È parte del cast dell’adattamento teatrale “Dylan Dog Horror Show”, il nostro ospite di oggi, l’attore Antonino Iuorio, che ci racconta il suo ruolo.
Il 28 ottobre, al Teatro Eliseo di Roma, potremo assistere allo spettacolo “Dylan Dog Horror Show”, che si avvale della regia di Valter Malosti, testo firmato da Tiziano Sclavi e Nicola Russo, con Antonino Iuorio tra i suoi protagonisti. Per l’occasione, Iuorio, vestirà i panni dell’ispettore Bloch e quest’oggi è con noi de La Gazzetta dello spettacolo per raccontarci qualcosa a riguardo…
Ben ritrovato sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Antonino Iuorio. L’occasione di questo nuovo incontro è legata a “Dylan Dog Horror Show”, lo spettacolo che debutterà il 28 ottobre al Teatro Eliseo. Cosa dire su questa esperienza e sul ruolo che ricoprirai?
«Considero questa esperienza un vero e proprio regalo da parte di Valter Malosti, un regista a cui sono molto legato. Ho firmato il contratto senza sapere del tutto cosa riguardasse, nessun copione letto, tanta era la voglia di tornare a lavorare con lui, senza perderci nuovamente di vista. L’idea di affrontare un personaggio così iconico come quello dell’ispettore Bloch, mi ha reso felice, tanto da avvertire sin da subito una certa vicinanza con lui, seppure mi sia dovuto far ricrescere i capelli, dopo aver scelto, in completa autonomia e per ben quarant’anni, di essere del tutto calvo. Sembra assurdo ma riassaporo sensazioni ormai dimenticate. La più ‘strana’, tra tutte, è dovuta al sentire il vento tra i capelli, così come la possibilità di rifare uno shampoo. Non da meno, il poter vivere una produzione così grande, cosa rara nelle situazioni teatrali. Ne sono stato piacevolmente sorpreso!».
Quanta preparazione a riguardo e quali rapporti si sono venuti a creare con i tuoi colleghi di scena?
«Molte delle persone presenti in questo spettacolo, se di vecchia guardia si parla, le conosco da tempo. Ho, però, avuto il piacere di incontrare tantissimi giovani, come il protagonista, il Dylan Dog dell’occasione, un compagno di lavoro eccezionale, qualità rara nei giovani di oggi. Attori che vengono fuori da varie Accademie, per nulla rigidi, sebbene un tempo chi proveniva da questi ambiti, diversamente da me che non ho fatto alcuna Accademia, erano, invece, alquanto ‘statici’. Sul palco, invece, ho riscontrato la loro scioltezza.Un ritorno in teatro, un luogo da te molto amato».
Quali sensazioni sono legate alle tavole del palcoscenico e quali rituali ti accompagnano prima di essere in scena?
«Sono molto superstizioso, come gran parte degli attori. I rituali, che siano quelli classici o meno, sono fondamentali: devo calpestare l’asse del palcoscenico oppure calcare una macchina che ritrovo, ad esempio, sulle scale dei camerini. Piccole cose ma di grande importanza. Cosa amo del teatro? La quotidianità, il fatto che ti dia la possibilità di sbagliare, di tornare sull’errore migliorandolo, in un semplice progredire, qualcosa di molto interessante. Un modo, l’errore, per lasciare aperte delle porte, senza dover essere per forza di cose schematico, provando sempre più a sperimentare. Nel nostro caso specifico, il nostro regista ci regala sempre la possibilità di avere un grande spazio a disposizione, provando tutto insieme, con la possibilità di intervenire, qualcosa di stancante ma, al contempo, energico».
Quale riscontro ti auguri di poter ottenere da parte del pubblico e come vivi il rapporto con loro, il fatto che siano in sala pronti ad applaudirti e, se vogliamo, anche a giudicarti?
«Mi auguro che possa piacere ma, ti dirò, è talmente fuori da ogni schema questo spettacolo da non poter azzardare delle reali previsioni. Proviene dal fumetto, ci sono delle bellissime musiche, e gli artefici siamo noi. La canzone, per quanto complicata, la cantiamo proprio noi, chiamati a dare il massimo di ciò che abbiamo. Certo, bisognerà capire che pubblico avremo, se accoglierà gli affezionati di Dylan Dog, amatissimo fumetto, oppure un pubblico misto o un normale pubblico da teatro. Ad ogni modo, avremo una risposta e sono certo che sarà apprezzato a più livelli. Ad una previsione vera e propria non saprei rispondere ma, intanto, sono davvero contento di poterci essere!».
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