Annalisa Aglioti

Annalisa Aglioti: maggiore tutela verso le donne

Annalisa Aglioti con noi in questa intervista per parlarci del cortometraggio “J.Shakespeare”, in questo interessante racconto.

Incontro con Annalisa Aglioti in occasione del cortometraggio da lei ideato, “J.Shakespeare”, che si avvale della regia di Karin Proia, pronto per essere visionato durante la Festa del Cinema di Roma, questo 22 ottobre. Un lavoro che saprà rendere merito alla storia che porta con sé, regalando dei giusti punti di vista legati alle donne, alle loro possibilità…

Ben ritrovata sul quotidiano “La Gazzetta dello Spettacolo”, Annalisa Aglioti. In occasione della festa del cinema di Roma, all’interno di Alice nella città, sarà presentato il cortometraggio “J.Shakespeare”, nato da una tua idea, per la regia di Karin Proia, di cui sei anche protagonista nel ruolo di Virginia Woolf, nonchè co-sceneggiatrice insieme alla stessa Proia, e co-produttrice insieme a Gaia Moretti. Cosa dire su questa esperienza?
«Si tratta di una delle esperienze più significative della mia vita, anche perché mi vede per la prima volta sia sceneggiatrice che produttrice. L’idea mi si è palesata anni fa, ai tempi dell’università, quando lessi l’inarrivabile testo di Virginia Woolf, “Una stanza tutta per sé”, vera e propria pietra miliare del femminismo e dell’empowerment femminile. La Woolf, una delle più grandi scrittrici di tutti i tempi, in un passaggio del testo, ci consegna una domanda rivoluzionaria: cosa sarebbe accaduto se Shakespeare avesse avuto una sorella altrettanto artisticamente dotata quanto lui? Leggendo la storia legata a questa fantomatica sorella, ho avuto la visione di un film, e per la potenza dell’intuizione e del messaggio della Woolf, e perché sento profondamente urgente e necessario, ancora nel 2026, dover dare il mio piccolo contributo alla disintegrazione dei pregiudizi millenari che ancora limitano le donne di tutto il mondo. Un limitare sia diretto, attraverso leggi e divieti, sia indiretto, quindi attraverso il condizionamento psicologico e culturale che si insidia fin nella nostra mente e nei nostri cuori. Per fortuna ho incontrato la mia regista, Karin Proia, e la produttrice, Gaia Moretti, che hanno creduto come me in questa idea riuscendo, tra mille difficoltà, a realizzarla e a portarla fin qui».

Quali considerazioni vi aspettate di poter raccogliere dal pubblico?
«Starà al pubblico decidere se abbiamo fatto o meno un buon lavoro, sotto tutti i punti di vista, che si parli di regia, di scrittura, dell’interpretazione, delle musiche, della scenografia… Credo che tutti apprezzeranno lo spunto di riflessione che abbiamo provato ad offrire dando vita per immagini al pensiero di Virginia Woolf, sia alla sua lucida analisi della storia maschilista del mondo sia al suo possente e incoraggiante messaggio dedicato a tutte le donne e le ragazze del mondo. Alla fine del suo testo infatti dice: “sono convinta che questa poetessa tornerà in vita grazie al lavoro di tutte noi e continuare a lavorare per lei anche in povertà o nell’anonimato, varrà di certo la pena”».

Le donne sono al centro di questo progetto e, a tal proposito, parlaci del rapporto con Karin Proia, della stima che vi lega, sia personale che artistica…
«La stima profonda e reciproca tra di noi c’è sempre stata e finalmente abbiamo trovato il modo di farla confluire in un progetto che spero sia solo il primo di tanti! Karin è un’attrice, una sceneggiatrice e una regista fantastica che sa tenere completamente in mano le redini di un progetto perché conosce appieno tutti i meccanismi del cinema, da ogni punto di vista. Tra mille imprevisti e problemi pratici, sia economici che organizzativi, non abbiamo mai smesso di ascoltarci e dare il meglio di noi stesse, ricoprendo anche ruoli che non ci competevano. Talvolta si discute, e personalmente credo che si discuta soltanto con le persone alle quali si tiene, mentre con le altre ci sono mille modi per glissare con finta classe o, come si dice oggi, facendo ‘ghosting’, ossia sparire senza dare spazio all’altro, qualcosa di molto più offensivo. Dietro le più forti squadre di lavoro ci sono, e sempre ci saranno, dei bellissimi confronti di idee, divergenze e punti di contatto, altrimenti non sarebbero squadre ma eserciti agli ordini di qualcuno. L’importante è capirne la ricchezza. Personalmente, in un momento storico in cui non si parla più con nessuno ma si mettono dei ‘semplici’ like, confrontarmi quotidianamente con un’artista come lei è segno di stima reciproca e rappresenta un grande privilegio».

