La vie comique

La vie comique, Antonio Iavazzo torna in scena

Al Teatro Gelsomino ecco La vie comique

Lo spettacolo La vie comique è liberamente ispirato al teatro dell’Assurdo di Cechov e Ionesco, di Antonio Iavazzo, è composto da due atti unici che sono liberamente ispirati a Una proposta di Matrimonio di A. Cechov e a Il Quadro di E. Ionesco.

La vie comique

Un’attenzione particolare va certamente riservata al testo di Ionesco. Infatti questa opera non è mai stato rappresentata e costituisce un inedito assoluto in Italia. Si tratta di due rappresentazioni legate in maniera indissolubile ed evidente dalla cifra del grottesco e dell’apparente irrazionale che governa il nostro quotidiano e che ci impedisce di trascendere e di aspirare a quella quota di “divino” che ci appartiene e che, pure, ci sembrerebbe dovuta.

La vie comique

Questi “scherzi teatrali” ruotano intorno a piccoli fatti precisi, quotidianità, che servono da pretesto per mettere in funzione un meccanismo e svilupparlo in un crescendo vorticoso, ove prevale la graffiante ironia e la cifra del grottesco è sempre intensa.

Personaggi isterici, voltafaccia improvvisi, indecisioni costanti, sbalzi d’umore, sono alcune delle caratteristiche che ricorrono all’interno di questi piccoli capolavori teatrali. “Nella vita raramente si dicono cose intelligenti.” – confidò una volta Cechov ad un amico – “Per lo più si mangia, si beve, si bighellona, si dicono sciocchezze. Ecco che cosa bisogna far vedere in scena. Bisogna scrivere un lavoro in cui i personaggi entrano, escono, pranzano, parlano del tempo… perché cosi avviene nella vita reale.” Lo specchio dell’umanità reale genera orrore e allora vale davvero il motto shakespeariano per cui di fronte alla tragedia del mondo ridere o piangere è la medesima cosa. In questi atti unici, ispirato agli universi poetici di Cechov e Ionesco, nonostante il filtro del comico, e nel loro carattere giocoso, farsesco, esilarante, è facile assaporare un’idea di isolamento interiore, di vuoto, di aspirazioni frustrate, con lampi nevrotici di energia, monomanie di monadi impazzite. Dietro la raffinata allegria si scorge chiaramente la portata eversiva di questi testi de una sottile e velenosa critica alla società borghese e frustrata e al limite del collasso.

E al tempo stesso traspare qualcosa di più grande: la profonda umanità dei personaggi emerge nella commistione di tragico e comico, nel senso amaro ed ironico della vita. Lo spettacolo diventa un incontro di diverse linee di pensiero che per incanto o più semplicemente per casualità si intrecciano. Hanno un che di grottesco le frecciate, le baruffe di questi personaggi che si azzuffano per motivi più che futili e il registro delle battute spesso è volutamente eccessivo, “stonato”, cartoonistico quasi. A sottolineare la crisi del reale è la supremazia, probabilmente, dell’iperrealistico e del grottesco.

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