuove composizioni, (non traduzioni). Silvia D’Istria iniziò a recitare i miei componimenti. Abbiamo portato a teatro un adattamento di “Cançaõ do Mar”, brano di fado del 1955 di Amalia Rodriguez. L’ultima versione è quella di Iva Zanicchi, si intitola “Sangue Nero”. Cristiano, quando può, mi invia sempre qualche suo brano inedito. Posso dirlo? Sa sempre sorprendermi.

Nel tuo prossimo futuro cosa ti aspetti?

Siccome sono un ragazzo coi piedi per terra, nel mio prossimo futuro mi aspetto di andare in televisione! Ironia a parte, sarei felice se ciò accadesse. È il sogno che porto dentro di me. Adesso vorrei partire per l’Algeria, vestirmi come Lola Flores e lavorare con Piero Chiambretti. Pensavo di incidere un disco, dedicato alla grande Mercedes Sosa. Sarà un omaggio semplice e senza pretese, dedicato a quest’artista dalla voce immensa, in Italia poco conosciuta, almeno dalla mia generazione. Canterò in italiano e in spagnolo. Ma ho un desiderio, visto che adoro scrivere: vorrei collaborare con Iva Zanicchi, ammiro la voce potente ed intrigante… Sarebbe bello se magari cantasse un brano scritto da me.

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