My name is Emily regista Simon Fitzmaurice

I grandi registi al Giffoni Film Festival 2016

My name is Emily regista Simon Fitzmaurice

Il festival dei registi sempre più internazionali

Al Giffoni Film Festival è l’anno dei grandi registi. L’edizione 2016 della più importante rassegna per ragazzi del mondo è caratterizzata, oltre che dal consueto cartellone ricco di film ricchi di spunti e interesse in concorso, anche dalle prime di grandi registi che hanno scelto proprio la giuria giovanile della Cittadella per le loro premiere.

E’ il caso di Rob Reiner, pluripremiato regista di Stand by me, Misery non deve morire e Harry ti presento Sally, che porta in concorso per la categoria riservata ai maggiori di 16 anni il suo nuovo film Being Charlie: protagonista è un diciottenne, interpretato da Nick Robinson, fuggito da un centro di riabilitazione per tornare a casa dove però il padre, ex star del cinema, è candidato al governo della California e non ha intenzione di essere intralciato nella sua corsa elettorale. Nella categoria +18 c’è l’attesissimo Urban Hymn di Michael Caton-Jones, scopritore di Leonardo Di Caprio nel 1993 con This Boy’s Life e poi regista di Scandal e The Jackal. A Giffoni porterà una storia ambientata sullo sfondo delle rivolte estive britanniche del 2011 con la ribelle Jamie che comincia ad usare il canto come una sorta di liberazione. Nel cast anche Ian Hart.

Ma sono molti i film destinati a lasciare un segno in questa edizione numero 46 di Giffoni: nella sezione +13 occhio a Fanny’s Journey della regista Lola Doillon, ambientato nella Francia occupata dai nazisti del 1943 con la storia di undici bambini improvvisamente abbandonati a loro stessi che cercano di raggiungere il confine con la Svizzera per sopravvivere. E se King Jack dell’americano Felix Thompson affronta il tema del bullismo e Rara della cilena Pepa San Martin parla di una figlia con una madre che vive con un’altra donna, The day will come del danese Jesper Westerlin Nielsen racconta la storia, ispirata a fatti realmente accaduti, di due ragazzi che lottano contro il direttore del loro orfanatrofio armati solo della propria immaginazione e speranza.

La paura di crescere è alla base dell’australiano Girl asleep di Rosemary Myers mentre il brasiliano Il maestro di violino di Sergio Machado parla della straordinaria storia di un insegnante nel ghetto più violento di San Paolo. Entrambi sono inseriti nella categoria +16 come l’altro film attesissimo, My name is Emily, di Simon Fitzmaurice, regista premiato anche al Sundance che vive completamente paralizzato a causa della Sla: la pellicola racconta il rapporto tra due ragazzi che cercano di scoprire la verità sui rispettivi genitori.

Nella categoria +18 c’è il nuovo film di Joe Stephenson (già regista di The alchemistic suitcase e di diversi video tra cui l’ultimo di Natalie Imbruglia) Chicken. Nella stessa categoria From nowhere dell’americano Matthew Newton parla della storia di tre adolescenti che vivono con l’incubo di essere clandestini e di essere scoperti dalle autorità. Ma anche le sezioni per i più piccoli contengono film molto interessanti: nella categoria +3 c’è un corto di Luca Bigliazzi, su un T-Rex vegetariano, e uno di Fabrizio Gammardella su una bambina cieca che sogna di volare. Nella categoria +6 occhi puntati su Wild soccer bunch del tedesco Joachim Masamnek, storia di un gruppo di ragazzi ossessionati dal calcio mentre nella sezione +10 molto atteso Tsatsiki, Dad and Olive War della svedese Lisa Larsson che affronta il tema della crisi greca vista con gli occhi di un bambino.

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