Marco Mario De Notaris in Nguè venire al mondo. Foto di Fiorella Passante.
Marco Mario De Notaris in Nguè venire al mondo. Foto di Fiorella Passante.

Nguè venire al mondo in scena

“Ma tu, di me, ti ricorderai?
Una cosa buona, te l’avrò detta?”

(a cura di Elena Starace) Ironico, auto-ironico, commovente fino alle lacrime, l’intelligente e irriverente Marco Mario De Notaris che potrebbe e, lo si vede, lo si sa, spingere tantissimo date le sue doti e capacità attoriali, sceglie di parlare e raccontarsi con delicatezza e discrezione, senza impostazioni posticce di nessun genere, quasi a bassa voce, con quella classe che lo contraddistingue e che si lascia apprezzare come merce rara.

Marco Mario De Notaris in Nguè venire al mondo. Foto di Fiorella Passante.
Marco Mario De Notaris in Nguè venire al mondo. Foto di Fiorella Passante.

Uno spettacolo da lui scritto e interpretato, con quella stessa moderazione che chiede, a un certo punto, al mondo intorno, al pubblico in sala, a se stesso come genitore, una moderazione che tradisce la potenza delle cose semplici, delle domande senza risposta, la sacralità del silenzio e della paura.

Non ti inganna De Notaris, mai. In 60 minuti ti scava dentro senza farti male, poco a poco tu e lui siete diventati la stessa persona e quello che ti dice ti fa, inevitabilmente, ridere di gusto e disperazione insieme, quasi gli diresti: non sai quanto hai ragione amico. E non lo fa con la solita, facilona, retorica acchiappa applausi, vi riesce con genio, come quando, luce rossa e bottiglia di latte, lo vedi diventare un neonato dipendente da lattosio che cerca di spiegare il dolore, la follia, l’assurdità del venire scaraventati fuori dall’utero materno.

“Sei venuta al mondo e io non ho niente da offrirti e forse tu questo lo sai e per questo cerchi il seno di tua madre e un po’ del mio calore”

E quel calore, De Notaris lo lascia anche al suo pubblico, assieme alla sensazione, tutt’altro che scontata, di esserci stati noi su quel palco e il signore accanto a noi, la donna con gli occhiali in prima fila, il bambino che eravamo e il padre che avremmo voluto avere e forse qualcuno ha avuto.

Noi tutti, in quei 60 minuti, di umanità vera.

Ancora in scena fino al 7 Gennaio, nella splendida cornice del Nuovo Teatro Sancarluccio. Consigliatissimo.


Nguè venire al mondo

Uno stand up comedy dal punto di vista di un neonato. L’incomunicabilità drammatica che sperimentiamo venendo al mondo non è che l’inizio di una serie di difficoltà a dire e a dirsi cosa si prova. Forse nessuno ci capisce, e lo sforzo di comprensione che ognuno di noi cerca di fare nei confronti del prossimo non è che il riflesso della propria esperienza.

Comprendere è difficile, ma è l’unico atto realmente d’amore che possiamo compiere verso il prossimo. Sullo sfondo, ovviamente, la morte. Ci aspetta. E aleggia su ogni nato, anche se questo ci addolora.

In Nguè si affronta dunque la nascita, dal neonato al genitore. Stati d’animo contrastanti, risate e un po’ di commozione accompagneranno lo spettatore nel racconto del mistero della vita, condito dalla paura della morte. Nel corso dello spettacolo saranno inoltre prese in causa poesie di Neruda, Peter Handke, Montale e versi di Lucrezio, per una serata intima, lontana dal caos.

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