Quanta difficoltà nel poter realizzare un progetto?
«Le insidie sono sempre tantissime, al cinema molto più che nel teatro, perché la macchina per muoversi e far partire un progetto ha un bisogno immediato di contributi economici. La cosa più complessa, essendo il cinema un meraviglioso lavoro di gruppo in cui ognuno ha il suo ruolo specifico, è appunto quella di trovare i collaboratori giusti per ogni ruolo, sia artistico che tecnico, in modo da potersi fidare e lasciarsi andare al proprio lavoro, per me interpretativo, in questo caso specifico. Abbiamo avuto i classici problemi del ‘caso’, li abbiamo avuti tutti ma, nonostante ciò, grazie ad un ottimo lavoro di squadra, nessun reparto escluso, abbiamo concluso il nostro corto. Non so cosa penserà il pubblico o la critica ma so per certo che, se guardo a tre anni fa, credo di dover riconoscere a me stessa di aver fatto un piccolo miracolo grazie ad un’idea che mi ha concesso di mettere in moto un progetto che ha appassionato tante anime. Un progetto che ha vinto il bando per le sceneggiature del Nuovo Imaie, con un testo scritto insieme a Karin, co-produzione di Gaia Moretti, e Alice nella città ad attenderci…».

Quali sensazioni sono legate a questo periodo storico, al tuo lavoro?
«Come diceva la canzone, sento di essere “Confusa e felice”. Sto raccogliendo qualche frutto del duro lavoro degli anni passati e, grazie alle idee che ho e alle persone speciali che ho incontrato e che hanno voluto svilupparle e metterle in scena con me, sto uscendo dal periodo di isolamento professionale ingiusto che ho subito all’indomani della maternità, quando non si era ancora usciti dal Covid. Cosa che, purtroppo, accade a tantissime donne e su cui bisognerebbe iniziare a denunciare senza sosta. Grazie al prezioso lavoro della mia nuova agente, Maria Vittoria Grimaudo, ho avuto modo di essere protagonista della nuova pubblicità legata a Poste Italiane, nonché alla serie Amazon “Bro”, con protagonista Can Yaman. Devo a lei questa svolta».

Quali anticipazioni sui progetti a cui prenderai parte in futuro?
«Dal 25 al 29 novembre sarò in scena al teatro Franco Parenti di Milano con il mio spettacolo, “Paura, viaggio ironico nella paura umana”, con la regia della magnifica Michela Andreozzi. Una riflessione, come si suol dire, ‘tragicomica che vuol far ridere ma anche riflettere’ sulle paure più profonde dell’animo umano e in particolare delle donne. Lo spettacolo debutterà proprio il 25 novembre in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, motivo per cui con Michela abbiamo provato, attraverso la lente di ingrandimento e la forza liberatoria dell’ironia, ad affrontare tematiche che ci appartengono profondamente e che non sono poi così lontane dal pensiero di Virginia Woolf, la cui opera è costellata di perle di comicità e di satira di una sagacia inarrivabile. Nonostante le giornate siano così piene in questo periodo, trovo sempre il tempo per poter coltivare qualche dubbio filosofico. Ad esempio, in questo momento, mi chiedo se il cortometraggio e lo spettacolo a cui ho appena accennato piaceranno, oppure non lanceranno pomodori solo perché non li hanno portati e costano troppo?».

Su Alessia Giallonardo

Nasco a Benevento, nel 1986. testarda a più non posso, perché Toro. Amo la fotografia sin da quando ero piccola e devo questa passione a mio padre. Stesso discorso per la scrittura, per ogni singola sfumatura di un racconto, di un vissuto, di uno storico incontro.

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