Incontro a tu per tu con Monica Pasero che ci racconta le logiche social e della cultura legate al progetto Oltrescrittura.
In un panorama culturale sempre più dominato dalle logiche social e dalle dinamiche di mercato, c’è chi sceglie di andare controcorrente per creare spazi autentici e inclusivi. Abbiamo incontrato Monica Pasero, autrice e ideatrice di Oltrescrittura, per farci raccontare come nasce questo progetto indipendente e qual è la sua missione nel mondo dell’arte.
Benvenuta Monica Pasero sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”. Cominciamo dall’inizio: come e perché nasce Oltrescrittura?
«Oltrescrittura nasce prima di tutto da una consapevolezza: ci sono progetti che possiamo tentare di realizzare soltanto con le nostre forze. La maggior parte degli artisti presenti sui social oggi incontra enormi difficoltà nel farsi conoscere. Ottenere spazio su un giornale di settore è una scalata difficilissima, a meno che non si sborsino cifre esagerate per “meritarselo”. Di fronte all’indifferenza di molti media tradizionali, che in passato non hanno preso in considerazione neanche le mie proposte di collaborazione gratuita, ho deciso di mettermi in gioco e creare una realtà del tutto nuova».
Qual è la critica principale che muovi al sistema culturale e promozionale di oggi?
«Oggi sembra che per avere voce si debba per forza corrispondere a un cliché. Ci sono tantissimi talenti: emergenti alle prime armi che si destreggiano nel caos promozionale del web, ma anche Artisti con la “A” maiuscola spinti ai margini perché la loro arte non è “nazional-popolare”. Se non sei un TikToker, un influencer famoso, un personaggio da rotocalco o un VIP, i giornali spesso ti snobbano. Oppure ti concedono cinque righe solo se paghi, se hai già vinto un premio importante o se sei già affermato. Come se, altrimenti, tu e la tua arte non valeste un fico secco».
Come si inserisce la tua esperienza personale in questa visione?
«In tanti anni di attività nel settore ho conosciuto moltissimi creativi: alcuni sconosciuti, altri apprezzati all’estero ma del tutto ignorati in Italia. Dopotutto, si sa: nemo propheta in patria. Ho vissuto sulla mia pelle cosa significa fare fatica, ma anche quanto possa essere salvifica l’arte».
A questo proposito, chi è Monica Pasero quando spegne i riflettori del lavoro editoriale?
«Sono una persona semplice. Una mamma. Sono cresciuta in una famiglia modesta, imparando ad apprezzare una vita senza troppi “grilli per la testa”, come avrebbe detto mia nonna. Nella mia esistenza ho conosciuto il dolore, la difficoltà e la delusione, ma tra tanti ostacoli ho scoperto il potere dei sogni e della fede. Leggendo ho viaggiato e sono cresciuta; scrivendo ho trovato il modo di esprimere me stessa. Dal 2009 a oggi ho scritto tantissimo. Mi sono scoraggiata spesso, ma ogni volta la pagina bianca mi ha dato la forza di rialzarmi».
Con quali principi e obiettivi accogliete le opere e i contributi all’interno della rivista?
«L’obiettivo di Oltrescrittura non è rincorrere la notorietà degli ospiti, ma valorizzare l’individualità e la versatilità di ciascuno. Accogliamo tutti — emergenti e affermati — senza distinzioni di sorta. Artisti, musicisti, scrittori, poeti, giornalisti, editori, artigiani: chiunque abbia una storia da raccontare trova uno spazio pronto ad ascoltarlo. Sogno un mondo in cui si vada oltre la facciata del personaggio per scavare nell’animo, dando spazio a chi a fatica sbarca il lunario pur di comprare tele e pennelli, o agli autori self-published che scelgono di fare da sé. Un marchio famoso su una copertina non garantisce un capolavoro: c’è sempre un 50% di possibilità che sia solo un’operazione commerciale. Ogni essere umano ha un talento; dobbiamo iniziare a vedere l’arte come un universo multiforme di visioni differenti, non di pagelle».
Che bilancio puoi tracciare di questi mesi di attività.
«Sono stati intensi e di grande impegno. Abbiamo pubblicato quattro volumi ed è in arrivo il quinto per il mese di dicembre. Il lavoro di cura editoriale e impaginazione è interamente sulle mie spalle, affiancato dai contributi di preziosi amici e artisti che ringrazio di cuore. Nessuno viene pagato e le spese superano di gran lunga i guadagni, ma ciò che conta in questa fase è far sentire una voce diversa, inclusiva e priva di rivalità».
Cosa ti manca di più oggi e quale augurio fai al futuro?
«Ciò che mi manca di più, ora, è qualcuno che creda davvero in questo progetto e mi aiuti a diffonderlo e a farlo conoscere a un pubblico sempre più ampio. Forse un editore visionario che voglia davvero investire in qualcosa di davvero folle! Ma non è forse chiaro da sempre che sono sempre stati i visionari a migliorare il mondo? Il motto di Oltrescrittura è “Liberi pensatori crescono”, ed è proprio questo che auguro a noi e a chi ci legge: rimanere uno spazio di pensiero autenticamente libero, capace di abbracciare e valorizzare chiunque abbia un pennello, una penna o una storia da condividere».
In questi giorni hai ricevuto un riconoscimento importante: lo Speciale Cultura e Comunicazione all’interno del Premio Internazionale Spoleto Art Festival Letteratura 2026. Cosa significa per te questo premio?
«È una speranza: la prova che qualcosa sta davvero cambiando! Fortunatamente esistono ancora professionisti capaci di andare oltre l’illusoria apparenza, persone in grado di vedere la passione, la voglia di darsi e tutto il lavoro e il sacrificio che si celano dietro la cura di un progetto come il mio. Questo riconoscimento mi riempie di gioia e di orgoglio per ciò che sto realizzando. Anche se la strada è tuttora in salita, questo premio mi spinge a continuare con una consapevolezza precisa: le cose possono cambiare soltanto se siamo noi, per primi, ad avere il coraggio di provare a cambiarle».
La Gazzetta dello Spettacolo Il quotidiano dello ShowBiz